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da qui
Il sacerdote che mi era stato affidato era dotato di un fascino di fronte al quale non restavo indifferente. Lo conoscevo da diversi anni, ma i nostri rapporti erano stati frammentari, fino allora. Non temevo una relazione approfondita: mi sentivo sicura di me stessa, avendo cooperato a stretto contatto con diversi preti. Ero abituata a dare grande valore al sacerdozio; lo stesso don Mario gliene dava: non mi meraviglierei, mi disse, se il Signore mi avesse chiesto di fondare il Centro giovanile col solo scopo di generare vocazioni. Un percorso così arduo, tuttavia, non sarei riuscita a immaginarlo. Mi tornano alla mente le parole di una canzone di Fossati: grandi corridori di corse in salita, che alzavano la testa dal manubrio per vedere se fosse finita. Una descrizione calzante per la nostra situazione. Sono convinta che un giorno, ripercorrendo le tappe del nostro itinerario, scorgeremo sfumature che al momento ci sfuggono, cogliendone tutta la bellezza.
La luce s’insinuava sempre più, entrava nei dettagli delle relazioni, evidenziava le dinamiche, scopriva sensi ogni volta più profondi; i temi si ripresentavano da diverse angolature. La chiave di lettura era l’amore, divino, non umano. Ogni tendenza ad attirare a sé, se pur sottile, emergeva con chiarezza. Le seduzioni velate, le manipolazioni camuffate da disponibilità, si rivelavano immediatamente: non quelle causate dalla debolezza, ma quelle frutto di ostinazione consapevole. Primeggiare, sedurre, possedere: sono i verbi incompatibili con l’amore divino. E quanto più sottilmente sono messi in atto, tanto più diventano insidiosi, perché agiscono eludendo le difese. Conoscevo bene meccanismi come questi, avendoli sperimentati sulla pelle. Mi ero convertita in un momento di fragilità. Il sacerdote che mi guidava, un religioso, era il mio unico punto di riferimento: ero affascinata dalla sua spiritualità e la sua forza di carattere. Da qui all’innamoramento, il passo è breve. Inconsapevolmente mettevo in atto comportamenti seduttivi. Il valore del sacerdozio mi era chiaro, e non avrei fatto nulla per attrarlo apertamente; ma ero ancora inesperta e poco vigilante. Fui fortunata, perché intervennero fattori che mi fecero comprendere la posta in gioco, decifrandone in tempo l’importanza decisiva.

“decifrandone in tempo l’importanza”
Non ho bisogno di tempo
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azione a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.
Perdo Salinas
“mi sentivo sicura di me stessa”
e io quando sento questa frase mi viene da dire: ecco,guarda, adesso ci casci.
E succede spesso,specialmente in anni di adolescenza, che giovani si “perdono”, o cercano una strada di vita, o cercano le risposte- conferma che Dio esista. E non è niente di strano, anzi, meno male che le risposte cercano in chiesa, vanno da prete “in gamba” a rompere le scatole fino al dolore, fino al esaurimento di prete, ma cercano, e meno male che cercano la vita in posti giusti.
“Quando non sai più che fare…lascia fare a Dio!”
non so chi è autore di questa frase, perché non era scritto, ho letto sul un altra pagina, mi è piaciuta e ho copiato.
“…lascia fare a Dio!” e Dio ti mette le persone giuste sulla tua strada.
Le varie prospettive di visione, esposte in queste pagine, di uno stesso argomento, portano il lettore ad analizzare i contenuti facendoli spesso propri, meglio, a stimolarlo in un’azione di scissione netta fra la vita normalmente condotta e una voce interiore messa lì a far luce in quelle pieghe che il quotidiano abilmente nasconde. Mi piace molto questa parte scritta in corsivo, necessaria proprio per una lettura approfondita della propria coscienza, che va ad illuminarsi grazie alle varie chiavi di lettura proposte dall’autore, mentre scava tagliente e senza limiti nel profondo di un io che molte volte si tende a rifiutare o mascherare.
LA SEDUZIONE
Nessuno è fuori della lotta perchè “prigionieri entro le onde dei nostri desideri”, alla mercè della seduzione, e solo nella preghiera e nella vigilanza è la speranza di comporsi in unità, sebbene alle volte, anche la preghiera è quasi un’impossibile impresa. Tentati sempre, ma non da Dio, Santità e Bene infinito che fa delle sua creatura la coscienza di Sè e la sua beatitudine.
“Alto rifugio dell’uomo è il suo Dio” e ripugna il pensiero che il Padre celeste spinga nelle spire di un’insidia che è ufficio del Male, e la battaglia, ingaggiata tra Dio e Satana, paradosso impossibile che contrappone il Bene increato al male suscitato dalla superbia degli angeli, “Io vedevo Satana cader dal Cielo a guisa di folgore”, è parabola del Bene e del Male davanti all’uomo, che si fa -scelta-: “Io pongo di fronte a te il bene e il male perchè tu scelga il bene”.
Al nostro desiderio del Sommo Bene, è vicina la seduzione delle pulsioni interiori ed esteriori: “e Tu almeno camminassi/ colonna di fuoco/ davanti al tuo popolo”, celata, insostenibile Bellezza, anche se arriva dai secoli l’eco della tua voce divina:”Lo spirito è pronto ma la carne è inferma, pregate per non entrare in tentazione”.
“Padre nostro, fa che non entriamo in tentazione e liberaci dal Maligno”. Amen
“Ero abituata a dare grande valore”. Strada che si conosce, l’abitudine, ma l’animo umano, nostro e dell’altro, è fiume che scorre, e imparare ad affinare la familiarità, l’entrare in comunione, in empatia, mettere al primo posto il bene, è per ogni relazione. E l’incontro, magari anche l’inciampare quasi per caso in un sacerdote, più che mai può diventare un percorso su tutta la propria vita.
Un logos, quello dell’amore divino, che ha dei tempi personali, per diventare “ filo di vento
per venirci a guidare “, quando finisce l’itinerario della difesa, e delle emozioni istintive, ed inizia quello dell’affidarsi ad un altro criterio, per leggersi, e leggere le situazioni.
Non ci stanno problemi che non si possono risolvere, sempre si trova una soluzione, come per esempio questa barzelletta:
Un paracadutista di leva sta per fare il suo primo lancio. Arrivato il suo turno, quando si trova di fronte il vuoto ha dei seri dubbi. Allora il sergente:
– Via soldato…cosa aspetti a buttarti?
– E se non funziona il paracadute?
– Non ti preoccupare…hai quello di riserva!
– E se non funziona nemmeno quello di riserva?
– Be’…non apppena arrivi a terra te li fai cambiare!
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soluzione? ci sta! Buttati….e poi si vedrà….
” La fatica non è mai sprecata: soffri, ma sogni.”
Pietro Mennea