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da qui
Non sai quanto tempo sia passato, né a che punto fossi del discorso. E’ come se avessi attraversato un tunnel, in cui cuore e cervello fossero scossi e setacciati nel profondo e alla fine di tanto terremoto nulla rimanesse come prima. Cadono i lacci, le catene, i vincoli che ancora ti tenevano invischiato. Sei qui, davanti al computer, come per la prima volta. E forse scrivi davvero per la prima volta: le parole emergono dai tasti come una pioggia fine di febbraio, ora che oltre le tendine riesci a scorgere a stento l’ombra delle case, il bar dell’angolo, il profilo screziato della chiesa. Se qualcuno ti chiedesse chi sei, dovresti di nuovo fare i conti con te stesso, col passato che senti scivolarti dentro come l’olio dell’unzione, quando il prete pronuncia le parole sante che scacciano la tenebra, stesa dal nemico sopra l’anima. Solo adesso comprendi che il vagare e l’esitare, il cercare sempre a vuoto, il perdersi ostinato dietro gli idoli che ammiccano sotto forma di successo o seduzione, era tutto collegato alla paura di soffrire e di morire, e ogni porto al quale avevi avuto la ventura di attraccare era un’altra stazione nel tuo non riconoscerti come vita che evolve, e se cancella qualcosa è per salvare l’essenziale, ciò che è adatto al momento che si vive, tappa per tappa, svolta dopo svolta, fino alla madre di tutte le battaglie, quando le forze della conservazione impiegano ogni mezzo per restare al di qua della soglia dell’ignoto, per evitare di lanciarsi dove c’è una luce che ti aspetta, una voce che chiama, un padre che scruta la strada e i segni che il tempo ha lasciato sul tuo volto, le lacrime che ora vede scivolare come gocce-parole che riempiono lo schermo e tu ti accorgi che la storia che continui a raccontare, come nulla fosse, non è più quella di prima, che la strada compiuta fino a adesso è una prova, un tentativo, un superare ostacoli su ostacoli fino all’esito imprevisto di questo pomeriggio di febbraio, in cui hai deciso di alzarti, vada come vada, dopo giorni di febbre e di delirio, per vedere se riesci a stare in piedi, o almeno seduto davanti al tuo computer, per accordare il grigio delle nuvole e la lama d’azzurro che senti profilarsi in fondo al cuore, il gelo dell’inverno col tepore che avverti in fondo all’anima, lo stesso di quando lei ti consegnò il biglietto rosa, in cui le si lasciava per sempre il cuore del suo cuore, e tu intuivi che qualcosa si andava trasformando, che sarebbe venuto il giorno in cui, uscendo da un tunnel, ti saresti alzato e avresti scritto per la prima volta parole come gocce di pioggia, e non avresti avuto più paura, anzi, avresti compreso fino in fondo che la vita è veramente cambiare, evolversi anno dopo anno, istante dopo istante, liberi dalle catene di pretese e pregiudizi, fino all’alba in cui sarebbe apparso, e tu gli saresti corso incontro cercando di spiegargli, ma lui non te ne avrebbe dato il tempo, t’avrebbe abbracciato, cercando di frenare i singhiozzi che premevano, e tutto, tutto sarebbe stato finalmente chiaro, e nessuno t’avrebbe mai più detto: vedi? sei sempre lo stesso, sapevo che non saresti riuscito a diventare un altro.

– E’ la prima volta che guardiamo l’alba.
– Che ne pensi?
– Penso che l’emozione più grande sia veder nascere la luce.
Yehoshua – F. Centofanti
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che meraviglia poter già essere in quel punto in cui “tutto sarebbe stato finalmente chiaro”. Ma quando? e come ? e con chi?
Noi siamo sempre noi stessi ,ma la paura di sbagliare o di essere giudicati ingessa la nostra personalità e quando ci liberiamo dei lacci del pregiudizio e ci lasciamo andare ,magari buttandoci in un mare azzurro apparentemente gelido,è allora che ci accorgiamo di essere cambiati, anzi no ,siamo solo diventati liberamente noi stessi.
