Archivi tag: Sergei Rachmaninov

Una cosa

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Eppure c’è da qualche parte il nodo,
la chiave che la porta possa aprire,
nonostante l’oscuro aggrovigliarsi
dei rifiuti. Soltanto ti domando
una cosa: perdona il lungo oblio,
la sosta nel peccato, l’ostinarsi
a respingere il tuo dono. L’altro
non posso convertirlo, non sta a me
aprire i cuori al suono della Voce,
accendere il profondo desiderio
della tua epifania. Mi siedo ancora
sul solito terrazzo dell’attesa,
dove verrà l’amico, sulla Croce.

Vorrei

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Vorrei farti felice, nonostante
le spine che il Signore non estirpa,
per qualche suo motivo. Vorrei darti
le certezze che cerchi, fra le tante
paure che attraversano la mente,
quando mi pensi in giro. Solamente
amarti, all’incrocio delle strade
dove il corpo si è già trasfigurato,
e si è incarnato lo Spirito Santo,
e, del peccato, non rimane niente.

Ci manchi, Claudio

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Questo è il prologo

di Federico Garcia Lorca

Vorrei lasciare in questo libro
tutto il mio cuore.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissuto ore sante.

Che pena quei libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
e lentamente passano! Continua a leggere

All’ultimo traguardo

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Vorrei suonare così, senza sforzo
apparente, con mani vellutate
sui tasti della vita, pause lievi
sospese sulle gioie e sui dolori,
scatti improvvisi di rabbia e paura,
sussulti di passione, come due
che si amano nel bosco, mentre il sole
tramonta piano piano, nella mente,
lasciando che da dentro nasca un sogno
di note che s’inseguono cantando
canzoni solo nostre, variazioni
sul tema dell’amore e della morte,
tagliare il nastro all’ultimo traguardo
con il cuore che batte ancora forte,
danzando.

Solo ora

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Voglio scrivere, oggi, come viene,
come non fossero mie
le mie parole,
ma di uno che passi qui per caso,
che scelga di lasciare il suo ricordo
come un graffito sul muro di casa,
che trovi appena alzato, la mattina.
E vorresti imprecare, ma a rifletterci
bene, è quello che pensavi pure tu.
E’ te che voglio, non mi domandare
perché né come: io so che di quest’anno
si salva solo il sogno, l’intuizione
che sì, l’amore vince, che di tutto
questo correre da una meta all’altra,
solo il viaggio si salva, il desiderio
affamato di senso, l’emozione
di dirti ciò che sento. Solo ora
ti scrivo come viene: le parole
stavolta sono mie, come un graffito
sul muro del tuo cuore, del mio viaggio.

Un grido

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Non è così difficile, a pensarci,
anzi, sarebbe sufficiente fare
come quando si parte e non c’è verso
di fermare la corsa, di arrestare il vento
che senti scatenarsi dall’interno,
come un invito a credere nel volo.
Va bene, dici, ci provo di nuovo,
perché è impossibile salpare senza
quest’atto di fiducia, l’intenzione
di andare dove vuole Chi ne sa
più di noi senza farlo mai pesare,
arroventando il fondo del tuo cuore,
accarezzando l’ultima emozione
che strappa un grido di felicità.

Rendez-vous

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Non manca molto, credo, al rendez-vous
previsto già da un anno, come vuole
Colui che tutto può. E nel frattempo
si prega, si perdona, si sprofonda,
a volte, nella melma del dolore.
Di questo tempo ci ricorderemo,
un giorno, quando il mondo sarà quello
che avevamo sognato, e le ferite
saranno versi tristi ma preziosi
della poesia di Dio, dell’ombra, in fondo,
lasciata lì dal lembo del mantello.

30. Un peccato così grave

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Sceso dal monte del tuo non-discorso sei circondato ancora dalle folle. Ecco che cosa è impossibile che manchi, che è vero prima che succeda, perché la gente accorre dove trova ciò di cui ha bisogno, e se ignorasse l’esistenza del Messia, lo troverebbe in un luogo, un evento, una persona, così come il lago di Genesaret riflette le nuvole e la costa, come un dio minore parla d’eternità anche se tace. Continua a leggere

84. Davanti al figlio

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Ti chiedi se non sia del tutto inutile continuare a perlustrare il blocco degli appunti. Lo guardi con una certa diffidenza, come se quella che era la tua Bibbia fosse adesso un libro indecifrabile, pieno di enigmi senza soluzione, a cominciare dal tuo amico che inseguiva l’impossibile, l’ennesima vittima dell’utopia. Continua a leggere

33. Abbaglianti

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Non ricordi neanche più perché ritorni qui, trascinata da un’immagine o un pensiero; né ricordi perché piangi ogni volta che il mare, dietro le dune, appare col bagliore di un azzurro che è impossibile distinguere dal cielo. Continua a leggere

