All’inizio del viaggio di ritorno procedevo spedito anche se mi sembrava di non muovermi quasi, per mancanza di punti di riferimento, in quella landa piatta. Grandi spazi e gran tempo vennero percorsi come in un sonno attraversato da sogni confusi, incapaci di lasciare traccia.
Poi, a mano a mano avvicinandomi alla città, ebbi la sensazione del movimento, prodotta dalla fatica che mi costava, e nel paesaggio che si andava animando cominciarono a farsi notare particolari: fatti mi accadevano intorno ad ogni passo, e ogni cosa tendeva a coincidere con i ricordi che finalmente affioravano in massa.
Quando imboccai la mia strada camminavo ormai a fatica dovendomi fare largo tra una calca di persone e oggetti che mi sembravano familiari, ma certo ingannevolmente, dal momento che serbavano l’aspetto di troppo tempo prima per essersi conservati quali apparivano, esattamente uguali al giorno della mia partenza.
Salii le scale della casa dov’ero nato: ad ogni pianerottolo le porte s’aprivano, sconosciuti m’invitavano a entrare in stanze illuminate, volti noti, o così mi pareva, si ritraevano nell’ombra.
Giunto in cima, davanti all’ultima porta, mi fermai.
Un poeta ha scritto che chi ama trova l’uscio aperto. Mi sporsi ad osservare, provai piano a spingere. Era chiuso.
Bene, era proprio il momento di bussare: come avrebbe detto un altro poeta, ogni momento d’esitazione poteva essere quello che mi avrebbe reso estraneo per sempre.
Eppure non bussai; mi volsi nuovamente alla scala che avevo appena salito, e scesi un gradino. Ma le voci che giungevano dal basso non mi attiravano, così mi sedetti sul gradino stesso, le spalle alla porta; e nell’atto di sedermi qualcosa mi scivolò da una tasca. Lo raccolsi, era un medaglione con l’immagine di lei: di lei per la quale ero partito, bella più che sirena, e che aveva sempre taciuto. Perciò rimasi qui, a contemplarla assorto.
BUON NATALE E BUON 2013 A TUTTI
da Roberto

che bello questo tuo scritto Roberto, mi ricorda un sogno ma anche una città invisibile di Calvino a cui bisogna dare un nome nuovo…
una caldo abbraccio e tanti cari auguri!
C.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
E su quel gradino è come se si fosse fermato il tempo…
grande suggestione.
c’è in noi la necessità di fermarsi..
attimi in cui scorre il vissuto.
un abbraccio “festoso ” !
Caro Roberto,
la tua scrittura è sempre nitida, ma questa volta è splendida.
La storia narrata, nella prima parte, mi dà l’impressione del “morire” (non della “morte”), cioè proprio degli ultimi istanti.
Il finale è simbolico secondo me. Se il protagonista fossi io, lo stare seduti su quello scalino volgendo le spalle alla porta sarebbe il mio radicato senso di esclusione.
Però il medaglione raffigurerebbe il bel volto di mio padre (quel medaglione di cui i rapinatori mi hanno privata, insieme a tutto il resto).
Con affetto, Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Giorgina
Cara Carla,
grazie di cuore, ma lasciamo stare le Città Invisibili, che sono uno dei vertici del Novecento.
Un abbraccio a te,
Roberto
Gentile Cristina,
e su quel gradino si gioca pure la differenza tra questo apologhetto e i suoi nemmeno troppo coperti, e anche troppo illustri, precedenti letterari.
Un saluto,
Roberto
Cara Ilaria,
sì, c’è in noi la necessità di fermarsi… e a volte la tentazione di non rialzarsi più.
Un abbraccio a te,
Roberto
Cara Giorgina,
grazie, è importante che la scrittura sia precisa e abbia un proprio significato, ma che nel contempo sia un catalizzatore per l’emersione nel lettore dei contenuti e dei ricordi personali.
Ti sono solidale per quel brutto episodio, so quali effetti producono fatti del genere.
Saluti e auguri affettuosi a te,
Roberto
l’importante è mettersi in viaggio.
fermarsi e riprendere.
l’abbraccio di sempre.
Cara Elisabetta,
certo, riprendere ogni volta, meno l’ultima.
Un abbraccio a te,
Roberto