L’esperienza di ritrovarsi nell’abbraccio del Padre misericordioso, dopo il terremoto che ha fatto vacillare ogni certezza, ha scosso cuore e cervello, fino a farti arrivare alla conclusione che l’unica cosa da fare, per superare ogni paura ed ogni ostacolo, è “salvare l’essenziale”, scavando in profondità.
Una pagina bellissima!
Uscire dal tunnel, vedere tutto con chiarezza e ritrovarsi in quell’abbraccio cui si è sempre anelato, una meraviglia!
è la pasqua la chiave della vita
la logica pasquale
del morire per risorgere
il passare attraverso il venerdì
e il sabato santo
per ritrovarsi insieme vis à vis
in un’alba rarefatta di domenica…
(La Pasqua – F. Centofanti)
“Edward Elgar… profondamente colpito dalle sofferenze provocate dalla Prima guerra mondiale, rimase per parecchi mesi privo di stimoli compositivi. Per questo motivo… decise di trasferirsi, nel maggio 1918, … in un contesto agreste più distensivo, dove iniziò a dedicarsi ad alcuni lavori cameristici, oltre a quello che sarebbe diventato il concerto per violoncello.”
I brani che accompagnano i tuoi post, don non sono mai scelti a caso: facendo attenzione ad ogni particolare di quello che scrivi e riporti, collegando tutte le tracce che ci lasci, c’è sempre molto da imparare e su cui riflettere, a lungo!
Due cose ci danno ali per superare gli ostacoli:
– La leggerezza dell’essenziale, senza macigni inutili
– La fiducia nell’ abbraccio che accoglie, rendendoci migliori e più consapevoli.
Ed ogni ostacolo superato è la stazione di un’ anima che si ritrova con sé stessa e sempre più libera.
”la vita è veramente cambiare, evolversi anno dopo anno, istante dopo istante”
Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume
(F. De Gregori, L’Infinito)
Ogni goccia di pioggia è come una lacrima, in essa è racchiusa l’ essenza della vita ,la stessa essenza si trova nelle tue parole che cadono sul foglio bianco come “gocce di pioggia”.
“avresti compreso fino in fondo che la vita è veramente cambiare, evolversi anno dopo anno, istante dopo istante, liberi dalle catene di pretese e pregiudizi”
Avere pregiudizi significa non scegliere, imprigionare ogni possibilità.
“Vedi sei lo stesso non sei riuscito a diventare un altro”
Noi creature fragili, ma magnifiche per il Padre, vorremmo cambiare a tutti i costi… cresciamo miglioriamo ma quello che vogliamo non faccia più parte di noi è la più bella cosa che poteva capitarci: siamo ognuno ciò che manca all’altro!
Ernestina.
Sono contenta che tu sia riuscito a riempire un altro foglio bianco.
Grazie. e buon giorno per domani.
Stupendo quello che hai scritto, Fabry, una pagina immortale nella storia della scrittura , che qualcuno – da qualche parte – archivierà, conserverà, nel Libro dei Libri , una cosa che nasce solo dal quel tuo cuore immenso pieno di sangue e d’oro che viaggia nel dolore che fascia l’universo , una cosa che rivolta l’anima tua “impervia” come un guanto, è di una tenerezza struggente, felicità di pianto, rinascenza , fulgore estasiato di una rosa, amore immedicabile:
“Amore è dove ieri è sempre ancora”.
Un fortissimo abbraccio, amico mio.
Augusto
Io credo che abbiamo bisogno di morire perchè è dentro di noi l’esigenza di rinnovare la vita, proprio perchè viviamo. Se apparteniamo a quelli che vogliono vivere autenticamente e quindi sempre più nella pienezza della vita. Ma la pienezza della vita non è mai “finita”. Inconsciamente rincorriamo la morte per poter tornare a vivere.
In fondo il morire è un atto di generosità, un atto d’amore che dobbiamo alla vita stessa.
Chi non muore mai?! Chi è definitivamente morto o chi è definitivamente “vivo”.
