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da qui
I tuoi discepoli sono lì vicino: a volte sono più disorientati dei lontani, come avvertissero il peso insostenibile della tua fiducia, del credito concesso senza caparre o garanzie. Si riconoscono tra mille, perché non perdono un iota o un apice delle tue parole. Spesso hanno la fronte corrugata di chi si sforza di comprendere, lo sguardo troppo serio di chi sente inadeguato. Ogni tanto si guardano interdetti, come cercassero soccorso gli uni dagli altri. Capita che i dubbi e le paure s’incrocino con le tue dichiarazioni, come potessi indovinare ogni loro più recondito pensiero:
Voi siete il sale della terra: ma se il sale perdesse sapore, con che si salerà?
Ecco, vi ha colti in fallo un’altra volta; ha capito che, nonostante la buona volontà, siete ancora lontani dal suo modo d’intendere la vita. Vi ha pesato e trovato leggeri, inconsistenti: insapori e inodori, come tutti coloro che non sanno abbandonarsi e non scelgono la strada fino in fondo, costi quel che costi.
Il sale, così, non serve a nulla, se non ad essere gettato e calpestato.
L’aspettavate, la stoccata, il pugno nello stomaco destinato a stroncare ogni vostro – maldestro – tentativo. Quando parla così, gli occhi gli brillano; di notte, quello sguardo, fa paura: scava passaggi che raggiungono il confine incerto tra un sentimento e l’altro, tra il desiderio e il terrore d’essere scrutati nelle pieghe più invisibili dell’anima.
Voi siete la luce del mondo.
E’ il suo sistema: t’innalza alle stelle e ti trascina nella polvere. Preferisce la ferita della verità al balsamo tossico dell’ipocrisia.
Come può una città rimanere nascosta sopra un monte?
Ecco l’affondo: siete incapaci, vi sfuggono gli obiettivi più scontati.
Né si mette una lucerna sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché illumini la casa.
Facile per te: ma come possono, dei poveri cristi, fare luce? I momenti peggiori sono quando vi sentite nullità, pur militando nella cerchia più ristretta, pur essendo i discepoli eletti dopo una lunga notte di preghiera: finirà il tormento di sentirvi impreparati?
Così risplenda la vostra luce, perché vedano le opere buone e glorifichino il Padre, che è nei cieli.
Il lago è diventato una sfera tutta azzurra lanciata nel buio dell’universo. Ai bordi degli alberi spuntano, a macchie, ciuffi d’alloro e tulipani, ossi di dattero gettati laggiù dalle frange estreme della folla.

finirà il tormento di sentirvi impreparati?
L’ uomo un continua evoluzione si sentirà sempre impreparato ai cambiamenti, anche se sono questi cambiamenti che ci fanno diventare piccole luci per mettere la lucerna sul lucerniere , affinché tante piccole luci possano illuminare la strada lungo il cammino.
E’ già tanto sentirsi impreparati…l’uomo, in genere, non esercita l’autocritica, tende a giustificare i suoi comportamenti a trovare i cavilli giusti per continuare a fare ciò che più lo gratifica…Signore, aprici il cuore, aiutaci a vedere i nostri limiti, le nostre miserie,solo in questo modo è possibile , piano piano, incontrare l’amore che tu, continuamente, ci doni.
Il coraggio apostolico è seminare. Seminare la Parola. Renderla a quel lui e a quella lei per i quali è data. Dare loro la bellezza del Vangelo, lo stupore dell’incontro con Gesù… e lasciare che sia lo Spirito Santo a fare il resto. Papa Francesco
Tra cielo e acqua
Schiudi il tuo fiore immenso.
Rosa viva del vento mediterraneo.
Prendi quell’aria di negra
coi tuoi monili di datteri
ed evochi la Gòrgone assorta.
Accanto alle onde sei
un ragno-cicogna
che tesse il sale e lo iodio
dei ritmi
e che sogna sulla sabbia
sotto il suo piede squamoso
un paese tutto di stagni
azzurri.
F.G.Lorca
Facile per te: ma come possono, dei poveri cristi, fare luce?
I ” poveri cristi” per fare luce devono affidarsi a Gesù ,cercare di scavare dal profondo per comprendere anche quelle parole che in superficie non sono abbastanza chiare per il loro intelletto, e scoprire che esiste una piccola fiammella che alimentata con l’ olio della fede può dare luce in una stanza dove c’è buio fitto.Detta così sembra abbastanza facile ,ma non lo è ,perché più volte si rischia di cadere nel baratro pensando di fare la cosa giusta.In soccorso viene la preghiera e la perseveranza,la voglia di scavare sempre più in profondità e scoprire la Verità che può farti brillare come una stella fra tante stelle in cielo.
OSSI DI DATTERI
E’ un confine, d’ossi di datteri, tra la folla, “pecore senza pastore”,
guardate dalla compassione divina e, i discepoli, toccati dalla divi-
na dilezione, scelti dopo una lunga notte di preghiera.
E’ la preghiera dell’umanità del Signore Gesù che implora il Padre
dei cieli e che corre accanto,e,nell’ininterrotta adorazione del Verbo
in seno a Dio: flusso divino, eterna circolarità amorosa trinitaria,sor-
gente e ritorno d’inenarrabile gloria. La preghiera del Verbo incarna-
to non è neppure sfiorabile dalla capacità di comprensione dell’intel –
letto, arriva come attimo di bagliore, attraverso l’oscuro inten-
dere del mistero divino, ed è sempre ascoltata.
