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Si può perdere l’anima? La debolezza rientra nella normalità: qual é la cosa più facile? Sbagliare! diceva Teresa di Calcutta. Ma che accade se si persevera intenzionalmente in qualcosa di malvagio? Il cristiano è certo che il bene e il male esistano, al di là di ogni pretesa di relativismo. L’amore, quello umano, giustifica ogni cosa? Innamorarsi di un sacerdote, o restarne attratte, è un fenomeno frequente: la disponibilità all’ascolto, il supporto nei momenti difficili, il carisma – in certi casi – e l’attrattiva fisica – in altri – danno luogo a una miscela esplosiva. Mi è capitato più volte d’incontrare preti che parevano favi di miele circondati da un nugolo di api. “Amore” è una parola equivocata. Un giorno, con don Mario, introdussi il discorso e lui esclamò: questo non è amore, ma egoismo! Alle azioni che mettiamo in atto seguono precise conseguenze, e certi atteggiamenti producono disastri. Se per essere d’aiuto a un sacerdote è necessaria tutta questa sofferenza, vuol dire che il presunto “amore” gli procura del male, e non del bene.
Dopo la consegna del biglietto rosa, lo scambio di e-mail procedette intensamente. Nella preghiera, intravedevo situazioni preoccupanti, e sentivo l’urgenza d’indicargliele. Tutto ciò era piuttosto imbarazzante. Superavo me stessa, nei momenti più complessi, con l’obbedienza alla mia guida interiore e al direttore spirituale, che vi scorgeva un disegno ben preciso. Il sacerdote accoglieva quanto gli scrivevo con gentilezza e gratitudine; la comunicazione era proficua, la collaborazione produttiva. Eppure, qualcosa non andava nella giusta direzione: lo intuivo, ma non avrei saputo dire cosa fosse.

” L’amore è l’equivoco della ragione. Un momento di grande ubriacatura che con l’andare del tempo si trasforma e ci rende coscienti che in effetti è solo un equivoco. Contemporaneamente sorgono altri sentimenti meno nebulosi ed entusiastici, come l’affetto e il desiderio di confidenza. Questo porta inevitabilmente a costruire una sorta di piccola società omertosa, come in fin dei conti è la famiglia. Che offre molti vantaggi sul piano personale, ma che è comunque un’istituzione antisociale, una sorta di rifugio antiatomico contro la società. Questo per ben che vada. Se poi nn ci sono affinità di carattere e finalità comuni si finisce per dividersi!”
Fabrizio De Andre’
“essendo sbagliamo ma sbagliando siamo”
G. Ungaretti
Caspita, sono passati anni da quando in televisione è comparso padre Ralph, quello di “Uccelli di rovo”, e ancora si contano i danni.
Eppure, qualcosa non andava nella giusta direzione
Qual è la direzione giusta? come arrivare a quell’illuminazione che ci rende capaci di valutare e scegliere? E’ sempre e solo l’Amore ad indicarci la direzione da prendere nei percorsi difficili della vita.
“questo non è amore, ma egoismo”
vero, perché spesso definiamo amore rimproverando altro, che vogliamo che diventa diverso dicendo che per suo bene ma in realtà siamo noi, nostro egoismo che vuole che nostro caro sarà come vogliamo noi, per noi, non per lui.
e certamente mi si è ricordata una barzelletta:
Il padre sta picchiando suo figlio dicendo:
– Lo sai perché ti sto menando? Perché ti voglio bene!
Allora il figlio risponde:
– Ma papà, potresti amarmi un po’ di meno?!
“Si può perdere l’anima?” cadere nel peccato senza accorgersi neanche? Certo! Oppure no! Perché noi siamo “ecellente” intelligenti per girare la ruota e trovare tutti giustificazioni per spiegare a noi stessi, che il peccato che stiamo commettendo in realtà non è un peccato, che va tutto bene.
-Cosimo: Perche’ mi fai soffrire?
-Viola: Perche’ ti amo.
-Cosimo: No, non mi ami! Chi ama vuole la felicita’, non il dolore.
-Viola: Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.
-Cosimo; Mi fai soffrire apposta,allora.
-Viola: Si, per vedere se mi ami.
Italo Calvino
“L’uomo ama costruire, e tracciare strade.
Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?”
“Nella vita è difficile che tutto sia chiaro,preciso,disegnato in maniera netta. La vita è complessa, è fatta di grazia e di peccato. Se uno non pecca, non è uomo. Tutti sbagliamo e dobbiamo riconoscere la nostra debolezza. Un religioso che si riconosce debole e peccatore non contradice la testimonianza che è chiamato a dare, ma anzi la rafforza, e questo fa bene a tutti. Ciò che mi aspetto è dunque la testimanianza. Desidero dai religiosi questa testimonianza speciale.”
Papa Francesco all’ Unione Superiori Generali
Qual è il contenuto del sorriso
e d’una stretta di mano?
Nel dare il benvenuto
non sei mai lontana
come a volte è lontano
l’uomo dall’uomo
quando dà un giudizio ostile
a prima vista?
Ogni umana sorte
apri come un libro
cercando emozione
non nei suoi caratteri,
non nell’edizione?
Con certezza tutto
afferri della gente?
Risposta evasiva la tua,
insincera,
uno scherza da niente –
i danni li hai calcolati?
Irrealizzate amicizie,
mondi ghiacciati.
