Per farmi sentire. Poesie di Luciano Nota

Luciano Nota

Luciano Nota

Le cose viste dalle crepe
sono enormemente più belle.
Le scorgo diverse, libere da impegni.
Non hanno peso, ma riposo.
Stanno sopra il capomastro.
Mai voltarsi, mai centrarle.
Sono stive
e per questo assai più vive.

*

Per farmi sentire
per farmi guarire
ho venduto tutto di me.
Perdo dunque ore d’ansia,
il permesso d’essere me stesso:
un chiodo, una fuga
la solitudine riuscita perfettamente.

*

Muto, nel silenzio più assoluto
ascolto te che parli ai tarli.
E’ una regola che tutto muti.
E non par vero che il legno
con le piaghe in eccesso
sia regno, sia liuto.

*

C’è parte di noi
un di più che non oso spiegarti
in quel mucchio di panni distorti.
Dici, è meglio star zitti
alzarci e far finta di niente.
E’ questo che vuoi veramente?
Se il sole non batte sul vetro
figurati se picchia sul bordo!
Ma il livido allarga la schiena
sradica e pianta le foglie.
E’ viso, quasi sorriso
quel grido che pressa la fronte.

*

Prima l’annuncio, poi il canto
poi forse la danza.
Ma cos’è che manca
in questo mezzogiorno
in questo notturno solare
dove neanche il male fa male
dove il bene si desta
per diventare fiaccola
lamina appena.
Non sa di fiaba questo luogo
non si coglie con la mente.
Manca forse il serpe
il siero, il melo.
O forse manca il ciliegio.

*

I padri vogliono che i propri figli
somiglino a loro.
Il padre virile lo vorrebbe
incollato in cornice e dorsali:
più è superbo, più è bello.
Il padre emotivo, più ameno,
lo vorrebbe meno aggressivo,
con gli arti brillanti e un estremo
bagliore d’onestà.
Il padre rimedio
lo sentirebbe figlio, venuto in fatica,
con un piede e centinaia di dita,
più attraente del ferro, della nuvola e della vita.

*

Umanità, papà, il pane e il vino
il destino di chi era, chi è
nuvola palpabile.
L’uomo maturo non manca all’appuntamento
ha sentimento, lo cura da anni.
Ha interrato l’arma, il rigore
ha scovato l‘inviolato.
Ha capito che il muro è un pesco
che innesca simmetria.
Una stretta questa volta, papà
con lo scolaro ambiguo
morto trent’anni fa.

*

Dovrei credere più in me
che a me stesso.
Il pari è un collante
poco attraente
mi avvinghia, mi rende schiavo.
Ammasso senza forma
commedia
sono l’assassino del mio pari.
Le mie ossa, il mio sesso
sono tratti di un arco insorto.
Il mio nome è me stesso. Morto.

*

Poco fa ho visto una corda
stretta intorno a un cardo.
Lo ha strozzato la solitudine
e la cattiva ombra del grano.

Luciano Nota è nato ad Accettura in provincia di Matera. E’ laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico e in Lettere Moderne. Vive e lavora a Pordenone svolgendo l’attività di Educatore.
Ha pubblicato: “Intestatario di assenze” (Campanotto 2008), “Sopra la terra nera” (Campanotto 2010), “Tra cielo e volto” (Edizioni del Leone 2012, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Giovanni Caserta), “Dentro” (Associazione culturale LucaniArt Onlus, 2013, prefazione di Abele Longo). Sue prime poesie sono state pubblicate su varie riviste letterarie e in diverse antologie: “Solo buchi in un barattolo” (Ibiskos- Ulivieri 2011, a cura di Aldo Forbice), “Poesie del nuovo millennio” (Aletti 2011), “Arbor poetica” (LietoColle 2011), “Dedicato a… Poesie per ricordare” (Aletti 2011), “Parole in fuga” (Aletti 2011), “Tra un fiore colto e l’altro donato” (Aletti 2012), “Agenda 2012” (Ibiskos-Ulivieri), “Verba Agrestia” (LietoColle 2012)., “Le strade della poesia ” (Delta 3 Edizioni, 2012),”La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio 1990 – 2012, (Kairòs Edizioni, 2013, a cura di Ninni Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo), il saggio critico “Dopo il Novecento” di Giorgio Linguaglossa (Società Editrice Fiorentina, 2013), l’Antologia “L’amore ai tempi della collera”, LietoColle, 2014. Nella trasmissione di Rai RadioUno Zapping a cura di Aldo Forbice sono state ospitate molte sue liriche. E’ presente sul blog di Poesia Rainews24 a cura di Luigia Sorrentino, sul blog di Nazario Pardini “Alla volta di Leucade”, il blog “Poetrydream”di Antonio Spagnuolo, il blog “Moltinpoesia”, “LucaniArt Magazine”, “Il giardino dei poeti”, “WordSocialForum” “Sagarana” rivista letteraria a cura di Julio Monteiro Martins. Due liriche sono state pubblicate sul sito di RaiRadioTre. Una sua lirica è stata ospitata nella trasmissione “L’uomo della notte”.

12 pensieri su “Per farmi sentire. Poesie di Luciano Nota

  1. Fabio Lacovara

    Il mio ineccepibile mentore lirico, colui che mi ha instradato sui sentieri del bel verseggiare.
    Grazie delle tue splendide poesie.

