[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=DIlPaqmcklk]
da qui
La guardava, la foto, certamente. Le piaceva tanto. Forse perché non parlava, perché le avrebbe risposto ciò che lei voleva: le foto sono miti, inoffensive, perfette per dialoghi in cui domande e risposte non riservano sorprese. Lo disse dopo, quando ormai vi eravate separati: ci chiacchieravo bene! Il problema era, come dire, quando c’eri: la sua rigidità si scontrava con la ribellione e l’allergia che ti portavi dentro come un virus, un male oscuro da cui non riuscivi a liberarti. Da sempre era così: al punto che, se avesse ceduto, se avesse capito che non eri così scemo, avresti voluto che perfino lei, la Persighetti, s’innamorasse solo per potertene stancare e prenderla da parte, come avevi fatto con le altre, cominciando a dire: non so che mi succede, non è più come una volta, ho bisogno di riflettere da solo. Quante volte eri già cucinato per il matrimonio, con le madri delle tue ragazze che assaporavano ormai la cerimonia, il pranzo al ristorante, il viaggio di nozze da cui sarebbero giunte cartoline con storie dettagliate di felicità coniugali contagiose. Qui l’unica cosa contagiosa e dettagliata era il tuo desiderio di fuggire, l’affanno che montava ogni volta che cominciavi ad accasarti, che cenavate insieme e immaginavi, preoccupato, le facce dei suoceri quando la figlia avrebbe detto: se n’è andato. Non era la tua specialità? Interrompere, troncare, rifiutarti di entrare in uno status, di qualunque natura e condizione fosse. Per questo, forse, ti eri innamorato di quel film: lo guardavi e riguardavi, neanche fossi tu il barbone sotto il ponte della Senna, avvolto nella carta di giornale, in attesa di ricevere un prestito di vita, la vita che cercavi negli abbracci, nelle birre, negli sguardi lunghi sul pontile, quando il cielo pareva una fascia di velluto imbevuta di benzina, che sarebbe bastata una scintilla a darle fuoco. Ti attraeva ciò che usciva dalla norma, che non stava nei cliché della burocrazia, nei tabulati dell’anagrafe, come il nome scritto sul casotto, un nome senza senso, a cui potevi dare tu un’origine e una storia: Fofner. Lo leggevi ogni volta che passavi in bicicletta, e ti chiedevi chi mai potesse essere, e che dramma si celasse dietro le parole scritte in caratteri grossi di vernice nera: sei la mia vita. E qualche tempo dopo: eri la mia vita. Ci scorgevi la parabola dei tuoi rapporti, salpati con l’ardore irrefrenabile dell’avventuriero e regolarmente naufragati al primo accenno di formalità, quando le madri cominciavano a guardarti come un figlio, a sognarti dietro al passeggino con gli angeli volanti e il carillon, conversando di stoviglie e detersivi, di cabine prenotate per l’estate, di affitti da pagare, mentre tu pensavi a Andréas, al ponte sulla Senna, all’alba livida della libertà, sbirciata attraverso la carta stropicciata del giornale. Cosa ci sarebbe voluto per farti riconoscere, infine, in una forma, in un qualunque attestato d’esistenza? Al massimo occhieggiavi da una foto con cui lei parlava, non sapendo che già te n’eri andato, ancor prima che scegliesse il giovanotto di Firenze, e che gridavi, con il braccio alzato, lo giuro!, davanti ai colonnelli di una patria che non era tua, perché non era, ancora, la patria del tuo cuore.

È inevitabile fuggire, “Interrompere, troncare, rifiutarti di entrare in uno status, di qualunque natura e condizione” fino a quando non ti accorgi di aver trovato “la patria del tuo cuore”, fino a quando non ti specchi negli occhi di quell’unico grande e vero amore che da sempre vai cercando e che, una volta incontrato, è l’unico che ti fa sentire a casa.
“sei la mia vita. ” … una frase che si scrive e che si dice a chi si ama ,ma l’ amore non si ingabbia, esso ha ali per volare ,ed il passaggio è breve da sei a eri soprattutto se gli metti le catene,se la tua ombra non lo lascia respirare,è allora che esso scalcia si agita fino a spezzarle per poter fuggire da ciò che lo avrebbe ucciso dentro.Un amore libero non ha pretese,un amore libero è un amore gratuito una gioia nel donare,se non si capisce questo si potrebbe rimanere delusi dall’amore stesso ed è per questo che all’ultimo si scrive “eri la mia vita” .
http://www.youtube.com/watch?v=4vX4kS8Xp4A
http://www.youtube.com/watch?v=pnFq69t8EDs
Forse una foto è importante anche perchè è un modo semplice, sorridente di fermare il momento, quell’attimo bello e spensierato del guardare il mondo un po’ da lontano, dall’alto….. E lasciarne il ricordo, il gusto che c’era, che non era solo immaginazione.
http://www.youtube.com/watch?v=q_rbNdfqkfY&feature=youtube_gdata_player
grazie!
anche questa patria si può trovare solo insieme.
Se l’ambizione degli uomini fosse quella di raggiungere la condizione del Santo Bavitore che scruta la liberta’ dietro il lembo di una coperta-giornale, il mondo girerebbe nel modo giusto: quello rovesciato dalla bellezza.
