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da qui
Sei salito sul monte, un’altra volta. Non c’è niente di più bello, per te, che ritrovarti con il Padre, nella notte, quando il silenzio è una voce sottile che ricorda, ogni volta, da dove vieni e dove vai. Si chiedono come faccia a resistere senza mai dormire: non lo sai nemmeno tu; certo, ti capita di crollare all’improvviso, come la volta sulla barca, quando le onde v’incalzavano e tu non t’eri accorto di nulla, fra lo stupore generale. Ti senti cullato dalla vita, una forza potente lavora per te, ti porta dove vuole, mentre tu devi solo affidarti docilmente. Sei tentato, a volte, di uscirne, sperimentando una tua idea, che ha tutta l’aria di un’illuminazione. La tentazione non ha mai un volto cattivo, anzi, si presenta bella a pensarsi e a realizzarsi. A volte è difficile distinguere: per questo, la notte, ti arrampichi sul monte, dove nessuno può arrivare a interferire. Qui non è possibile sbagliare, sei in sintonia perfetta con il Padre, interpreti ogni segno per il verso giusto. Se deviassi a destra o a sinistra ti troveresti il tentatore sulle spalle, il nemico che pianta i suoi artigli al centro esatto della volontà, pronto a gridare vittoria per ogni cedimento. E’ qui, sul monte, che hai imparato la misericordia per le vittime delle sue macchinazioni: sai di che silenzio c’è bisogno per vedere nella propria coscienza come in uno specchio. Ed è qui che preghi anche per loro, che faticano tanto a starti dietro, che spesso si guardano allibiti, spiazzati da proposte sempre fuori degli schemi. Qui capisci chi siano coloro di cui ti puoi fidare, chi potrà comunicare il tuo messaggio quando, come tutti i profeti, riusciranno a farti fuori. Sai che tra loro ci sarà anche chi non saprà mantenersi fedele fino in fondo, sarà sicuro d’essere guidato per una via diversa dalla tua, qualcuno su cui satana poserà gli artigli senza toglierli mai più. E’ una ferita che ti porti dentro, anche qui, nel silenzio della notte, mentre il Padre suggerisce i nomi dei prescelti: Simone e Andrea, suo fratello, Giacomo e Giovanni, Filippo e Bartolomeo, Matteo, Tommaso e Giacomo di Alfeo, Simone lo zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota. Ecco, la fitta che ti brucia, ti costringe a piegarti, a inginocchiarti: Padre, liberami, se pensi che sia bene. La voce sottile ti raggiunge, nella notte piena di stelle, ora che il mondo è un punto invisibile nel caleidoscopio di luci brillantissime. Sia fatta la tua volontà, però, non la mia. La puntura dell’artiglio si allontana, e un sorriso ti sboccia sulle labbra: ti rialzi felice, scendi tutti dormono, sognando ciascuno una sua propria, disperata libertà.

Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.
Sì, al bosco sacro e all’ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione.
E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà
Sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze.
Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.
Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti
Se non spezzando le catene che all’alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l’ora del meriggio?
Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.
E cos’è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi?
L’ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte.
Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici,
Neppure riversandovi sopra le onde del mare.
Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto.
Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri,
Se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio?
E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l’avete scelto.
E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v’incute.
In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire,
Ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio.
Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi.
E quando un’ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un’altra luce.
E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.
(K. GIBRAN)
Sia fatta la tua volontà, però, non la mia
È doloroso se non alquanto difficile pronunciare queste parole,ma fino a quando non accetterai la tua croce il dolore giungerà fino alle ossa , solo quando dirai “sia fatta la tua volontà” il dolore che hai in fondo al cuore ,sarà più lieve fino a scomparire del tutto, poiché l’ abbraccio di Dio è come l’ onda del mare che ti culla in una notte piena di stelle.
LA PUNTURA DELL ‘ARTIGLIO
La puntura dell’artiglio è metafora di Satana, della tentazione,
del peccato che attanaglia con dolore indicibile, è l’alito della
divisione come vento tra rami del deserto e frastuono nel mez-
zo dell’essere, è fuoco sulle lacerazioni, gelo per la perduta ca-
rità ed è anche nostalgia del Paradiso perduto.
La liberazione, nel Signore Gesù, è un cammino di ascesa, è
risalita al monte divino per ritrovare, nell’aria trasparente, il
nascondiglio di Dio.