    Rispondi
  2. Francesco

    Davvero fantastico questo poeta. Poesia incisiva ed essenziale la sua con un ritmo che coinvolge e sconvolge.

    Rispondi
  3. nazario pardini

    Luciano riesce in maniera ineccepibile a fare delle “cose” dei veri punti luce del suo poieo. La sua anima rapisce al mondo le vie nascoste per sfoltirle dalle ombre e percorrerle verso i misteri del vivere. E’ difficile trovare nella poesia contemporanea quella consonanza fra verbo e pathos sempre lucida in in questo poeta; un vero scopritore e cesellatore di quella complessa semplicità che fa della poesia una scalinata verso le vette degli azzardi umani.
    Belle poesie, complimenti.
    Nazario

    Rispondi
  4. giorgio linguaglossa

    la scissione dell’ordine proposizionale, tipico della poesia moderna, ha in Luciano Nota un suo alfiere e un suo mentore, la sua falsificazione e la sua verifica; ovvero, in altre parole, attraverso la scissione e la frantumazione dell’ordine proposizionale della versificazione si giunge egualmente, in un modo o nell’altro, alla salvaguardia dello stesso. È il tragitto compiuto della de-fondamentalizzazione che proviene da due diverse vie: da Laborintus di Sanguineti (1956) e da Satura (1971) di Montale, che Nota tenta in tutti i modi di ricucire e di ripristinare. Leggansi dei versi a caso:

    Umanità, papà, il pane e il vino
    il destino di chi era, chi è
    nuvola palpabile.

    dove la preposizione nomenclatoria indica il tragitto compiuto dalla lirica di Luciano Nota che riparte, a suo modo e con i suoi bagagli, dall’esperienza poetica di un Sinisgalli per approdare a un terreno tutto suo, fitto (e frutto) di cicatrici semantiche, di scalfitture dell’io, e di qui una nuova ripartenza, un nuovo tragitto con ulteriore scissione dell’io da il se stesso, con conseguente ricaduta sull’io e il suo territorio, È il moto del pendolo di questa poesia: l’andirivieni, il tocco e il rintocco, l’accenno e il rimando, le dita nella cicatrice. Nota sente la necessità di una affermazione, di un positivo che colmi il negativo, di un conscio che de-neghi il negativo, ma ricade pur sempre entro l’ordito proposizionale di una versificazione claustrofilica, catartica, umbratile…

    Rispondi
  5. Giorgina Busca Gernetti

    “Poco fa ho visto una corda
    stretta intorno a un cardo.
    Lo ha strozzato la solitudine
    e la cattiva ombra del grano.”
    .
    Con un linguaggio scarno ed essenziale il poeta sa esprimere perfettamente il dramma della solitudine e del buio interiore.
    Giorgina Busca Gernetti

    Rispondi
  6. sandra evangelisti

    Molto intense queste poesie di Luciano Nota, è un piacere leggerle e rileggerle.
    Più le leggo e più questi versi restano incisi dentro. L’immagine della “crepa” è quella della realtà vista come profondità e spessore, ma anche come abisso. La crepa è uno spazio vuoto che incrina la realtà, ma la rende più viva, meno scontata, distrugge gli schemi, gli stereotipi ordinari di perfezione e di certezza. E quindi le cose viste dalle crepe sono più belle. In questi versi di Luciano c’è un percorso esistenziale in cui l’autore ha dovuto “vendere tutto di sé”, per scoprire se stesso. “L’uomo maturo non manca all’appuntamento/ha sentimento, lo cura da anni./Ha interrato l’arma, il rigore/ha scovato l’inviolato./Ha capito che il muro è un pesco/che innesca simmetria./….”
    In fondo la maturità è proprio questo: la scoperta che tutto quello che abbiamo visto come ostacolo contro cui ingaggiare battaglia o davanti al quale ingessarsi in un atteggiamento di blocco e di rigore, in realtà può essere superato e violato per arrivare a se stessi. L’uomo maturo grazie alla crescita interiore che passa attraverso una consapevolezza e una padronanza della mente e del cuore, abbatte il “muro” e ne fa un albero fiorito con una sua speciale armonia. “Dovrei credere più in me/che a me stesso/…….” Ecco come uno sdoppiamento nell’interiorità del poeta: “sono l’assassino del mio pari/…….Il mio nome è me stesso./Morto.//”
    E’ un corpo a corpo doloroso e drammatico, personale, che si apre ad uno scorcio di solitudine. “Poco fa ho visto una corda/stretta attorno a un cardo./Lo ha strozzato la solitudine/e la cattiva ombra del grano.”
    Un’immagine asciutta e forte che rimane impressa. Il dramma dell’esistenza è un corpo a corpo fra noi,gli altri e gli schemi imposti dalla società e dal mondo. E diventa lotta interiore : un “io” contro se stesso. La solitudine è il luogo della lotta, ma anche lo spazio per una scoperta. E dall’incontro con un “tu”può nascere una musica anche sofferta, come quella che dà il rumore dei tarli nelle ferite di un mobile antico: “E’viso, quasi sorriso/quel grido che pressa la fronte.”
    C’è un’attenzione ai minimi dettagli , ai particolari anche più piccoli del quotidiano, ma tutto passa attraverso la mente e il cuore del poeta che ne fa esperienza di vita e la comunica con versi asciutti e incisivi, che hanno un ritmo sobrio, quasi classico, antico.
    Grazie a Luciano Nota per questi splendidi versi.
    Sandra Evangelisti

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *