A CAPOTAVOLA. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai

A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustaidi Massimo Maugeri

In quest’ultimo periodo la cucina ha svolto un ruolo da protagonista anche a livello editoriale. Dando un’occhiata tra gli scaffali delle librerie è facile imbattersi in volumi di ricette e testi di saggistica e narrativa che hanno attinto a piene mani dall’arte culinaria. Tra coloro che si sono occupati del rapporto tra cucina e letteratura in tempi non sospetti, ben prima cioè che si potesse parlare di «moda», primeggiano Laura Grandi e Stefano Tettamanti (soci nell’agenzia letteraria Grandi & Associati). Già nel 1999, per i tipi di Garzanti, avevano dato alle stampe “Il calendario goloso”, a cui hanno fatto seguito: “Nuovo calendario goloso” e “Atlante goloso “(Garzanti), “Sillabario goloso” (Mondadori), “Racconti gastronomici“ (antologia curata per Einaudi).
«Di cucina se ne parla da sempre», dice Tettamanti. «Ci sono riferimenti culinari anche nella Bibbia. E comunque non sono d’accordo con coloro che sostengono che di cucina se ne parli troppo. C’è ancora tanto da dire e da scrivere, a riguardo. Si tratta di uno di quegli argomenti di cui si potrebbe parlare all’infinito. Così Laura e io stiamo proseguendo in questo nostro percorso di ricerca e divulgazione, sfociato nella pubblicazione di un nuovo libro». Il volume in questione, edito da Mondadori, si intitola “A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai” e offre un ricco e gustoso campionario incentrato sul rapporto di donne e uomini celebri con il cibo e la cucina. Sono tante le figure letterarie di primo piano coinvolte: da Agatha Christie a Joseph Conrad, da Dumas padre a Hemingway, da Hesse a Simenon. E non mancano neppure sorprese e spunti per riflessioni. Per esempio: cosa pensa Conrad della buona cucina? Lo scopriamo leggendo il testo di una prefazione che l’autore di “Cuore di tenebra” firmò per un libro di ricette pubblicato nel 1923 da sua moglie. Ebbene, per Joseph Conrad la buona cucina è addirittura un agente morale. «Per buona cucina», precisa Conrad, «intendo la preparazione coscienziosa del semplice cibo quotidiano, non la più o meno talentuosa elaborazione di oziosi banchetti e piatti eccentrici. Il proposito di un libro di cucina è uno e inequivocabile. Il suo unico obiettivo concepibile non può essere che accrescere la felicità degli esseri umani». Considerazione attualissima. In tempi grami come i nostri, il ricorso alla preparazione del buon cibo quotidiano potrebbe contribuire, se non a dare felicità, quantomeno a offrire una gustosa consolazione alla portata (è il caso di dirlo) di tutti. Chi non ha la possibilità di andare al ristorante, può sempre attrezzarsi per predisporre succulenti manicaretti nella cucina di casa propria. Basta apparecchiare per bene, essere in piacevole compagnia, e scegliersi un buon posto. Possibilmente a capotavola.

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