L’ammaestramento divino che sorprende i discepoli per la novità e
forza “di un linguaggio mai inteso”, dovrà passare sulla loro scabro-
sità per farsi germe di mutamento e suscitare da semplici pescatori :
pastori, lampade di chiara luce, sale della terra e poveri: “senza bi-
saccia nè calzari” col solo carico della Buona Novella da sparpaglia-
re come seme nel cuore dell’universo.
@ Fabrizio: Isaia.
“Illumina gli altri e ti illuminerai” e “la tua luce sorgerà come
aurora”.
Avverrà, per la gloria stessa dell’annuncio de “Il mio Vangelo”.
Divisi a metà, uomini in bilico fra il bianco e il nero, sospesi nella vita come funamboli in cerca di corde, combattuti fra l’apatia che logora le coscienze e la meraviglia che si prova nel vedere la luce di una stella brillare nel fondo nero della notte. Crociati integralisti di un Dio che difendiamo con la spada , capaci nello stesso tempo di sporcare i muri con il sangue, in Suo nome, piuttosto che pubblicani o prostitute capaci di piangere e godere della carezza di uno sguardo che ti fa innamorare ancora una volta della vita. Sempre sul crinale, alla ricerca dell’altra metà che ci completi e che ci renda complici nella sofferenza e nella gioia, uno con e per l’altro.
Io ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque, là dove meno da intero uno osa credere
Il visconte dimezzato, I. Calvino
IL SASSO NELLO STAGNO
amore è superare
andare oltre
non restare attaccati
al proprio io
amore è fare
come fa Dio
che si abbandona a te
che si consegna
nelle tue mani
che incoscienza!
amore è fare senza
del piccolo interesse
dell’egoismo che tesse
la sua tela
di ragno
e non getta mai
il suo sasso nello stagno.
Fabrizio Centofanti
“Viviamo all’ingrosso,sorvolando sul dettaglio che rivela la fonte da cui proviene tutto.Culliamo l’illusione di vivere di slancio una gioia divisa dalla matrice profonda; ma il percorso è inverso;ci è stato dato un codice con gli elementi del flusso vitale,l’energia che ridà vita agli atomi della nostra struttura personale:è il dono per antonomasia,la memoria che occore custodire”
“Ecco l’uomo” Fabrizio Centofanti
Deserto e fiume in Terra Santa: un ricordo di d.Fabrizio, nel-
l’omelia di domenica.
Un fiume, -torrente del fuoco-, attraversa il deserto,
il Cedron-oscuro scorre tra le dune che “fioriscono
come fiore di narciso”. Nel deserto di Giuda, lungo il
-torrente dei dolori e dell’ignominia-, fiorì dal cuore di Davide
il salmo 63: “un’anelante ricerca di Dio, vertice della religiosi-
tà veterotestamentaria”.
E’ bella questa pagina,ci fa avvicinare discepoli di Gesù come tutti noi,non qualche supereroi,ma normali,mortali,come noi. Semplicemente hanno risposto alla chiamata di Gesù,anche se non hanno capito quasi niente,però loro cuori hanno detto-questa è la strada giusta nella vita!
Loro hanno fatto un cammino come facciamo noi,con passi falsi, cadute,ma comunque andare avanti dietro Gesù,ascoltando la Sua Parola.
Vorrei citare qua una persona che conoscono tutti,anche se centra poco con Vangelo,però mi piacciono le sue parole:
“Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”- Michel Jordan.
In modo semplice,sincero,dice che non dobbiamo scoraggiarsi con nostri fallimenti,cadute,ma dobbiamo proseguire la nostra strada guardando al obiettivo dove vogliamo arrivare,alla nostra meta,la strada che ci porta a Dio.
Discepoli che ha scelto Gesù erano come siamo tutti noi, allora noi tranquillmente possiamo essere discepoli di Gesù.
”E’ il suo sistema: t’innalza alle stelle e ti trascina nella polvere”
Il sale e il lievito, che accresce e fa crescere.
L’Amore, che ci taglia, che ci scuote, anche con forza, che ci trova anche maldestri e impreparati, ma che non bacchetta mai lezioso.
“Perché come l’amore v’incorona così vi crocifigge.
E come per voi è maturazione, così è anche potatura.
E come ascende alla vostra cima e accarezza i rami più teneri che fremono al sole,
Così discenderà alle vostre radici che scuoterà dove si aggrappano con più forza alla terra.
Come fastelli di grano, vi raccoglierà.
Vi batterà per denudarvi.
Vi passerà al crivello per liberarvi dalla pula.
Vi macinerà fino a farvi farina.
Vi impasterà fino a rendervi plasmabili.
E poi vi assegnerà al suo fuoco sacro, perché possiate diventare il pane sacro nei sacri conviti di Dio”.
(Kahlil Gibran, Il Profeta)
Dubbi e paure s’incrociano quando scegli di percorrere la strada fino in fondo, quando decidi di intraprendere un cammino di Fede: per questo è necessaria una guida spirituale che ti consigli, che sappia innalzarti alle stelle quando hai bisogno di sicurezza, e trascinarti nella polvere quando l’orgoglio e la superbia prendono il sopravvento e rischi di perdere di vista l’obiettivo giusto, il Bene, mettendo avanti te stesso.
Sentirsi inadeguati poi è il sentimento più ricorrente.
Una volta un sacerdote mi ha detto che Gesù scelse i peggiori e non i migliori, per testimoniare la Sua Gloria, e così, allo stesso modo, ancora oggi noi siamo chiamati a far parte, ad esempio, di una comunità, quindi non perchè siamo i più meritevole, ma poichè ne abbiamo più bisogno di altri…