Dichiarazione di poetica
Sfilano gli stracci
della verbosità
si essicca il discorso paludato
il fasto retorico
uggiola di finitudine
la ridondanza perde morsi.
Giacciono i fronzoli disattivati
annegano gli orpelli
si staccano
le cornici esornative:
chi parla adesso è asciutto
un corpo scarnificato
evaporato
nient’altro che un’anima.
*
Si fa fatica per saldare l’alba
al tramonto
per conoscere
poi gli occhi
ti si schierano contro
e così i cuori, le colline
si fa un’immensa fatica
per arrivare a lambire
la volta del tempo
e la grazia invece
è del tutto spontanea.
*
A voce alta aggiungiamo
postille al giorno
che non ci ascolta:
fuori martella sicuro
croce e necessità.
Rileggiamo l’orrore, il vuoto
fa bella mostra di sé:
ecco il disappunto
poi la sconfitta.
Il giorno non ci ascolta
non ha bisogno
della nostra musica violata.
*
Quando dico amore è per eludere
la dogana del senso.
La coscienza
è in attesa delle ombre
più in fondo la giustizia declama
principi inattingibili.
L’amore
con cui scendiamo a patti
l’ardore dei matti
che sognano l’idea
è allora
quel dolore vibratile
quell’arteria che non trova posto
nel corpo.
*
Per alcuni l’estetica
coincide con la religione
per altri è data
dall’osso che marcisce.
Le case intanto
dispongono radici
oltre l’apparenza.
Alcuni
vi dimorano con gesti nitidi
altri le occupano
per caso o frenetici
e abitandole le svuotano.
*
Sbuffo di neve che rechi l’anima
spettro di ghiaccio
meteora
di una notte lodata dal suono
affido a te il segno
saluto i tuoi fiocchi
compromessi col pensiero
macchiati di finalità
– ecco lo scandalo
dei vetri, la denuncia
della luce sulle tegole –
neve intrigante
che intanto scivoli
fuori dal senso
so che ti interroghi
lo prova
il tuo profilo tarlato
la solenne tua esitazione.
*
Pastello nudo, ombra che si estingue
coscienza stinta, sfilacciata
vetta capovolta
barca marcita, con falle
prossimo al digiuno
alla trappola
buca dentellata
e per tutti gli altri
cuore (o manna).
*
La quiete quando si è pesti
la carne, le sue pecche
poi l’occhio
traliccio di spossatezza:
si logorano una ad una
le rive del torpore
fingendo il riposo
il pensiero guadagna il tetto
dell’atrocità.
*
C’è un pozzo
una crepa per il silenzio
labbra come girasoli
un ricordo procura
la luce necessaria
una fitta disorienta
spingo il giudizio
oltre il corridoio di tenebra
eludo l’agguato
della soddisfazione
l’approdo, il tatto:
questa la casa
il ricovero.
*
Il pensiero, la nudità
(trama raggelante contro il respiro)
il vento, parassiti
(ne è nato un fiore nella pozza)
la boria dei passi
(un solo urlo, che vive a brani)
schegge, focolai
(si accavallano con foga)
la pania, gli schizzi
(per visione improvvisa)
una notte butterata
(dappertutto).
*
Il rumore delle chiavi
la soglia risorta
all’imbrunire
quando credi nelle acque
nella piena fisicità
che solo la nebbia sa dare
nel punto in cui s’intorbidano
le parole del cielo
e il freddo ascolta i petali
lungo la prima voce
nell’istante esatto del tuono
nel ventre della morte
che addenta.
*
Smozzicato, ributtante
ma affezionato al cielo
depredando, risanando
in un guanto di nuvole
in piatti di tabacco
nella follia dell’albero
nel contatto con la iena
mentre il fuoco
indossava capelli
nel nome più contorto
chiamando casa la furia
schiaffo l’assenza
così alitando si fece vivo.
*
Quanto è astuto quel perdono
quel grido
succhiato ai mandorli
quanto brucia quel pollice di latte
che sigilla il giardino
com’è acceso il verdetto
ciliegia malferma
virus di dedizione
nella notte contigua
nel pulviscolo
nell’ora inestinguibile
del palmo trafitto
quanto cieca è la caduta
senza orli, incalzante
quanto prona, arrendevole
la resurrezione.
*
Qual è la verità
che ci aspettiamo
dove ostenterà
le sue grazie, le sue difese
lontano da noi, certamente
la verità quieta, il ghiaccio perfetto
che corrode i sentieri
torce i platani
forse non siamo capaci
di cercare
e nel frattempo lei vacilla
ditemi dunque una buona volta
se questo tormento
è ben riposto
e se mai potrà fiorire
*
Infrango il patto
la sorpresa mi evita il carnefice
se lo spirito è salvo
chi potrà incendiarci
una ritorsione selvaggia
d’accordo
sarà sufficiente?
Un giorno dopo l’altro
come stimmate universali
percepiamo il silenzio
del sangue prigioniero
i rovi si muovono apposta
le forbici del resto
sanno già perfettamente
ciò che si deve tagliare
*
Dove il mondo
può essere captato
in questa imprecisione
della volontà
in questo coraggio disperso
ai margini del bosco
non possiamo
nessuno può
inventare una rapina
che coincida con gli occhi
e questo tempo
il rischio di sprofondarvi
questo tempo senza gloria
questo rispetto spento
che rende illeggibile
l’impronta della guarigione
***
Giacomo Leronni, Le dimore dello spirito assente, puntoacapo 2012


ditemi dunque una buona volta
se questo tormento
è ben riposto
e se mai potrà fiorire
in questa imprecisione
della volontà
in questo coraggio disperso
Sono alcuni dei versi che mi colpiscono e che oserei definire “il sogno della realtà”, per la loro forza espressiva nel comunicare l’esigenza di ricerca, sangue e spirito, della verità.
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