30. Un peccato così grave

[youtube=https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=RgtEUr_n9vM]

da qui

Sceso dal monte del tuo non-discorso sei circondato ancora dalle folle. Ecco che cosa è impossibile che manchi, che è vero prima che succeda, perché la gente accorre dove trova ciò di cui ha bisogno, e se ignorasse l’esistenza del Messia, lo troverebbe in un luogo, un evento, una persona, così come il lago di Genesaret riflette le nuvole e la costa, come un dio minore parla d’eternità anche se tace. Solo allora si scopre che il vangelo non è fatto di papiro, di carta o di pixel informatici, ma si nasconde nelle foglie del fico, nel fiore giallo del campo, nella farfalla che vive solo un giorno. La Scrittura è un riflesso della luce abbagliante dell’immagine divina, che trapela, per esempio, dalle piaghe del lebbroso che ti viene incontro, trasgredendo la torah che lo vuole segregato, che gli ingiunge di gridare immondo!immondo! ogni volta che appare l’ombra di un cittadino all’orizzonte. Ma cosa gli importa della legge, ora che l’ombra è il profeta nazareno, capace di guarire, di annunciare un regno senza male né pianto né dolore? Qui si gioca tutto: forse, persino l’Unto del Signore gli dirà di allontanarsi, per rispetto alla Legge, perché il lebbroso è un maledetto, chissà che peccato avrà commesso per essere punito, in un modo così orribile, da Dio. Il cuore gli batte all’impazzata fra le piaghe purulente, in mezzo alle squame che cadono una dopo l’altra, perché il destino dell’escluso è sparire pezzo a pezzo, sentire la vita lasciarlo a poco a poco, svanire gli amici a uno a uno, perdere gli affetti e persino la memoria del tempo in cui era ancora capace di sorridere. Sì, è l’occasione della vita: ora si getterà in ginocchio, implorerà il miracolo impensabile, perché la guarigione di un lebbroso equivale alla rianimazione di un cadavere. Fisserà i suoi occhi disperati nello sguardo del Messia, che ha detto beati voi, che ora piangete, perché riderete; e lui non chiederebbe molto, solo di sorridere di nuovo, di tornare da sua moglie, dai bambini, che da quando si è ammalato non ha ancora potuto rivedere. Anzi, non gli interessa più che lo guarisca, è sufficiente questo slancio, lo straccio di speranza che l’ha rimesso in piedi, lo fa correre verso qualcosa che non è l’avvilimento di ogni giorno e di ogni notte, quando i sogni sono pezzi di esistenza che si staccano e franano nella fanghiglia putrida dell’accampamento. Signore, se vuoi, puoi guarirmi! Il volto di Gesù si è fatto duro, ha un fremito d’indignazione: chi ti ha ridotto così, chi ti ha fatto soffrire così tanto? Lo voglio, figlio, sii guarito. Ma non farlo sapere, perché non devono credere ai miracoli. E’ all’amore che devono credere, l’unica forza capace di guarire. Va’ dal sacerdote, digli che nessuno ha un peccato così grave da essere costretto a stare solo.

16 pensieri su “30. Un peccato così grave

  1. bioraffaella

    Basta poco per farti terra bruciata attorno, basta poco per essere trattato come un lebbroso,è vero ! “nessuno ha un peccato così grave da essere costretto a stare solo.” Però. colui che si trova solo,colui che sta per attraversare un lungo deserto è colui che non confonde l’ oasi di salvezza per un miraggio e per questo non si lascerà, morire , ma avrà il coraggio di dire :- Signore, se vuoi, puoi guarirmi!
    E il Signore lo vuole perché ci ama,ma l’ amore non basta ci vuole anche la fede .La guarigione non è mai unidirezionale,è bidirezionale,poiché per guarire dobbiamo anche volerlo!

    Rispondi
  2. RossellaT

    Va’ dal sacerdote, digli che nessuno ha un peccato così grave da essere costretto a stare solo.

    Questa frase racchiude tutta l’essenza del Vangelo: la misericordia di Dio davanti ai nostri peccati e la spinta ad uscire da noi stessi per andare l’uno verso l’altro. Ricordo che una volta in chiesa ci hai detto che Gesù ha fatto un’omelia di una sola riga, per me questa frase è l’omelia più bella.

