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da qui
Ebbene sì, devi affrontarlo, il cubo bianco e grigio che svetta come un pesce surgelato, o una torta alla panna, o un’astronave scesa lì per caso. Non proprio per caso: ti ci portano il papà e la mamma per il catechismo, dove tutto si concentra in un libretto che pare – ci pensi solo adesso – il manuale per la patente d’auto. Frasi del tipo: Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra, ti suonano strane; non trovi nulla di perfetto nelle tue giornate di bambino; anzi, ti sembra già che la realtà faccia acqua da ogni parte, che il mondo sia un quartiere dove, se ti aspetti una cosa, ne succede un’altra. Il prete è cordiale, ma neanche lui ti sembra perfettissimo: si aggira da una parte all’altra con la tonaca impeccabile, come un’anima in pena; vorresti confidarti, rivolgergli un saluto, ma ti pare irraggiungibile, sfuggente, perfino troppo alto, per uno come te; fatichi a incrociarne gli occhi scuri; ecco perché ci hai messo tanto per incontrare Dio: nella chiesa in cima al colle, oltre l’ostacolo della scalinata che pare senza fine, da cui si esce sempre trafelati, hai l’impressione di restare escluso, che il regno dei cieli sia uguale a una fortezza inespugnabile, mentre speri d’imbatterti in qualcuno alla tua altezza di bambino. Qualcosa ti consola: vedere Viale Europa da lassù, scoprire che i palazzi, le persone, le file di automobili, che da vicino sembrano schiacciarti, da lì sono minuscoli, soldatini ridicoli, sfuggiti alle partite sotto il tavolo; li immagini schierati in mezzo al campo e subito parte la ragnatela dei passaggi, il coro di grida sugli spalti, le nuvole dense d’insulti e apprezzamenti; ti senti eccitato: adesso sei tu che danzi palla al piede come una star indiscussa del Bolshoi, e lei, la Persighetti, ti guarda, ti guarda, con gli occhi verdi e le labbra appena schiuse che invitano a imprese inconfessabili, e tu, bambino scemo, non capisci un accidente, sai solo che è lei, sì, proprio lei, l’unica cosa perfetta, anzi, perfettissima, che hai mai conosciuto a questo mondo.

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La perfezione non è di questo mondo.
Credo che le persone appaiono perfette solo quando sono sfuggenti o poco sincere.
inoltre, chi risulta perfetto in realtà si allontana dall’altro, perchè si pone al di sopra, in una posizione lontana, come questa “chiesa in cima al colle”, distante dalla vita vera di ogni giorno e per questo come una “fortezza inespugnabile” che poco e niente ha di quel sentimento di accoglienza che accende i cuori e permette di incontrare Dio.
Nell’essere se stessi, nel bene e nel male, nella trasparenza c’è l’unica perfetta imperfezione che è possibile amare.
La perfezione non esiste è solo illusione irrangiungibile, e fino a quando non capiremo questo continueremo ad inseguire una chimera senza mai raggiungere la felicità.
Mettersi sullo stesso piano per poter guardare l’altro neli occhi, è il modo più diretto per arrivare al cuore, è un po’ parlare la stessa lingua, quella che coglie gli intenti ed è pronta a rievere il passaggio dal ompagno di squadra per mttere la palla in rete, ci accomuna, ci rende solidali, vicini e partecipi a quello che è l’unico modo per essere felici, condividere, nonostante l’altezza.
Ci sono incontri che si rischia di fare o troppo presto, quando il cuore è altrove e indaffarato a cercare il suo battito, o troppo tardi, quando il cuore è stanco per i troppi battiti a vuoto.
Delle mie lezioni di catechismo ricordo soltanto il prete: nero, allampanato e con la gobba. Mi insegnò a temere Dio, non ad amarlo. Come si poteva amare qualcuno che pareva esistere soltanto per negazione? “Non si deve fare questo non si deve fare quello non bisogna essere così o cosà”. Forse se avessi potuto confidare a Dio i miei segreti, come facevo con l’amica del cuore, mi sarebbe stato più simpatico e l’avrei sentito più vicino. Assolti gli obblighi della prima comunione e della cresima, quel prete di me perse ogni traccia.
Ammetto che ancora oggi ritengo le lezioni di catechismo e le ore di religione a scuola inutili, per non dire dannose. Senza nulla togliere alla buona fede di chi le impartisce, per carità. (ops! mi si è allungato il naso di dieci centimetri, devo aver detto una bugia… 🙂 )
Comunque Dio ha molta pazienza e sa aspettare e, soprattutto, sa percorrere tante strade diverse per incontrare l’uomo.
“L’amore perfetto significa amare quella persona che ci renderà infelici”.
