52. I nostri giorni

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da qui

Il dialogo e lo scambio d’intuizioni, ricevute in preghiera, diventava sempre più la nostra forza. Capivamo i reciproci disagi e questo ci aiutava. Non era facile seguirlo in un itinerario che mi esponeva più di quanto mi aspettassi. Un mattino mi scrisse: pensavo fossi tu la ragione dell’impasse, ma mi accorgo che dipende da me. Mi sentivo sollevata: finalmente! Era lui che credeva ciecamente nel Progetto, non avrei resistito senza il suo sostegno.
Le notizie sui suoi intoppi psicologici avevano una dinamica precisa: lo scuotevano, a volte in modo ironico, e sortivano l’effetto di renderlo cosciente di processi sfuggiti all’attenzione conscia. Io, per certi versi, mi chiamavo fuori, come fossi solo un mezzo; col passare del tempo, tuttavia, capivo che la Grazia agiva in me con un percorso speculare al suo.
Il dono ricevuto nel tempo di Natale era il legame con Gesù, che non era stato mai così presente, fino allora. Avevamo scelto di offrirgli l’esistenza: doveva diventare il nostro tutto.
Qui, probabilmente, c’era anche la risposta alla questione del sostegno al celibato: tutto portava all’Uomo-Dio. Anch’io lo pensavo accanto a me, scoprivo in contatto con lui le soluzioni e la forza necessaria per procedere, fra intralci di ogni tipo. Teresa d’Avila diceva che arriva una fase, nel cammino, in cui Dio incatena la volontà per farla sua. “Incatenare” è un termine soltanto in apparenza contrapposto al criterio di Dio, la libertà, che è adesione alla verità riconosciuta: ci può essere un nesso più profondo del vincolo che unisce la volontà alla verità?
Pensavamo al futuro, a come il cammino si sarebbe articolato. Lui sognava scenari di straordinaria fecondità spirituale; io accoglievo in silenzio le sue idee, per non raffreddarne entusiasmo.
Mi auguravo che c’indovinasse, che i suoi sogni riempissero, alla fine, i nostri giorni, impregnandoli di un ignota, dolcissima bellezza.

7 pensieri su “52. I nostri giorni

  1. F

    Grazie, d.Fabrizio, per questo -Diario- che porta a conoscere i processi con cui Dio, “voce irripetibile”, riconduce l’anima a sé, e come, all’ “uomo del desiderio”, attraverso l’indagine interiore, l’analisi delle “cadute e delle rinascite”, la preghiera e la riflessione, si evidenzi che:
    “non sia sufficiente la riflessione senza la devozione, la ricerca senza lo slancio dell’anima, la prudenza senza la capacità di abbandonarsi alla gioia, l’attività senza la religiosità, l’intelligenza senza l’umiltà” (S.Bonaventura) poichè, solo spogliandosi di tutto ciò che non è divino, ci si veste di povertà sperando tutto dall’artefice di un “progetto pensato dai secoli dei secoli” e a cui si viene chiamati ed “incatenati”: divina “adesione alla verità riconosciuta”.
    Grazie, d.Fabrizio, per questo Diario: vademecum per la rinascita e il cammino di perfezione.

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  2. agnese

    Leggendo ultime due pagine mi viene al mente la frase: per rinascere bisogna morire. Arrivare al fondo, liberarsi dal tutto “vecchio” peso e rialzarsi puri con nuovo sguardo.

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  3. agnese

    La libertà. Tutti vogliamo sentirsi liberi, solo che spesso sbagliamo la definizione, perché la libertà non è- faccio come mi pare. I sbagli ti schiacciano, ma le cose giuste ti fanno alzare e liberare.

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  4. robysda

    Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata.
    Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale.

    Fëdor Michajlovi? Dostoevskij

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  5. pam

    Una felicità “in solido” o per vasi comunicanti, un io che va verso il tu attraverso e per mezzo di un Gesù grande Mediatore d’Amore, che insegna a sintonizzare le nostre frequenze a volte un po’ dissonanti:

    “Ascolta
    come mi batte forte il tuo cuore.”
    (“Ogni caso”, Wislawa Szymborska, Trad. Pietro Marchesani).

    Una bella pagina, come una brezza primaverile.

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  6. robysda

    Pensavamo al futuro. Al momento di raccogliere i frutti del duro lavoro della semina, del compito svolto con amore che ha accolto e indicato strade alle persone più impensate, lontane, improbabili, gente distratta che casualmente è entrata ed è stata attirata da parole consolanti e da colori vivi di 8,5 metri di vetrata – lì è rinata -, del lungo viaggio introspettivo che, fra alti e bassi, si dissolve, nelle anime più o meno sensibili, per raggiungere una riconciliazione sofferta ma sincera. Siamo in attesa, la Pasqua è vicina, la poesia che ci accompagna ora è più dolce, più leggera, sicura nella sua preghiera, serena nel suo sguardo sopra quel foglio che la accoglie, sempre e comunque, perché si fida.

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