    Rispondi
  3. M&C

    – è sufficiente questo slancio, lo straccio di speranza che l’ha rimesso in piedi

    La vera morte, forse il peccato più grave, è non avere più nessuna speranza, è sentirsi soli e non amati, perdere la voglia di vivere ed il desiderio di essere felici: è la disperazione di non credere che Gesù, con il Suo Amore, può cambiare la nostra vita, ma ancora credere di dover fare tutto da soli.
    Dio non ci lascia mai soli, semmai siamo noi che a volte ci allontaniamo da Lui; ma, nel Suo infinito Amore, ci rimane sempre accanto, anche in silenzio, perchè ci lascia liberi di scegliere, ed aspetta solo il momento in cui ricominciamo a cercarLo, con fiducia ed umiltà, per manifestarsi e guarirci da ogni malattia o ferita, e salvarci.

    Rispondi
  4. M&C

    Quando un povero muore di fame,
    non è perchè Dio si sia dimenticato di lui.
    Accade perchè nè io nè voi,
    ci siamo preoccupati di offrirgli ciò di cui aveva bisogno.
    Ci siamo rifiutati di agire
    come strumenti di amore nelle mani di Dio,
    per offrire al povero,
    uomo o donna che sia, un pezzo di pane,
    per procurargli una veste con cui ripararsi da freddo.
    Questo accade perchè non abbiamo riconosciuto Cristo
    quando, ancora una volta, si è mostrato
    sotto le sembianze del dolore
    nel corpo di un fratello intirizzio dal freddo,
    morente di fame,
    quando si è rivolto a noi come un essere solo,
    come un bambino perduto
    alla ricerca di un luogo in cui ripararsi.
    Madre Teresa di Calcutta

    Rispondi
  5. robysda

    L’indifferenza dell’uomo è capace di raggiungere livelli tali da portare l’uomo stesso alla disperazione più completa. Sentirsi soli, afflitti o abbandonati, credo sia del tutto umano, per tutta quella povera gente che nella nostra bella società non è degna nemmeno di un sorriso. Non sono loro i peccatori soltanto perché perdono la speranza, lo siamo noi nel non sapergliela restituire.

    Una volta una persona che vive sotto le stelle mi ha detto: “Ma tu che ne sai che significa vivere per strada? Devi difenderti, devi stare sempre sveglio, altrimenti ti ritrovi nei casini senza accorgertene”. Ho capito come in quei casi il grande amico è soltanto una bottiglia; urli, piangi, imprechi, se riesci dormi e domani è un altro giorno.

    Rispondi
  6. F

    UN PECCATO COSI’ GRANDE
    “Tardi t’amai bellezza sempre antica e sempre nuova,
    tardi t’ amai”
    (S.Agostino).

    Rispondi
  7. F

    Il peccato è : NON-AMORE; è annullamento di comunione, è
    -peso- di gravidazione in abissi di lontananza e solitudine.
    ” Cristo, pensoso palpito,
    Astro incarnato nell’umane tenebre”, *
    l’uomo, un respiro amato, accogli in Te:
    “Sangue mio dolce
    e caro”. *

    * (Ungaretti- Turoldo)

    Rispondi
  8. agnese

    Spesso capità che nel momenti di qualche disgrazia gridiamo:ma cosa ho fatto di male! Come ci fosse vero un pensiero-faccio brava, ricevo una caramella come premio.
    Sarebbe troppo facile,perchè per vivere veramente ci vuole non soltanto la gioia ma anche pianto,dolore.Solo cosi si sente la vita, cosi si impara amare,anche prossimo, si impara essere felici.
    Per vivere bisogna sentire la vita.