“…la sua rigidità si scontrava con la ribellione…”
allora,era una sadica! Ti credo che questo sentimento era “un male oscuro” e ti volevi liberarsi.
Io avrei paura incontrare una come lei sulla mia strada
Questa pagina mi ha fatto ricordare il film con Julia Roberts “Se ti prendo, ti sposo”- se ricordo bene,cinque volteaveva provato di sposarsi,ma sempre in ultimo momento scappava.
Mia sorella avava più meno lo stesso problema,una volta aveva anche preparato vestito,ma si è ritirata lo stesso.Poi aveva conosciuto Magnus e niente lo poteva fermare,neanche quando uscendo in chiesa per sposarsi si sono persi i chiavi dalla machina,mia sorella è arrivata a piedi in chiesa(al febbraio,con freddo,neve-si è sposata in Svezia,e lei con vestito scollato e scarpe delicate). Per fortuna la chiesa stava vicino,circa 10 minuti a piedi
scusa,ma mentre ti lasciavi tutte queste ragazze,tuoi genitori non ti dicevano niente,tipo:quando ti sposi?
Perchè mia madre quatro volte al anno(al mio onomastico,festa della donna, Natale e mio compleanno) e ultimamente(per non farsi sfuggire niente) anche al suo onomastico e suo compleanno, mi fa sempre li stessi auguri: ti auguro che ti sposi,che smetti di fumare e che torni a casa.
Io purtroppo,ultimamente,prima che lei comincia di farmi questi auguri,dico: lo so mamma,grazie,altrettanto
A te è passato “liscio”?
“Chi smette di amare per paura di soffrire ancora è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo.”
Anonimo
Reblogged this on Nutrire il corpo e l’anima.
Certo eri un gran mascalzone! Non potevi dirlo subito alle tue vittime che non avevi intenzione di legarti? Quello che succedeva a te ? quello che sempre accade ad un uomo alla vigilia del matrimonio (? accaduto anche a me): una gran voglia di scappare. Vorrei chiedere a chi considera benevolmente il tuo comportamento: se fosse accaduto a voi di essere mollate alla vigilia del matrimonio….. avreste detto: non ti preoccupare, caro, forse non hai trovato ancora la tua patria?
Mettere un segnalino a un certo punto del libro e cominciarne un altro, quando ci si accorge che il romanzo che si sta leggendo è soltanto un carnevale, una farsa in cui la maschera sente il bisogno di svestirsi degli abiti di scena e di ritornare a una vita senza trucco, di ritrovare i colori nella carta di giornale che scalda e protegge dalle intemperie di un ruolo dettato dalla divisa, che obbedisce solo ai giuramenti fatti per dovere. E non per amore.
http://www.youtube.com/watch?v=6Yz_wjgUnto
Cosa ci sarebbe voluto per farti riconoscere, infine, in una forma, in un qualunque attestato d’esistenza?
Non è facile scoprire la propria vocazione nella vita, che sia in una chiesa, nel matrimonio o sotto un ponte, solo quando ci si sente liberi si è trovata la patria del cuore.
E’ bello questo libero Stato senza forma, confini né territorio, dove i giuramenti divengono libere adesioni ad un Amore che attrae irresistibilmente e l’identità di cittadini è solo un cuore che batte.
grazie! come si cambia, per non morire.
Grazie, Fabrizio
Si, come si cambia, per non morire.
Grazie a Dio che ti guida la mano per dipingere la nostra vita fatta di affanni ma, anche, d’Amore.
Ernestina.
In un post di un po’ di tempo fa si leggeva: “Fofner, dove sei? Dimmi come va a finire questa storia. C’è una soluzione?”
Ed ecco che Fofner ritorna, a veicolare domande alle quali, forse, esistono soltanto risposte parziali, nel migliore dei casi.
Perché l’amore o l’amicizia finiscono? Perché si cambia? Perché incastrati in certi ruoli non “funzioniamo”?
Sarebbe facile e anche superficiale dire che se amore e amicizia finiscono è perché non si trattava di sentimenti veri. Succede. Può capitare, ad un certo punto, di non trovare più una persona accanto a noi, magari scopriamo che è rimasta indietro oppure è andata avanti, comunque non è più al nostro fianco. Esistono percorsi che si possono fare insieme e percorsi che si possono fare soltanto da soli, ed è in quest’ultimo caso che si verificano quelle fratture che causano separazioni o cambiamenti radicali.
Concordo con Barbara, ci sono percorsi che si possono fare accanto a qualcuno e percorsi che si compiono soli.
Oppure si può arrivare a scegliere, nel corso della vita, di camminare lungo sentieri differenti.
Forse ciò che distingue un sentimento vero è l’esistenza di un filo invisibile e robusto che unisce sempre e comunque, anche quando i percorsi si sono differenziati. Filo fatto anche dalla difficile capacità, propria dell’Amore, della comprensione dell’altro.
Forse ciò che davvero conta è ritrovarsi poi alla stessa meta: quella di amare.
Ernestina e Pam, grazie! Barbara, grazie per Fofner, aspettavo che qualcuno se ne accorgesse.