20. Guarisci

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Già, Chiaraluna. Ti sembra che tutto torni a lei, che ogni filo delle tue giornate porti alla stanza verde e bianca, piena di macchine che indicano cifre, medici e infermieri che volteggiano come farfalle stanche da un paziente all’altro, l’odore dell’alcol, le scatole dei farmaci, il banco pieno di carte, l’universo chiuso in cui tutto e nulla accade, dove ogni respiro pare un regalo della provvidenza. Continua a leggere

82. L’unica cosa

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E’ appollaiato sul tavolino di colore blu, trasparente, come il resto della stanza. Ti sembra che possa scrutare anche te, oltre i vestiti e il corpo, fino ad afferrarti l’anima: è così che funziona uno scrittore? Non dice una parola, continua a battere sui tasti, come un pianista assorto nella performance della vita. Ti viene in mente un concerto di Rachmaninov, condotto da Ashkenazy già maturo, coi capelli bianchi. Percepisci nettamente le onde sonore che approdano alla camera dal letto sospeso, proprio come il cuore. Che stai cercando? Senti che il ritmo regolare scandito dalle dita può condurti finalmente in porto. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro. Perché non si volta, possibile sia tanto preso dal lavoro? E poi, scrivere è un lavoro? Qualcuno ha detto che l’attività del romanziere sia soltanto un hobby, una passione per privilegiati. Forse ha un mestiere e si rifugia qui quando ritorna stanco da un giorno di ferite e nervosismo, per questo si concentra così, dimenticando il resto. Perché ti ha chiesto, allora, se volessi entrare? Sarà l’apparizione improvvisa a suggerirgli un progresso nel racconto? O forse aspettava un’altra donna, un amore perduto che tornasse sui suoi passi, che decidesse di abbracciarlo un’altra volta; e invece ha visto te, che gli hai fatto balenare uno spiraglio, il miraggio di una nuova relazione che potesse smorzare il dolore della perdita, la nostalgia che toglie il respiro e l’appetito. Ti avvicini lentamente: sul tavolo minuscolo, oltre il portatile, c’è una tazza di caffè e un pacchetto di Winston blu da dieci, vuoto. Potresti offrirgli delle sigarette. No, troppo scontato. E se facessi l’offesa, perché non ti ha rivolto la parola? Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.
Mi scusi, ma rischiavo di perdere il filo. Quando è arrivata, l’ho collegata a una visita di poco precedente, un uomo che mi ha raccontato la sua storia, forse per sfogo, o per chiedere un consiglio. Vedendola, ho pensato che il pezzo mancante fosse lei. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta. Mi può dire il suo nome?
Marika.
E’ il nome che aspettava. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto; si chiede anche se venga prima la trama del mondo, in cui si cerca disperatamente una scintilla di bellezza, o sia il libro a dare un senso altrimenti sepolto sotto la coltre spessa di dolori e di abitudini, le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.

79. In diritto

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E’ incredibile Parigi, vista da qui: un reticolo ordinato, un disegno fatto di triangoli in cui si stipano le case tutte bianche, almeno così sembra, ed è normale: tutto quello che appare da lontano ha una forma soffice, neutra, un aspetto piacevole e indolore; Continua a leggere

74. Fino a oggi

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Vuoi proprio saperlo?
Sì, voglio saperlo.
Sei emozionato: oltre il ponte, le immagini sfumano, ormai sono una nebbia fitta che avvolge ogni cosa, tranne la parte della balaustra dove puoi leggere più distintamente, forse per contrasto: Fofner, sei la mia vita. Continua a leggere

60. L’ultima volta

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Dimmi ancora di Sonia.
E’ una storia strana. La figlia del dottore è enigmatica, per certi versi incomprensibile, come tutti i nati il 29 febbraio: originali, imprevedibili; come potrebbe essere altrimenti, visto che festeggiano un anno su quattro il compleanno? Continua a leggere

31. Ritorna?

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E’ una strana situazione. La guardi bene, non ti eri accorto che fosse così bella. Che fare? Mattea è sparita, dopo averti vomitato la sua rabbia. Tornerà? Dicono che l’amore ritorni, certe volte. E se morisse per sempre? Per questo l’hai portata al cimitero e sostate in silenzio davanti alla tomba di Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre? C’è una pianta grassa in un vasetto, con rami secchi che si slanciano in alto come cercassero qualcosa. Anche tu cerchi qualcosa. Ma all’improvviso cambi idea: Continua a leggere

79. Il gabbiano

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Quanto ci vuole per arrivare giù? Il vento è una carezza gelida che fatica a regalarti un po’ di tenerezza. Tutta la vita in un momento, dicono; è vero: le immagini di te bambina, i colori del tramonto, la sabbia che scotta, il compagno di scuola con la mano macchiata dalla penna stilografica. Cosa penserà? Avresti potuto aspettare, lasciarti prendere dalla mano forte, farti guardare dagli occhi neri e dolci: vi leggevi una nostalgia sfuggente, quasi gli pesasse conoscere i pensieri, non poter fare a meno di vedere dentro il dolore della gente. Continua a leggere