1. L’eredità. Diario a quattro mani

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da qui

Forse non è il momento migliore per cominciare un libro. E’ una giornata di quelle in cui vorresti buttare tutto all’aria, in cui ti sembra che tutta la fatica, le rinunce, i sacrifici, siano solo uno spreco di energie. Non sai neanche prevedere se questa storia starà in piedi o sia destinata a disgregarsi, come le stelle che vedi cadere e non sai dove, anzi, non potresti nemmeno giurare che siano proprio stelle e non, magari, mozziconi lanciati dall’auto che sfreccia avanti a te. Questo della macchina è un simbolo importante: una memoria di evasioni folli da una vocazione che non sentivo mia, che mi ero ritrovato addosso quasi casualmente, una sera in cui il mio amico sacerdote era arrivato con l’agenda rossa su cui annotavo i miei pensieri e mi diceva: ecco, questa è la frase che aspettavo.
Quanti eventi, da allora, si sono succeduti, e quanti se n’erano già verificati! L’ictus di don Mario, la precarietà della parrocchia, il prete vanitoso che combinava un disastro dopo l’altro, il panico di non poter prevedere se il faro della mia esistenza si sarebbe svegliato vivo o morto, la mattina. Il tempo, come dice la Bibbia, s’era fatto breve; non era più possibile tirarla in lungo, e anche se il segno chiesto nel santuario di Loreto (“facciamo così: se celebra quel sacerdote vuol dire che la chiamata è vera”) aveva dato parere negativo, il dado era tratto: sarei entrato in seminario.
Fu un problema anche questo: al Capranica non mi vollero accettare, probabilmente a causa del prete che avevo abbandonato per don Mario; si vendicava così, non avendo altri modi per sfogare la sua rabbia. Fu allora che contattai il rettore del Seminario Maggiore: mi accolse come un padre, dimostrando come gli uomini di Dio siano sparsi a macchia di leopardo, e che puoi ritenerti fortunato se ne trovi uno che faccia al caso tuo. Per don Mario la fortuna si chiamava Provvidenza, ed io ci credetti, come a tutto il resto. Ormai ero sicuro che il Padreterno mi volesse prete, e se oggi non è il giorno più indicato per cominciare un libro, se un macigno più pesante del solito mi appesantisce il cuore, devo dire che ci credo ancora, che di tutto quello che successe dopo, in mezzo al crollo di tutti i punti fermi, fu proprio questa l’unica certezza, come se la frase sull’agenda rossa non l’avessi scritta io, ma il dito dello Spirito Santo, che a volte così, senza parere, s’infila nelle pagine gualcite della nostra vita.

13 pensieri su “1. L’eredità. Diario a quattro mani

  1. robysda

    Di questi tempi avere una certezza è gran cosa! “ Io credo io spero io amo” è la riprova, la strada per raggiungerla; due mani in più per scrivere, due mani in più per alleggerire il cuore.

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  2. ema

    “Forse non è il momento migliore per cominciare un libro.”

    Forse invece si !
    Di questo ringrazio il Signore perche’ aspettiamo le tue ( le Sue) parole come un faro nella notte, un albero nella calura, la pioggia nell’arsura, il sole che riscalda, la terra che nutre.
    Grazie.

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  3. Clown: opinioni

    Oggi, ho letto con spirito diverso.
    Di solito, nel mio approccio alla scrittura di Don Fabrizio, le pagine che qui ho incontrato hanno dovuto sottostare al fitto setaccio della mia mente indagatrice, più propensa ad un’analisi razionale che al lasciarsi trasportare in fiduciosa balia della poesia.
    Non che, in questi anni, siano mancati pensieri, descrizioni, stati d’animo che mi sembrassero scaturiti dal mio stesso petto; anzi, questi punti di assoluto contatto sono stati probabilmente più numerosi dei concetti a volte percepiti come diversi dal mio modo di essere, di relazionarmi, o di quelli per i quali ho dovuto compiere uno sforzo di comprensione e di immedesimazione.
    In tutti i casi, però, la realtà è che ho sempre letto, per usare un’espressione abusata ma efficace, più con la mente che con il cuore.
    Oggi ho letto con spirito diverso. Con sentimento positivo, pro-positivo; o forse semplicemente con sentimento, questa è la differenza.
    Ora, è il momento migliore per cominciare un libro.

