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da qui
Fedeli ai precetti, Maria e Giuseppe si recano ogni anno alla festa di Pasqua nella città santa di Gerusalemme. Vale la pena avventurarsi là, anche solo per per seguire i passi di chi ha avuto un rapporto così intimo con Dio. Gesù, a quel tempo, è dodicenne: in anticipo rispetto al Bar mitzvah, il momento in cui il bambino diventa responsabile nei confronti della legge, ossia è capace di distinguere tra il bene e il male: Gesù decide di entrare prima della data stabilita, con tutto il peso della libertà, nel mondo della fede adulta. E’ talmente concentrato nell’evento che ignora la partenza dei parenti, i quali percorrono un giorno di cammino, prima che qualcuno si accorga dell’assenza. Il tempo trascorso dimostra che al figlio veniva lasciata una certa autonomia. Ora, però, sono in subbuglio: che fine ha fatto? Chiedono a ogni carro, cercano invano tra amici e conoscenti. Non resta che tornare indietro, ma gliela faranno vedere, questa volta. Perlustrano in fretta la città: tre giorni, in cui l’angoscia cresce ad ogni istante. Dove s’è cacciato? Alla piscina di Bethesda? Alla Porta delle Pecore? Sotto le mura della fortezza Antonia? Si sarà spinto alla Vasca di Siloe, o alla casa di Caifa, al Palazzo del re Erode? Al Tempio non avrebbero pensato: perché tornare lì? Starà disputando coi maestri, che approfittano della presenza dei fedeli per impartire lezioni improvvisate? Ma certo, avrebbero dovuto immaginarlo. Lui non vede l’ora di mettersi alla prova riguardo alla Torah, è il più precoce dei coetanei. E noi? Ai genitori non ci pensi? Sono tre giorni che stiamo sulle spine! Lui non batte ciglio; anzi, è stupito dell’agitazione: devo occuparmi delle cose di mio Padre. Quale padre? Eccolo qui, tuo padre! Quand’è così, lo prenderesti a schiaffi. Però, a pensarci bene, ora che è morto, ora che tutto si legge col distacco necessario, vengono in mente alcune coincidenze. Era perduto, e dopo tre giorni lo abbiamo ritrovato; lo cercavamo, come Maria di Magdala nel giardino del sepolcro, e anche allora le disse di lasciarlo, che non era ancora asceso al Padre. Maria confronta tutto nel suo cuore. Ha sofferto, per Gesù, le pene dell’inferno; eppure direbbe mille volte sì, alla visita dell’angelo; non si farebbe mai scappare il sogno bello di vivere una vita insieme a lui.

Chiunque avesse la possibilità di vivere la vita con Gesù “non si farebbe mai scappare il sogno bello di vivere una vita insieme a lui.”Perché con Lui conosci il vero Amore,quello che non ti tradisce mai e ti riempie di gioia fino a far straripare la tua”giara di creta” per poter condividere quell’Amore anche con gli altri.
”Ha sofferto, per Gesù, le pene dell’inferno; eppure direbbe mille volte sì, alla visita dell’angelo; non si farebbe mai scappare il sogno bello”
Ci sono sì che richiedono fede e un amore così grandi da andare oltre il dolore, dove questo è palpabile, mentre il sogno ha il sapore di un gioioso territorio incorporeo. Sono i sì dell’andare oltre se stessi per proiettarsi verso l’Amore totale.
Una lettura bella e delicata del Vangelo, che infonde pace e dolcezza anche in giornate dove il dolore, ogni tipo di dolore, sembra sfinire.
IL SOGNO BELLO
“Sentinella quanto manca al mattino?”
Ancora la notte copra il mio sogno: Dio e l’anima, il suo
respiro vicino come fosse da sempre,
come se l’abisso scavato dalla mia perfida volontà fosse
colmato,
come se non avessi mai potuto sfuggire la sua chiarità,
come se l’inferno, incolmabile lontananza, non fosse mai
esistito.
Passa il confine il crepuscolo mattinale, ma non passa il
mio sogno da sognare eternamente: davanti alla mia mise-
ria, è il Signore Gesù, mia soave redenzione, col suo Corpo
trafitto dall’ Amore, mio divino Paradiso.
La Buona Novella: notizia inesauribile.