Anche il Signore Gesù, nella sua esistenza terrena,conobbe la
puntura dell’artiglio- nel dolore, nella dissacrazione,nel tradimen-
to e nella morte
Cometa di ogni firmamento, fu posto in una mangiatoia, e la divi-
nità, nel più bello tra i figli dell’uomo, uscì da Nazaret, terra di nes-
sun bene. Nei suoi brevi anni mentre passava beneficando,ven-
ne ritenuto amico di Satana e nelle dolcezze dell’amicizia fu tac-
ciato di beone e mangione.Nella notte, del desiderio desiderato,
entrò nella bocca del tradimento, finendo nell’orto in sudore di san-
gue, il suo corpo tempio della divinità. Il suo amore, più forte della
morte lo portò sulla croce, inchiodato tra cielo e terra, maledetto
e abbandonato, Colui che è l’Amato dal Padre e la sua gloria.
Il Signore Gesù, mistero nascosto da secoli in Dio, è essenza di-
vina troppo alta per il nostro sentire, è un oceano del quale non
toccheremo mai le sponde.
Sia fatta la tua volontà
Sono parole difficili da pronunciare, solo con la forza della preghiera si può aderire a questa obbedienza. Abbandonarsi con fiducia a Dio, arrendersi al Suo amore è l’unico passo che ci può allontanare e riscattare dal peccato.
“tu devi solo affidarsi…”
forse questo che racconto sara` una cretinata,pero` sono le cose che non si dimentica
Devevo partire per un mese,ho preparato la valiggia,extra piena che non riuscivo alzarla.Ho trascinato fuori la porta.Devevo arrivare alla piazza Tiburtina e devevo andare 10 minuti a piedi alla fermata di autobus,poi prendere trenino,poi prendere metro e ancora un pezzo a piedi. Ho chiuso la porta,ho guardato alla mia valiggia impossibile per alzarla,ho guardato nel cielo dicendo:Dio,mi metto nelle tue mani; e sono partita. Quando sono arrivata,ho consegnato la valiggia,mi sono messa seduta e…mi sono resa conto che non so come sono arrivata,ma per tutto tempo non ho sentito per niente peso della mia borsa. Dio ti ringrazio-ho detto.
“tu devi solo affidarsi docilmente”
“Sia fatta la tua volonta`,pero` non la mia”
come difficile affidarsi totalmente nelle mani di Dio,perche` ogni uno di noi ha propria “visione” di questo che vuole ottenere,e` difficile affidarsi a Dio per prendere questo che offre Lui,perche` non si fidiamo,solo con tempo, a volte,riusciamo capire che Dio ha fatto la cosa giusta per noi.
Ricordo dalla mia infanzia il quadro:Gesu` che sta pregando sul monte del olivo. Questo quadro stava a casa di miei nonni e io ogni mattina e ogni sera mi inginocchiavo davanti questo quadro (che era enorme) e guardavo in faccia di Gesu`.Lui,inginochiato,con le mani appogiate sulla pietra,intorno a sua testa la luce e Lui che guarda in su,concentrato nel dialogo con Padre, come ci fosse non esistesse niente che lo poteva distrare in quel momento.
Pregare come Gesu`,con un sorriso di fiducia a suo Padre:”sia fatta la tua volonta`”
La puntura dell’artiglio, il Belfagor che si fa spazio con insistenza tra un’insicurezza e la paura di scoprire una verità, il mostro che attecchisce nella debolezza, nella mancanza di coraggio, che ci opprime, spingendoci quanto più possibile verso il basso. Chi non lo conosce? E ce ne vuole di tempo per cacciarlo, trova sempre il modo per emergere, per dipingere di rosso il tramonto dell’insieme, accecando gli occhi con una bellezza sconvolgente. Ma forse, solo provocandolo e facendolo uscire allo scoperto si può sconfiggerlo, superando la vergogna di chiedere un aiuto, cercando l’alleanza necessaria per metterlo a tacere, raccontare a tutti la propria storia, senza timore, come fosse un confessione, perché in fondo, penso, non è giusto tenersi tutto per sé, soprattutto quando a vincere è il perdono.
”una forza potente lavora per te”
E’ bello pensare che un dono di energia dell’altro, attenzione, pensiero, preghiera, vada a confluire nel caleidoscopio di un Cielo che illumina il buio delle nostre contraddizioni, delle nostre ambiguità, dei nostri limiti, per farci scendere dal nostro monte di raccoglimento con molte meno paure.
La tentazione non è un peccato, anzi è proprio quando camminiamo dritti sulla strada del Bene, che il male si scatena e cerca in tutti i modi di fermarci e di farci deviare a destra o sinistra per colpirci alle spalle.
Arma potente per respingere questi attacchi è la preghiera del cuore, sincera ed in umiltà, perchè ci mette in colloquio con il Padre che ascolta e suggerisce: è così che “la voce sottile ci raggiunge” e “la puntura dell’artiglio si allontana”.