(S. Kierkegaard).
La chiesa dei Santi Pietro e Paolo all’ Eur una delle piu brutte architetture sacre di Roma ( altro non si poteva sperare da un quartiere per la meta’ mussoliniano ) e’ pur sempre una delle case di Dio dove i bambini del posto vanno da sempre a dottrina.
Di certo la parte didascalica del libretto catechistico può apparire come apparve anche a me un catalogo barboso costruito sugli assiomi della nostra religione che a dieci anni non possono che essere in gran parte imparati a memoria senza capirne lo spirito. Ricordo pero’ che il nome ricorrente di Gesù mi infondeva un senso irrazionale di dolcezza per quell’amico speciale e senza eta’, che accompagnato dalle nuove emozioni provocate dalle compagne comunicande mi rendeva piu’ gradito quell’impegno extrascolastico.
Segue:
Queste due cose mi fecero comprendere cio’ che di perfettissismo avrei incontrato da quel momento in poi: era l’amore.
La prospettiva delle cose e delle situazioni e’ in mutazione continua così come muta e cresce l’essere umano. Da bambini tutto sembra grande, irraggiungibile, perfetto, spaventoso, impossibile o meraviglioso. Crescere cambia questa prospettiva e spesso ti ritrovi a guardare le stesse cose con altri occhi e a chiederti: tutto qui? Prima tutto era diverso ora ha la prospettiva che gli diamo e in base ad essa tutto e’ o non potra’ mai essere. La vita ci insegna questo, le cose mutano secondo l’angolo da cui le guardi, e’ perfetto, o quasi, solo ciò che visto da piu angolazioni, si kostra sempre uguale, inalterabile dal tempo e dai venti. Come disse qualcuno “la bellezza e’ negli occhi di chi la guarda.” non rimane che tenere gli occhi aperti me osservanti sul mondo.
vi ringrazio!
bello confrontarsi su che cos’è perfezione.
Non penso alla perfezione dell’Assoluto che si alimenta della fede, ma di quella perfezione che vorremmo o che ci piacerebbe scoprire nelle cose. Stella diceva che mutano le prospettive… e mi pare che anche il pensare alla perfezione si leghi al nostro sguardo, alle nostre sensibilità, cambia, segue il tempo, le nostre crescite. Senza per questo essere meno vera. Una cosa perfetta da piccoli lo era davvero, per allora, per quegli occhi, e la sentivamo tale, e non sarebbe stato perfetto, a quegli occhi bambini, ciò che oggi a noi pare magari tale…perfetto in fin dei conti è quando non manca nulla a qualcosa, non si può immaginare migliorabile perchè è chiuso in un essere tanto bello e tanto completo da non chiedere altro.
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Io invece ricordo come una volta Michele era tornato da scuola,dopo lezioni di religione e mi disse:
-lo sai in che colore è Dio? Oggi la maestra di religione ha detto che Dio è in colore giallo.
Interesante! Allora in questo punto, bambino quando vedrà qualcosa di colore giallo si mette a gridare:-Guardate! Ecco Dio!
Allora,io con catechismo ero più fortunata.
Andavamo in chiesa per il catechismo in nascosto (era vietato-teoreticamente), ma comunque ho fatto 12 anni di chatechismo :per tutto elementare,media e liceo. La mia prima chatechista era suora,però questa era super. Si chiamava madre Teresa,era amica di infanzia di Karol Wojtyla,sono cresciuti insieme. Di teoria ricordo poco,ma ricordo suo eterno sorriso e pazienza. Anche se in chiesa preti parlavano di inferno e fuoco eterno,ma sorriso di madre Teresa schiacciava tutte le minaccie. Poi mi insegnavano preti,però anche loro erano adatti ad insegnare alunni. Solo per un anno,prima di cresima mi è capitato uno “posseduto” catechista,Marco. Ha deciso che dobbiamo fare esame se vogliamo fare cresima. Ma adesso se ci penso,se avrei sbagliato le risposte- sarei boccita e non potrei fare cresima?!
grazie!
sì, la perfezione varia con l’età.
Vero Agnese 🙂 a catechiesmo avevo dei foglietti di colore diverso, sui quali c’erano le cose più o meno importanti da sapere. verdi sull’amore, viola non ricordo, ma quelli gialli assolutamente bisognava saperli, era gravissimo dimenticarli. E tra i gialli c’era proprio “Dio è l’essere perfettissimo etc.etc.” Era giallo. Ora, forse, vedo in Dio molti altri colori….
La perfezione: è quando senti piangere tuo figlio appena nato! in quel momento provi un sentimento talmente complesso che a me piace chiamarla perfezione.
Ernestina.
grazie!
i sentimenti hanno mille colori.