Grazie Fabrizio per ” Il mio Vangelo”
Chi è genitore può immaginarsi come si sono sentiti Giuseppe e Maria quando si è perso,comunque di loro,figlio. Penso che a tutti era capitato un momento cosi terribile. Penso che non è niente di strano che Giuseppe e Maria si stavano preoccupando,perchè Gesù comunque era ancora piccolo,stava sotto protezione di loro e loro lo amavano tanto. Si stavano preoccupando se sta bene.
Io ricordo delle omelie di tanti anni fa,che si sottoliniava il fatto, che Gesù a 12 anni era cosi sapiente alla Torah, che i scribi si stavano meravigliando del fatto come questo bambino parla, della sua intelligenza e sapienza.
Io personalmente non credo che io a 12 anni ho toccato la Bibbia, sicuramente non avevo letto e sicuramente non ero in grado di fare qualsiasi discorsi o (figuriamoci!) spiegazioni del Vangelo.
E penso che se ogni uno di noi ci prova a ricordarsi se stessi a 12 anni,può fare confronto noi la gente semplice con Gesù a 12 anni. La differenza si nota. Si nota il fatto che Gesù era qualcuno di più.
tanto dolore è tanto Dio, di Dio… con Dio!
ernestina
@ Pam,
arriverà il tuo sogno bello, e questa volta rimarrà scritto nel cuore, una pagina di felicità anche per te.
Maria è lì che ti aspetta.. vai da Lei io ti prendo per mano..-andiamo insieme, è bello!-
ernestina
“Maria custodiva tutte queste parole nel suo cuore”, cioè nel suo intimo, nel segreto del suo cuore, pur non comprendendo del tutto, almeno non subito, decide di essere libera di donare la sua vita.
Maria è modello per ogni credente di fede, speranza, ubbidienza, preghiera e libera adesione a Cristo.
Maria è l’esempio di sapienza da imitare, di chi ascolta e medita le parole e la vita di Cristo, per crescere nella Sua conoscenza.
– Vale la pena avventurarsi là anche solo per per seguire i passi di chi ha avuto un rapporto così intimo con Dio.
“Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte Gerusalemme”
(dal Salmo 122)
Ieri Papa Francesco ha parlato di coraggio, pazienza ed entusiasmo: credo che queste siano state tutte qualità di Maria, che sapeva ascoltare le parole di Gesù e meditarle, nel segreto del suo cuore; credo, ancora una volta, che Maria sia modello da imitare per ogni credente.
http://www.youtube.com/watch?v=d0ss-nXaxrc&feature=youtube_gdata_player
Ci sono persone a cui mille volte si direbbe “si” per solo un attimo di vita vissuta insieme. Persone che portano molto frutto e con il frutto, la buccia, il nocciolo, il germoglio, l’attesa per la maturazione e anche l’aridità dell’inverno.
Ci sono scene, come le due citate qui, dove Gesù, Dio in corpo umano, mostra tutta la sua natura terrena, le si può interpretare come priorità di Dio rispetto a ogni cosa, la Bibbia lo dice ovunque, ma anche come “egocentrismo” umano che guarda prima a ciò che vuole e poi all’altro.
Maria dice “si” e da allora inizia la sua storia, il suo sogno che tocca con mano dalla pancia all’ultima carezza deposto dalla croce, per sentirlo reale. Leggendo i vangeli apocrifi, scritti antichi, e anche buona letteratura, come quella di Erri De Luca, l’umanità di Gesù è sempre più evidente. Maria sa e tiene con sé Gesù prima di presentarlo al mondo, sa che dopo potrà solo condividerlo, Gesù risorge e per primo va da sua madre, rimane con lei prima di mostrarsi a Maria, un figlio un po’ indisciplinato che però ha cuore per la madre ma anche per gli amici fedeli, di quelli che hanno imparato a dare senza chiedere, per chi spesso lo ha compreso senza remore.
Si mostra a Maria di Magdala ma le impedisce di toccarlo, la natura umana stride con quella divina. Maria ha avuto cura di lui tutta la sua vita, non lo ha mai abbandonato, ma le ha perdonato il suo piangere per il fratello morto che gli appare come un tradimento per non averlo capito anche lei fino in fondo? La respinge perché il Padre è più importante. Quando una cosa è così straordinariamente incredibile hai voglia di toccarla, viverla con tutti i sei sensi, di questo ha voglia Maria, scoprire che non è un solo un sogno, la stessa cosa che vuole Tommaso, o no? Vivere un sogno, costi quel che costi, ma Gesù sembra più uomo di quel che è, e Maria è una donna, non può toccarlo. Leggevo qualche giorno fa una frase di Fabrizio Falconi su FB: Gesù è il primo femminista della storia. Forse… ma lui è il primogenito, Dio in corpo di uomo, quel Dio che scende che mi piace tanto, scende e ti viene incontro, si incarna per capirti fin nel più intimo di te, dove tu non sei ancora arrivato.
