30. Fino ad ora

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La tentazione di scoraggiamento era la più ricorrente nel cammino in corso. Non si dice che Dio sia pace e gioia, nonostante le difficoltà? Sarà senz’altro vero, ma solo dopo aver accantonato qualsiasi aspettativa di felicità mondana, tornando a gustare la vita con la purezza di un bambino, senza angustiarsi per ciò che sembra perso. Lo scambio di mail, intanto, proseguiva: intravedevo la prossima liberazione, modi d’essere in cui dispiegare, finalmente, le energie vitali. La speranza si affacciava più decisa, la meta sembrava vicinissima. Poi, puntualmente, rispuntavano i temi più indigesti e gli scenari favorevoli sfumavano. Ero presa da un senso d’impotenza, dubitavo perfino delle ispirazioni, temevo d’ingannarmi e d’ingannare, eventualità che mi turbava più di tutte. Col mio direttore si chiariva tutto, il cammino fatto si valorizzava e non avrei dovuto avere più motivo di continuare a tormentarmi. Facile a dirsi! Poco dopo aver lasciato la sua stanza, le riserve mi assalivano di nuovo. Il mio ricorrente vacillare irritava il sacerdote che seguivo: il percorso, per lui, era già così difficile, aveva un bisogno urgente di stabilità. Come dargli torto? Ma la mia debolezza prevaleva. L’impegno di entrambi era allo spasimo, e ogni genere d’impaccio generava frustrazione. Non avevo mai vissuto un momento così critico. La vita, si sa, è piena di alti e bassi, di vittorie e di sconfitte, ma un immobilismo tanto estenuante mi mancava. Eppure, in fondo, era questa la direzione da seguire. L’esito finale non dipendeva da qualche nostro merito: nessuno sforzo portava risultati, toccavamo con mano il nostro limite. Che fare? Non si vedeva, all’orizzonte, alcuna soluzione. Avremmo dovuto rinunciare ai nostri schemi, accogliere una fede che sperasse nonostante tutto, aspettando che s’aprisse una strada rimasta nascosta fino ad ora.

8 pensieri su “30. Fino ad ora

  1. pmartucci

    Cosa saremmo senza le nostre domande, senza interrogarci, senza provare il vivo di una fede inquieta, che passa tra sofferenze, vuoti, proprio come allora, discepoli che non capivano, che si scoraggiavano, che facevano domande sbagliate…..umanita’ che si scopre alla ricerca, spirito che chiede, che si fa curioso, o implorante, anche critico verso Dio, verso la sua Parola, sul suo progetto.Ma per grazia, per dono, quelle domande, ad un certo punto, devono trasformarsi in altro, per non portare allo scoramento, per non riempire tutto di se’, per non restare solo impotenza, fragilità…detto in altro modo, con sagge parole bambine di una filastrocca di Rodari

    C’era una volta un punto
    interrogativo, un grande curiosone
    con un solo ricciolone,
    che faceva domande
    a tutte le persone,
    e se la risposta
    non era quella giusta
    sventolava il suo ricciolo
    come una frusta.
    Agli esami fu messo
    in fondo a un problema
    così complicato
    che nessuno trovò il risultato.
    Il poveretto, che
    di cuore non era cattivo,
    diventò per il rimorso
    un punto esclamativo.

    Voglio leggere il punto esclamativo come lo stupore di una scoperta, della scoperta, nell’ascolto che conduce per mano alla risposta, quella giusta, quella vera, ma non per rimorso, come pensa la filastrocca, ma per dono….

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  2. agnese

    “Cercate Gesù. Fate in modo che la vostra vita sia una continua ricerca di Lui, senza mai abbandonare l’impresa.”
    Giovanni Paolo II

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  3. agnese

    “Bisogna uscire da ogni tentazione di isolamento e lavorare con le nostre mani,col nostro cuore…con la fede per costruire il volto dal quale sia possibile cogliere il desiderio, l’annuncio e la speranza di un’atmosfera di maggiore sicurezza e di fiducia reciproca.”
    Giovanni Paolo II

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  4. agnese

    “La vita è piena di alti e bassi, di vittorie e sconfitte”
    e quando stiamo basso,sconfitti, sappiamo apprezzare questo che abbiamo perso, ritorna la speranza e desiderio di tirarsi su. Ma quando stiamo alto, vittoriosi, si gonfiamo dal orgoglio del nostro io, e si gonfiamo finchè non scoppiamo e di nuovo ritorniamo piccoli, sconfitti e umili.

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  5. F

    Un giorno conoscemo quelle anime nascoste, che hanno speso le proprie energie spirituali ed umane, la vita stessa, divenendo, in aiuto al sacerdozio, “terra orante”.
    Ma tutti i battezzati, come consacrati “in qualità di re, sacerdoti, profeti”, e come membra del corpo mistico di cui si dovrebbe portarne l’ interiore dolcezza e santità, sono chiamati ad una liturgia d’intercessione per l’intera l’umanità.
    Che dire del gaudio del Padre celeste sull’ umanità del Figlio suo Amato, nostro Redentore, “riviera dove si affaccia l’oceano” di misericordia, e lo sguardo di compassione sulla ” turbata nostra immagine”, e il richiamo a creature che “compissero nel loro corpo quello che manca alla passione di Cristo” in nostro favore!
    Sapremo di quelle anime sconosciute, “fratello necessario al tronco dell’annosa amicizia”, come radici su ogni latitudine della terra ai piedi della Compassione divina, fatte per il peccato, espiazione implorante “in perfetta verginità e pianto”.

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  6. pam

    “Eppure, in fondo, era questa la direzione da seguire”

    Sii paziente verso tutto ciò
    che è irrisolto nel tuo cuore e…
    cerca di amare le domande, che sono simili a
    stanze chiuse a chiave e a libri scritti
    in una lingua straniera.
    (Rainer Maria Rilke)

    Non tutte le soluzioni , forse, vanno cercate con apprensione, il rischio è che ci passino accanto senza vederle. Ma anche la pazienza si scopre in cammino.
    “Aspettando che s’aprisse una strada rimasta nascosta fino ad ora”: credo ad un incontro con l’Amore che produce un’autocoscienza, ma che lavora anche invisibilmente, come un giorno in cui le cose, senza motivo apparente, diventano più chiare.

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