Idee, pensieri, concretezze, astrazioni, la vita è dicotomica! E quando la coscienza accelera, le sue frequenze sono sempre più ravvicinate.E la coscienza sta accelerando tanto e noi siamo sempre più inquieti.
OSTINAZIONE DIVINA
L’albero è ancora
Un tronco nudo
Si stira verso l’alto
Le sue radici pigiano forte sul fondo
Come i piedi dell’uomo
Quando s’innalzano spingendo sulle punte
E allungano le braccia come rami
Chiede più forza al cielo
L’albero chiede
L’albero aspetta
L’albero accenna un canto
Ma è ancora un canto di dolore
La sua corteccia è spoglia
E ha freddo
Reclama il suo vestito di foglie
Ha desiderio dei suoi fiori
Gli manca la veste dei colori
E il premere dei suoi germogli
L’albero è spaventato
Dalla propria immagine immota
E chiede:
vivo?
L’albero vede la sua corteccia
Distante dalla Primavera
E non si arrende
Attende
E così….prega….
Vento aleggiami intorno
Portami le voci dei fanciulli non ancora nati
A scuotere dal sonno
Le mie fibre ripiegate
Luce
Ricordami la mia promessa
Cos’ì che la linfa scorra in fretta
A rinvigorirmi di fiori
Stelle
Cantate al mio cuore
Cos’ì gli esili rami
Torneranno ad abbracciarsi gioiosi
E profumando di Sole
Morbidi come piume
Si annuseranno ancora
Sole scandisci coi tuoi raggi
I ritmi creatori
E fai apparire sentieri erbosi
Lungo i percorsi dei miei canali vuoti
Sole
Coinvolgimi di Gioia
Arriva alle radici
E audace
Rendi i miei rami arditi
Nel ricamarsi la vita
Fai trasparente il mio interno legnoso
Così che io veda
I progetti futuri dei miei semi
Acqua tormenta le mie cellule
Fino a trasformarle in vortici di fuoco
E fai scoppiare di risa le faville
Ricordandosi dei voli
Signore
Fa ch’io rinasca mille volte
In una sola vita!
EVVIVA!!! Don Fabrizio è resusitato!
Anche qua ci sarà questo biglietto rosa?
“…in cui le si lasciava per sempre il cuore del suo cuore”
bello.
Io purtroppo non credo,o forse non tanto che non credo,che ho paura…nel “per sempre”, e ogni volta che quando mi viene per pronunciare questa parola… mi fermo; no posso promettere qualcosa se non sono sicura che posso trattenere la mia parola,non si sa mai che succede. E poi…a me la vita spesso fa brutti scherzi.
Per sempre?…sempre dura cosi poco rispettando la eternita…
Quando uno si ferma per un attimino,prende un respiro,si può vedere i problemi da un altra prospettiva,a volte i problemi non sono più cosi gravi come si sembravano prima
“…la strada compiuta fino a adesso,è una prova,un tentativo…”-vivere con la prova se mi sta bene vivere in questo modo,che cosa succede?!
Io penso sempre che difficoltà che troviamo nella nostra vita sono le prove per noi per fare diventare noi più fotri,con nuove esperienze.Dobbiamo soltanto guardare la luce davanti per non perdersi.Il paradiso viene dopo,adesso c’è la vita…
Taci, appartati e nascondi
I tuoi sentimenti e i tuoi sogni,
E lascia che nella profonda anima
Essi si alzino e tramontino
Silenziosamente, come stelle nella notte,
Contemplali, e taci.
Come potrebbe il cuore esprimersi del tutto?
E un altro come potrebbe capirti?
O comprendere il senso della tua vita?
Il pensiero espresso è menzogna;
Scavando, intorpidisci le fontane!
Bevi a queste fontane, e taci!…
Sappi vivere solo di te stesso;
C’è nella tua anima un mondo intero
Di pensieri incantati e misteriosi;
L’esterno rumore li stordisce,
I raggi del giorno li disperdono,
Ascolta il loro canto e taci!…
Fëdor Tjut?ev
grazie amici: un abbraccio dal silenzio, per essere uniti nella profondità del vero.