Dio e la Sapienza esistono ancor prima del Creato intero, mancava l’anello di congiunzione che rendesse tutto armonico. Dio ha creato l’uomo, siamo tutti suoi figli, ma Gesù è particolare, il primogenito, colui che nasce per primo e comprende ed eredita i geni del padre/madre alla perfezione, tutti i figli che vengono dopo, come in ogni grande famiglia, sono più o meno scavezzacollo, lui no è l’esempio, la tradizione, la verità, l’essenza della famiglia, anche trinitaria. Per questo Gesù dice che non è venuto a cambiare nulla, nulla, non è venuto a professare un Dio morbido come burro che non è il re degli eserciti del primo Testamento.
In questo post ci sono due scene che amo, scene fondamentali che da sole sintetizzano l’amore di Dio e Dio stesso. Scene che ci ricordano che Dio è amore e misericordia ma è padre e come padre è anche severità e bisogno di essere ri-amato e ri-spettato. E’ genitore, a dispetto di tutta una linea più o meno dentro la chiesa, che vuole Dio un po’ troppo genitore permissivo, al passo con i tempi, dove i ruoli non sono ben definiti, ognuno deve capire l’egocentrismo dell’altro ma pensare prima ai fatti suoi e questo ci rende figli prodighi e padri fin troppo misericordiosi. La novità di papa Francesco, dal mio punto di vista, è anche qui: un Dio che è amore e misericordia senza confini ma anche genitore attento e severo perché i figli non si perdano e tornino tutti, prima o poi, a casa o comunque vogliamo chiamare il luogo in cui ci aspetta.
Ciò che amo in Gesù è questo suo essere dio pienamente conciliato con l’essere uomo, con tutte le virtù e i difetti, questo è l’amore che mi spinge a unire la professione di fede di Tommaso con il versetto di un salmo: “Mio Signore e mio Dio, … tu sei il più bello dei figli dell’uomo”. Questo non è sogno, anzi lo è, straordinariamente incredibile da essere reale, presenza viva che non riesci a relegare in un cassetto fra tante fotografie quando non ti va di seguirlo. Se nella tua vita è entrato, sia che tu gli abbia aperto la porta sia che sia entrato a porte chiuse, lo hai toccato e questo lo ha reso reale e indimenticabile.
nel libro “In nome della madre” di Erri de Luca, ho trovato un brano,pensieri di Maria come la madre. Vero è che questo è solo immaginazione del autore,però come possono essere reale
“Signore del mondo,benedetto,ascolta la preghiera della tua serva che adesso è una madre.Quando nasce un bambino la famiglia si augura che diventi qualcuno,intelligente,si distingua dagli altri. Fa’ che non sia così.Fa’ che questo brivido salito sulla mia schiena,questo freddo venuto dal futuro sia lontano da lui. Lo chiamo Ieshu come vuoi tu,ma non lo reclamare per qualche tua missione.Fa’ che sia un cucciolo qualunque,anche un poco stupido,svogliato,senza studio,un figlio che si mette a bottega da suo padre,impara il mestiere,lo prosegue.
Noi penseremo a trovagli una moglie,lui mi metterà sulle ginocchia una squadra di figli.Signore del mondo,benedetto,fà che abbia difetti,non si occupi di politica,vada d’accordo coi Romani e con tutti quelli che verranno a fare i padroni a casa nostra,nella nostra terra.Non ho più visto il messaggero,non l’ho più sentito:è segno che lascerai fare a me e a Iosef? Certo,ce ne occupiamo noi.Fa’ solo che questo bambino sianessuno nella tua storia (…)
Ti pregano già tanto di ricordare questo e quello. Scòrdati di Ieshu.”
