Giornata dello scrittore in prigione

musine kokalari

Visibile

per Musine Kokalari (Albania, 1917-1983)

Corvi serali
consolarono le sue palpebre rotte
con lingue di fuoco

Lei si incendiò
e dalle sue ferite
uscì un grido

Una dopo l’altra
le parole le vennero strappate dalla gola,
i ceppi caddero a terra
sanguinanti

Laddove il suo sguardo si spezzò
laddove la punta dello stivale spinse la sua parola
nell’orrore,

non fiorisce più nulla,
sul pendio che oppone la schiena larga
alle stagioni prossime?

Là divenne visibile,
il suo nome sillabato,
ucciso e risuscitato,
trasformato

in tutti i nomi

Musine Kokalari in memoriam

In occasione della giornata internazionale dello scrittore in prigione, (Day of the imprisoned writer, www.pen-international.org) vorrei ricordare la poeta Musine Kokalari (1917-1983), la prima donna scrittrice albanese.
Musine Kokalari era nata ad Adana in Turchia da genitori albanesi. Nel 1920 ritorna con la sua famiglia in Albania. Nella libreria di suo fratello maggiore si appassiona alla letteratura. Nel 1938 si trasferisce a Roma per studiare Lettere alla Sapienza e nel 1941 si laurea con una tesi sul poeta nazionale albanese Naim Frashëri. Tornata in Albania, comincia a pubblicare raccolte di poesie e di racconti.
Alla fine della seconda guerra mondiale apre una piccola libreria a Tirana. Ad un’amica confessa che l’unico suo obiettivo sarebbe scrivere, dedicarsi completamente alla letteratura.
Ma il suo tempo è ostile all’arte e agli artisti.
Nel 1946 manda una lettera alle forze alleate nella quale reclama il diritto di libera espressione e chiede elezioni democratiche. Viene arrestata immediatamente con l’accusa di far parte del partito socialdemocratico. In seguito è condannata a venti anni di reclusione. Si dice che il terribile destino di Musine Kokalari fosse legato a un atto di vendetta personale di Enver Hoxha, le cui avances erano state respinte dalla scrittrice. Musine Kokalari viene dimessa dalla prigione soltanto dopo 18 anni, nel 1964, all’età di 47 anni. Per il resto della sua vita è costretta a lavorare come spazzina nelle strade di Rrëshen, una cittadina nel nord dell’Albania. Quando si ammala di cancro, le vengono rifiutate le cure mediche. Muore sola e dimenticata. Il suo corpo è sotterrato in una fossa comune.
Quando, dopo la caduta del regime Hoxha, i suoi parenti fanno esumare la salma, la trovano con mani e piedi legati con il filo spinato.

La versione italiana della poesia è un adattamento della versione originale in tedesco.

Sichtbar

für Musine Kokalari (Albanien, 1917-1983)

Da flogen Raben über sie her
und spendeten ihren wunden Lidern
Feuer

Da ging Brand über sie hin
und war ihren Schründen ein
Schrei

Da ward ihr das Wort
ein ums andere
dem Schlund entrissen
die blutigen Stümpfe fielen zur
Erde

Wo dein Blick brach,
man dir das Wort mit Stiefeln
in das Entsetzen
trieb,

sprießt da nichts
am Hang, der seinen breiten Rücken
der kommenden Jahreszeit entgegen bäumt?

Dort wurdest du sichtbar,
dort ward dein Name genannt,
an der Narbe, die hierher nicht führt
und dorthin nicht

Dort ward dein Name
verwandelt

in alle Namen

6 pensieri su “Giornata dello scrittore in prigione

  1. Giorgina Busca Gernetti

    “Laddove il suo sguardo si spezzò
    laddove la punta dello stivale spinse la sua parola
    nell’orrore,

    non fiorisce più nulla,
    sul pendio che oppone la schiena larga
    alle stagioni prossime?”
    .
    E come potrebbe fiorire qualcosa, spuntare dalla terra anche solo un filo d’erba in un luogo di così grande orrore?
    GBG

    Rispondi
  2. eneida

    grazie delle lacrime che mi avete fatto sorgere con questo ‘baleno’,.. Musine Kokalari!…..la novità? Perchè mettere gli scrittori in prigione, oggi viviamo l’epoca della media-tecno-logia, mettiamo le prigioni intorno allo scrittore….Musine ora riposa nel Regno di Mnemosine

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  3. Franca Alaimo

    Che esistenza drammatica quella di Musine! Ma più forte di ogni dolore è la sua poesia che rimane, bellissima, legata al suo volto bellissimo.
    Noi, nel conoscerla siamo turbati perché non eravamo accanto a lei e non l’abbiamo consolata; ma adesso sentiamo di amarla per sempre: e questa è la cosa più importante.

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  4. cm

    l’unico suo obiettivo sarebbe scrivere, dedicarsi completamente alla letteratura

    è terribile quello che è successo, quello che succede… mani e piedi legati dal filo spinato.

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  5. nino

    coe diceva uno scrittore “non è tanto difficile restare vivi ma restare umani” anche in condizioni disperate come la vita di questa donna stupenda.
    Grazie Stefanie per averci fatto scoprire il “visibile”

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  6. sgolischstefanie golisch

    Grazie a tutti.
    La vita di Musine Kokalari purtroppo non appartiene al passato, ma in molti paesi del mondo, come si sa bene, è realtà quotidiana. E’ una situazione kafkiana: noi possiamo scrivere quello che voliamo e nessuno se ne frega in questo mare infinito di ridondanza, altrove per una parola ” sbagliata” si finisce in prigione – o peggio.
    Ha quindi la parola valore soltanto laddove è minacciata a morte?

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