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  4. agnese

    E cominciamo nuova avventura con nuovo libro di don Fabrizio. Che bello!
    Spero che mio computer (come ultimamente mi fa un po’ di capricci) mi permette di leggere le nuove pagine e scrivere miei commenti.
    In bocca al lupo con la nuova avventura.
    Tutto andrà bene!

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  5. pam

    Sicuramente un momento prezioso per svelare o ritrovare, a quattro mani, e dar forza a dei doni di bene, per farli lavorare anche nella tempesta o nei momenti di stallo.
    Grazie!

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  6. Stella Maria

    Non c’è un momento giusto ed è sempre il momento giusto, vivere è un eterno presente e scrivere è condividere con uno, nessuno o centomila, la propria esperienza, donare la speranza, confermare le certezze, deludere chi di vita ne vive una diversa. Si vive per amore proprio, dell’altro e/o di Cristo, in ogni caso l’amore è l’unica scusa per vivere, il resto è vegetare in attesa di conoscere Amore. La nostra storia è un romanzo scritto a quattro mani con Dio, poi se di mani se ne aggiungono altre siamo fortunati, l’uomo non è destinato ad essere solo chiunque sia l’altro che ci cammina al fianco. Scrivere è parlare quando parole non se ne hanno o se ne hanno troppe, vita per chi non sa vivere, dono per chi vive e ruba il tempo per condividere il cuore. Ogni romanzo è un messaggio lanciato e la speranza è che cambi il cuore di chi legge e di chi scrive, nessuna regola per arrivare alla meta ma solo un’esperienza in cui qualcuno si ritroverà, qualcun altro vorrebbe, qualcuno smetterà annoiato dopo qualche pagina. E’ mettersi in discussione non per un applauso ma per la speranza che in un angolo del mondo o del cielo che non sai dove, ci sia qualcuno che abbia lo stesso cuore del tuo cuore, felicità è la certezza di essere compresi, saper chiedere scusa e perdonare con parole scritte o con dialoghi segreti, discorsi a due e parole che il vento non riesce a potare via, ci sono tanti modi per scrivere nel cuore ognuno ha il suo quel che conta è scrivere e leggere anche dove inchiostro non c’è. Iniziare è ciò che conta dove poi si andrà a parare dipende dall’Autore del romanzo umano, onnipresente, onnisciente con la sua voce di sottile silenzio.

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  7. F

    Quale sia il momento migliore per dare inizio a qualcosa non si può dire con certezza, siamo in un’alta notte e si crede di poter muovere la storia, quando è lo Spirito, “il più segreto dei gaudi”, che “con il suo dito” scrive la storia.
    Ci sono decisioni irrevocabili che sconvolgono alle quali si risponde “con evasioni folli”, è il momento di una ricerca, di un convincimento che matura nell’ “inverno del nostro scontento”, che attende una illuminazione tarda a venire, a meno che il Signore non si manifesti, come un fulmine, su una qualunque via di Damasco.
    Prete, amico del maestro, delle confidenze uniche alla cena, “una condizione misteriosa”, un’ostia la vita, arcano che trasuda sangue .
    “Dio del mio gaudio e della mia afflizione”,che ti fai trovare dolce e imperioso “agli estremi della natura, agli estremi dei sentimenti” solo Tu, unica mia possibilità al vivere e al morire.

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  8. RossellaT

    Forse non è il momento migliore per cominciare un libro ma magari per qualcuno e’ il momento migliore per leggerlo. Capitano giorni in cui arrivi a pensare che la vita e’ restare in equilibrio senza punti fermi cosa impossibile le certezze sono altre e anche se non te ne accorgi c’e’ sempre qualcosa che si infila tra le pagine della vita e non ti fa cadere.

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  9. vale

    Non credo ci sia un momento migliore per cominciare qualcosa, il momento arriva, ti chiama e quando vieni chiamato stai semplicemente accettando l’invito che il tuo cuore aspettava da sempre.

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