@Agnese
Ho letto anche io quel libro. Sicuramente c’è fantasia ma una fantasia che non guasta, che fa amare ancor di più e poi Erri De Luca, come sicuramente sai si professa non credente ma di fatto legge e studia la Bibbia ogni giorno e si documenta molto prima di scrivere. Quei pensieri sono i pensieri di una madre qualsiasi, umana, che ama sopra ogni cosa e decide di stare dalla parte del figlio laddove gli riconosce serietà di principi e comportamento, anche se preferirebbe scegliesse un lavoro noioso ma senza rischi. E come ogni madre desidera un futuro luminoso e Maria è l’unica che sa che sarà tale dall’annuncio dell’angelo per questo prega e spera che il figlio non debba soffrire come sa che soffrirà lei, come ogni madre sa che i propri figli soffriranno, è la vita. Dio è sceso per venire incontro a noi questi libri che ci mostrano l’umanità di Dio, del Figlio e della famiglia terrena come le vite dei santi, a mio parere, sono utili per capire che fra noi e Dio non c’è distanza, lui è con noi nelle cose di tutti i giorni e non se ne sta su un altare a guardare per poi alla fine dividere solo le pecore dai capri. Un Dio meno da altare ci fa tornare e sentire figli.
Grazie Agnese
Quel sogno lo cerchiamo un po’ tutti, credo, soprattutto nei momenti in cui il buio della notte interiore non riesce a dare più nessun consiglio, quando le preoccupazioni e i problemi che la vita ci offre quotidianamente non trovano soluzione alcuna. E’ proprio quando ci sentiamo soli, in balia di un destino che non ha pietà, che inseguiamo quel sogno, o ce ne ricordiamo con un pizzico di egoismo innato; l’unico in grado di farci uscire dal tunnel, di darci un po’ di serenità, che non ci abbandonerebbe nemmeno “in caso di necessità”, proprio il caso in cui al contrario, siamo noi a cercarlo. E’ lì che ci rendiamo conto che l’uomo, da solo, arriva fino ad un certo punto. oltre non può.
Miserere di me, / che sono caduta a terra / come una pietra di / sogno, / Miserere di me / Signore, / che sono un grumo di lacrime.(……) Miserere di me, / che sono la tua pietà. / Mio figlio, / grande quanto il cielo. / Mio Figlio, / che dorme sulle mie gambe. / Mio figlio, / che non è più vivo.(….)/ Miserere della mia / grandezza, / miserere della mia stanchezza, / miserere della / misericordia di Dio. (A. Merini)
Il sogno più grande e più bello a qualunque costo, nonostante il risveglio, nonostante lo scoprirsi pietra proprio di quel sogno, diventato il dolore più sordo, più cupo, ingiusto. Maria si confrontava nel suo cuore….custodire il dono della misericordia del Padre è interrogarsi, è parola, accogliendo lo scandalo del dolore, del non comprendere, ma lasciando anche che la luce parli. La fede porta a credere ancora, e ancora, nel “mille volte si”.
@Stella
Si,ho scritto che questo è solo immaginazione del autore,perchè in verità nessuno sa cosa ha pensato Maria. Però penso uguale, anche se non sono madre,però lo so che madre,specialmente con primo figlio,vuole tenerla solo per se stessa,vuole diffenderla dal tutti male,per i figli si desidera sempre la vita migliore. E credo che anche Maria,anche con grande fede ma sempre essere umano,aveva gli stessi pensieri,specialmente che c’è anche un brano che dice che lei stessa vuole sacrifficarsi in cambio di suo figlio.Poi chiede scusa a Dio di questi tutti suoi pensieri.
Si,un libro bellissimo
grazie Stella
un abbraccio forte
@ Stella Maria
Grazie, veramente bello.
Scusate,scrivo ancora un altro commento.
Leggendo mio commento dove ho citato il libro “In nome della madre” (che ha fatto commuovermi,stavo quasi per piangere), mi è venuto un altro pensiero.
Giuseppe e Maria,rappresentano noi stessi,umani sul questo mondo,nostra vita,nostri desideri,nostri pensieri. Viviamo sul questo mondo e vogliamo e preghiamo per noi di questo che secondo noi abbiamo bisogno. A volte,a volte spesso, non otteniamo questo che vogliamo (cosi e in quel momento), ma soltanto perché Dio sa meglio di noi,perchè Dio sa vedere oltre, perché Dio fa tutto per nostro meglio,anche se a volte non riusciamo capire,anche se a volte dobbiamo passare tra le sofferenze,ma più importante in tutta questa storia è il finale, e solo Dio sa portare noi al questo meraviglioso punto.
Io mi fido di Lui.
@F
Grazie x aver letto.
IL SOGNO BELLO DI DIO
L’uomo creato a sua immagine e somiglianza.
” In sua etternità di tempo fore,
fuor d’ogni altro comprender, come i piacque,
s’aperse in nuovi amor l’etterno Amore”.
(Dante)