Sai che l’amicizia va
concreata come l’amore?
C’è chi non ha retto il passo
in questa dura fatica.
E negli errori degli amici
non c’era tua colpa?
C’è chi si è lamentato e consigliato.
Quante lacrime versate
prima che tu portassi aiuto?
Corresponsabile
della felicità di millenni –
forse ti sarà sfuggito
il singolo minuto
la lacrima, la smorfia sul viso?
Non scansi mai
l’altrui fatica?
Il bicchiere era sul tavolo
e nessuno lo ha notato,
finchè non è caduto
per un gesto distratto.
Ma è tutto così semplice
nei rapporti fra la gente?
Domande poste a me stessa
Wislawa Szymborska
Uno spunto interessante per scoprirsi più o meno egoisti, meglio, più o meno capaci di comprendere l’amore
L’amor sacro e l’amor profano sono due dimensioni che coinvolgono l’uomo nella sua interezza: Vediamo: io, sposato, ho un’amica, poniamo, una bella donna, che sta passando un momento difficile, mi conosce, sa che ho un modo più o meno sereno di affrontare le cose e mi chiede un consiglio, il mio consiglio le fa bene, e ci sentiamo più spesso, mi dice che la sto aiutando molto, che mi è molto grata, così la cosa va avanti.
Un giorno litigo con mia moglie, su una stupidaggine, che però catalizza certe stanchezze della vita di coppia. Quel pomeriggio mi chiama l’amica: che voce, non stai bene? no, non è nulla, lei diventa protettiva e ci vediamo per un caffè…
L’amore profano è una tentazione che riguarda ogni uomo o donna, naturalmente un celibe è sensibilizzato dall’astinenza fisica, ma ha anche più precisa la considerazione che quello che muove l’attrazione non è precisamente la gratitudine, la sollecitudine umana o l’affetto, ma la carne, mentre per l’uomo sposato forse sono più a portata di mano le illusioni di una compensazione affettiva, di una tregua in un rapporto logorato, del nonsonocapito.
Per questo un sacerdote sposato che ha rapporti con il mondo, è quasi inattaccabile.
Quasi.
“L’amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare”.
(Ivano Fossati)
“Il bene e il male esistono”, come la fragilità, per questo Il Verbo divino-Gesù, come folgore ha attraversato i cieli “per sopraffare l’assurdo silenzio” del peccato e di ogni ripugnanza alla sofferenza e alla morte facendosi redenzione, ogni giorno, perchè saremo tentati fino alla fine; non verrà meno il pericolo di cadere e il timore che l’Amore legga: ” il peccato pensato, la fedeltà mai esistita” per intero, perchè “è duro recalcitrare al pungolo” anche se desideriamo migrare dall’inferno della nostra corruzione al suo grembo divino. Forse riconduce alla nostalgia del suo inestimabile amore, quel: “noli me tangere”, perchè i puri di cuore vedranno Dio. Si rivedrà se “si cammina nella valle dell’umiltà” e “occhi e volto dal suo Sangue macchiati”, intanto: io che porto le ferite del mio peccato, mi nascondo nel paradiso delle tue ferite:
“.. forse
pure questa è una vita
che sale a Te in offerta
qualsiasi: forse così Ti è grata
anche la nostra pena
d’essere amati”.
(Turoldo)
Non è molto originale affermarlo, ma sono d’accordo con Don Mario: “questo non è amore, ma egoismo”.
Un egoismo fatto di rivalsa personale, di potere e competizione con altre “api”, di irrefrenabile bisogno di apparire e prevalere, di dare un senso di trasgressiva passione alla propria vita percepita come piatta e senza stimoli.
Ed è una dimensione, una propensione, dalla quale non si guarisce. Si può far finta o credere con sincerità di essere radicalmente cambiate, di essersi allontanate, ma si finisce con l’essere sempre presenti, con il pensiero oppure mimetizzate in un commento ancora carico di sottintesi, di chi non esiterebbe a tornare alla carica.
Mi piacciono le riflessioni che “Barbara” sta offrendo su questo romanzo, lo sconcerto che manifesta nel constatare un’immagine delle donne che, nella società attuale, saremmo ormai portati a considerare anacronistica, ancora priva di concetti come emancipazione e parità. Lo sottoscriverei in pieno, se non avessi visto con i miei occhi quel turbinio di api intorno al favo del miele. Nulla di più tristemente squallido, soprattutto perché ammantato di fervore religioso.
Condivido, tuttavia, anche le illuminate parole della Szymborska: “negli errori degli amici
non c’era tua colpa?”. Ci si può considerare solo vittime? Si possono giustificare le proprie responsabilità semplicemente prendendocela con le sofisticate armi del “maligno”?
D’altra parte, come mirabilmente sintetizzato da Ungaretti, solo “sbagliando siamo” e, a mio parere, non è andando via che si trovi la soluzione, certamente non l’unica; una soluzione che, peraltro, contempla il lasciare che, questa volta, davvero si compia lo “scempio”.
“Si puo’ perdere l’Anima? “..ma noi siamo fatti anche di Corpo…non possiamo far finta che non c’e’, qualsiasi sia la direzione ,Corpo e Anima vanno insieme..far tacere l’uno o l’altra e’ una tentazione ingannevole..una scorciatoia che alla fine del percorso capisci inutile, e dolorosa..