Provocazione in forma d’apologo 238

Un moderno alchimista cercava l’oro filosofico nello schermo del suo computer, tentando mediante la simulazione di individuare gli elementi scatenanti di certi fenomeni di Borsa.
Quando lo conobbi era alto alto, secco secco e con gli occhi febbricitanti di quelli che lo avevano preceduto: di sicuro non mangiava e non dormiva abbastanza, tutto dedito alla ricerca di sempre, anche se applicata a un oggetto all’apparenza diverso.

L’ho rivisto dove ormai mi capita d’incontrare le persone, nella sala d’attesa di un medico. Alto lo era ancora, anche se lo sembrava di meno da quanto era curvo, ed era più secco e con lo sguardo più febbricitante che mai.
Appena entrato mi ha riconosciuto ed è venuto a sedermisi accanto, quindi, artigliatomi un braccio e calamitatimi gli occhi col suo sguardo di fiamma, ha cominciato a parlare alternando borbottii a scoppi di voce:
“LA SINDROME… la sindrome, capisce… è quella che cerco da sempre… le cose che camminano insieme… anzi che corrono, visto che il tempo è così breve… MA NO… ma no… LORO negano tutto… solo chi ha abbastanza rigore e follia ammette di vedere quello che LORO negano con ostinata arroganza… le cose che corrono insieme… mai l’una senza che poi spunti l’altra…”
Non sarei riuscito ad arginare quel torrente precipitoso e lutulento insieme, ma a quel punto un paziente è uscito dalla stanza del medico e l’infermiera ha chiamato il suo nome.
Quando è uscito a sua volta subito mi ha cercato con gli occhi, come per sincerarsi che lo avessi aspettato, e ho temuto che mi si sarebbe seduto di nuovo accanto e che avrebbe ripreso le sue imbarazzanti farneticazioni; ma si è limitato, mentre si dirigeva all’uscita, a scuotere più volte il capo dicendo nei toni di prima: “Anche qui… anche LUI… si rassegni, mi dice… la sua ipocondria è una forma di OTTIMISMO metafisico, mi dice… IN REALTÀ, nulla che vada con nulla… niente palazzi, soltanto mattoni…anzi materia accozzata insieme a caso, che di mattoni ha soltanto l’aspetto…”.
Qualche mese dopo, la realtà cui eravamo abituati ha cominciato a crollare. “Palazzi o mattoni?” mi chiedevo ricordandomi di lui. Non sapevo rispondere, ma certo che quando ci arrivano addosso ci fanno un bel male.

16 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 238

  1. Giorgina Busca Gernetti

    Caro Roberto,
    davvero un interessante e acuto Apologo.
    Al di là della metafora, posso dire che certe malattie sono infettive, se di malattie si tratta.
    Che si tratti di palazzi o di mattoni, che certamente fanno male, se mattoni, o uccidono se interi palazzi, poco importa.
    In questi tempi si sente un certo scricchiolio: mattoni o palazzi?
    Un caro saluto
    Giorgina

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  2. elisabetta bordieri

    innamorata persa della follia e dei folli.
    mattoni che arrivano addosso a parte. 🙂
    abbraccione rob!
    eli

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  3. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    ho l’idea che sulle nostre teste dure i mattoni si frantumino senza lasciare segno alcuno ;-D
    Riabbraccio a te,
    Roberto

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  4. robertorossitesta

    Cara Carletta,
    però c’è anche chi butta giù gli alberi senza stare a preoccuparsi se sopra ci stia qualcuno.
    Comunque, hai anticipato il prossimo post, complimenti. Peccato non ci siano premi in palio, magari ci penserò.
    Ciao,
    Roberto

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  5. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    dopo Calvino (almeno) Kiran Desai, le variazioni sono infinite.
    Ma nel prossimo apologo sull’albero non ci ho messo delle persone, per uno come me è una sistemazione troppo scomoda anche solo da immaginare.
    Risaluto,
    Roberto

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  6. ilaria

    Lasciare la “presa” sulla propria vita
    fa volare tegole e mattoni.
    e non può essere che un gran bene….
    un abbraccio

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  7. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    il proverbio dice che “volano gli stracci”.
    Meno decorosi forse, ma anche meno contundenti.
    Un abbraccio a te,
    Roberto

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  8. Anna Maria Curci

    Caro Roberto,
    la tua provocazione fa compiere un ulteriore e significativo tratto di strada a una conversazione che si è incamminata da tempo e che non teme di cambiare tipo di vie e sentieri, salite ripide e cunicoli. Lo fa con due passi, che mi giungono l’uno come conferma, l’altro come invito alla sosta, per prendere fiato e guardarsi intorno: se mi è affine, consueta e familiare, l’asserzione secondo la quale il rigore e la follia sono insieme condizione e prezzo per vedere lucidamente l’accozzaglia spacciata per architettura, per sistema impeccabile e insostituibile, è l’intuizione dell’ipocondria come ‘ottimismo metafisico’ a spingermi a chiedere di imboccare, al crocevia, il sentiero delle uscite di sicurezza, alcune molto diverse tra loro, che ci costruiamo (un supplemento di dibattito, per dirla con le parole d’antan). Grazie e un abbraccio, Anna Maria

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  9. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    per svariate ragioni, la più frequente delle quali è il tentativo di non pagare dazio, prima di parlare o di agire spesso ci mettiamo il berretto a sonagli. Ma in quelle occasioni c’è una cosa che viene a inquietarci: il fatto, inequivocabile, che ci calza a pennello.
    Grazie e un abbraccio a te,
    Roberto

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  10. gum

    Forse l’ottimismo metafisico del moderno alchimista ha scatenato il caos di cui l’egoismo umano è la sindrome, ma se hai l’oro filosofico non fanno male nè mattoni ne palazzi.

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