    Rispondi
  9. agnese

    Noi,con cervello umano,proviamo a capire perché qualcuno buono muore,era una brava persona,invece Dio l’ha portata via,invece ci stanno tanti disgraziati che “valgono a nulla” e camminano ancora sulla terra. E’ il nostro giudizio-buoni lasciamo,cattivi via.
    Ma noi,non possiamo capire progetto di Dio.
    Mio zio,morto qualche anni fa di tumore;per due anni soffriva tantissimo,per due anni lo tagliavano pezzo per pezzo provando salvare.Morto.Sofferto tanto,anche se era una bravissima persona, un santo. Nel ultimi mesi di vita ha scritto una bellissima poesia come saluto con la vita,mi ha colpita la frase:Dio, perdona me peccatore. -Zio,ma quale peccati tu hai?!-ho detto.
    Mio amico morto giovane,aveva 44 anni,per ultimo anno quasi non usciva più dal ospedale,erano i giorni che dal dolore non riusciva alzare telefono. Era una bravissima persona,che voleva bene al tutto mondo. E’ morto.Vero,Tomasso non aveva più la forza per combattere,si arreso.
    E perché spesso, quando muore un “cattivo” si dice-tanto si è meritato.
    Perché alcuni “buoni”muoiono e alcuni “cattivi” vivono?
    Noi non lo sapiamo.Ma forse, perché questo buono ha fatto suo compito sulla terra e Dio ha per lui un altro progetto? e questo “cattivo” rimane,perchè Dio lo vuole dare a lui un’altra possibilità per cambiare la sua vita? Noi non lo sapiamo, lo sa solo Dio,noi possiamo cercare solo nostre spiegazioni per consolarsi.
    Ricordo che c’è un brano nel Vangelo “pensate che questi che sono morti nella torre(?) erano più peccatori? No!”
    Noi non conosciamo progetto di Dio,noi non possiamo giudicare Dio.
    Io sono sicura che Dio tutto che fa,fa per nostro bene.Tutto qui.

    Rispondi
  10. F

    ” E’ all’Amore che si deve credere”,
    perchè l’Amore è eterno, è risanamento, è memoria e nostalgia
    del passo di Dio nel giardino del cuore, quando si stava la sera
    accanto come amici: Dio e l’uomo: nodo ancestrale, annullamen-
    to di ogni solitudine, un accadimento nel sogno di Dio, “vero pri-
    ma ancora che accada”. E dopo la perdita del paradiso, “perdi-
    ta della memoria del tempo in cui si era capaci di sorridere”, “pri-
    ma ancora che accada”,in Dio, gusto del ritorno a quella origina-
    ria complicità, al rinascere d’intimità, all’incredibile spartire di glo-
    ria con creature che scelsero la morte e che la Vita vuole risusci-
    tare. Una necessità di riconquista fino alla violenza della croce e
    allo spargimento di sangue, per un “dolore immedicabile”,un amo-
    re indimenticato, nato nell’eternità.

    Rispondi
  11. pam

    “Solo allora si scopre che il vangelo non è fatto di papiro, di carta o di pixel informatici, ma si nasconde nelle foglie del fico, nel fiore giallo del campo, nella farfalla che vive solo un giorno”.

    Un panteismo d’ Amore, un Dio che sembra un sole estivo a raggiungere tutti, da chi, per gli schemi, è ‘’intoccabile’’ a chi è, forse, fin troppo piegato sulla sola scrittura, che non inaridisce ma scalda il cuore e invita a trasmettere di mano in mano, a ogni mano, un suo raggio di vita.
    http://youtu.be/1hiEXwyto4k

    Rispondi
  12. Ernesta Scappaticci

    “ma si nasconde nelle foglie del fico, nel fiore giallo del campo, nella farfalla che vive solo un giorno”… questo è il miracolo che ha guarito il lebbroso, e guarirà chi piange oggi, perché riderà domani quando dalle sue lacrime, che hanno bagnato il terreno, spunterà un piccolo germoglio chiamato Amore.
    La farfalla volerà felice da un fiore all’altro in una danza senza fine e tu ti commuoverai di nuovo perché finalmente vedrai.
    Sentirai ancora il battito del cuore che stavi cercando quello che batte col tuo…ho ritrovato me stessa.

    grazie.

    ernestina. mi perdo spesso, come spesso mi ritrovo. questa è la mia fede. quanti dubbi! che fuggono al primo Padre Nostro che sei qui con noi abbi pietà di me.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *