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da qui
Mi capitava spesso di pensare che non ce l’avrei fatta: il Signore mi sottoponeva a ogni genere di prove, e io m’indispettivo ad ogni piè sospinto. Arrivavo a ricattarlo: se non mi aiuti mollo tutto, trovatene un’altra!
Fidati! era l’unica risposta che ottenevo. Fidati un corno. Sono come san Tommaso, voglio sempre toccare, e in tempi brevi. Ma ho capito che il Progetto di Dio richiede di affidarsi totalmente, di perdere potere contrattuale. Da mio padre, sindacalista di sinistra, avevo preso il registro polemico: diventare docile era un’impresa proibitiva.
La paternità di Dio era l’ultima, imprevedibile scoperta: mi rivolgevo a Lui, raccomandandomi come una figlia. Finora, non l’avevo mai pregato; m’ero decisa su consiglio di un’amica: il cuore s’era aperto, convinto che il Progetto s’inserisse in un disegno universale, a cui ognuno era affidato il suo compito preciso. Gli orizzonti si ampliavano, lasciandosi alle spalle gli scontenti personali.
Non dovevo aspettarmi il compimento di attese e desideri solo umani, e questo riuscivo ad accettarlo; ma il rapporto di collaborazione con il prete mi assegnava un’incombenza così ardua da non riuscire a concepirne di peggiori. Non mi vergogno di scrivere che ho persino ipotizzato una vena di sadismo in certe opere di Dio.
Proprio per questo diventava urgente riscoprire il valore della paternità: Gesù ritrovava, nel rapporto col Padre, il senso della sua missione e la forza necessaria per portarla avanti. Mi proponevo di chiedere a Gesù, durante la preghiera, di condurmi fino a Lui, facendomi comprendere che è Amore onnipotente capace di guarire, per quanto transiti, spesso, per strade dolorose.
Volevo ritrovarmi nella pace, nonostante la durezza delle prove, perché il rapporto col prete si faceva teso e sarebbe stato assurdo continuare in questo modo. Ci saremmo divisi, oppure trasformati. Il Signore ci spingeva a combattere l’uno a fianco all’altra: io per il sostegno al celibato, lui come antidoto vitale alla sfiducia.
Una volta don Mario gli chiese: vuoi salire? Era qualcosa a cui entrambi anelavamo. Potevamo comprendere il vangelo dell’invio dei discepoli a due a due; da soli, non l’avremmo mai spuntata. L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Camillo Sbarbaro
“L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi.”
Dio rompe i nostri schemi mentali ma a volte non basta; e’ necessaria la nostra personale disponibilita’ a rompere gli schemi comportamentali, la nostra reazione agli eventi affinche’ sia diversa, illuminata dalla nuova luce.
Solo cosi’, credo sia possibile sperare di ottenere risultati diversi dal solito.
Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto.
“Potevamo comprendere il vangelo dell’invio dei discepoli a due a due”
“Cor unum et anima una”
Atti 4,32
“..arrivavo a ricattarlo”
Anche l’amore confidente ha la sua temerarietà se può dire -o mi aiuti o ti scegli un’ altra- a Colui che “dalle pietre può suscitare figli ad Abramo”.
Quasi stupisce la disattenzione “dell’anima fluttuante” salire altezze e scendere abissi ma ancor più stupiscono i tuoi clamorosi gesti d’amore: benchè Tu sia così alto e divino, poserò in Te, così alto e divino.
“Ci saremmo divisi, oppure trasformati. “
“Le vostre parti vitali formeranno
un’armonia”
-Rumi-
C’è una frase di Dietrich Bonhoeffer che, da San Tommaso per giunta poco docile quale sono, non mi è così immediata: “Dio è Padre non perché esaudisce tutti i nostri desideri, ma perché mantiene le Sue promesse”.
E’ vero, però, che a volte chiediamo a Dio ciò che noi riteniamo essere necessario o importante, o ciò che pensiamo ci manchi, quando, invece, sarebbe meglio lasciargli semplicemente carta bianca: “Tu mi conosci meglio di me”. Penso a quante volte ho continuato a chiedere forza per sostenere ogni dolore e difficoltà, o di perdonarmi per tutte le volte in cui sbagliavo, quando vedevo nel dolore anche una conseguenza del mio sbagliare, o per il mio non riuscire a sostenere una croce che mi sembrava tanto pesante. E a come, credo per effetto di un insieme di “forze buone”, presentandomi come “nullatenente” abbia ricevuto in dono, ad certo punto, qualcosa che forse non avevo neanche chiesto, una forza differente: uno sguardo più lieve sulla vita, che, proprio ora, mi ha portato, quasi a strana coincidenza, anche una cosa piuttosto basilare per la mia vita.
” L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi”
E’ proprio quello che sta accadendo a me, spero di farcela!
ernestina.
Tutti vogliamo stare sempre bene e non accetiamo dolore, accusamo subito Dio che non è giusto con noi.
Io ricordo anni fa, in momento di debbolezza ho cominciato bestemmiare dicendo: Dio! Perché mi fai soffrire!? Perché sei così ingiusto? Cosa ti ho fatto di male? neanche al Tuo figlio non hai fatto soffrire così tanto; Lui ha sofferto per qualche giorni e io soffro da anni!
Però mi sono rimproverata: ma che sto dicendo!
Ancora oggi mi vergogno di queste frasi.
Anche io mi sono creata idea che problemi che sto affrontando sono le mie prove, come la verifica a scuola per scoprire quanto ho imparato e cosa ancora devo imparare.
In ogni disgrazia, difficoltà che trovo sulla mia strad di vita, cerco di capire- che cosa con questo devo imparare; cerco sempre un lato positivo per me.
“In ogni preghiera c’è lo Spirito Santo, non si può pregare senza lo Spirito Santo. E’ Lui che prega in noi, è Lui che ci cambia il cuore, è Lui che ci insegna a dire a Dio ‘Padre’. E lo Spirito Santo, che è sempre presente nella nostra preghiera, ci conduca per questa strada.”
Papa Francesco
@ Agnese
Grazie, Agnese, per i tuoi tanti ricordi; la tua vita è un campo dove il Signore soffre e gioisce attraversandolo con la sua soavità.
Aspettarsi sempre che accada qualcosa, che qualcuno faccia qualcosa per noi, che dall’alto arrivi ciò che desideriamo. Spesso i sogni non sono nemmeno così pretenziosi e in fondo potrebbero anche tradursi in manifestazioni di amore, di generosità, quindi perché non dovrebbero realizzarsi? E se invece fossero solo espressioni celate di un egoismo radicato e nemmeno riconosciuto?
Complicazioni di una semplicità sempre più difficile da assorbire.
L’uscita dagli schemi è forse proprio quello che Dio vuole da noi.
Quelli che noi stessi ci siamo dati pensando che ci assicurassero una vita comparativamente migliore senza capire che migliore non significa eterna. E’ questo il nodo che per quanto semplice non riusciamo a sciogliere.
Ci lambicchiamo intorno alla ricerca di spiegazioni. abbiamo frazionato l’atomo ignorando che in ogni nucleo c’è un altro nucleo fatto di atomi con altri nuclei, così sino all’infinito cosmo fatto di altri atomi e nuclei, e questo non è opera del “sadismo” di Dio ma della sua perfezione . Una dimensione che non sarà nostra finchè non saremo capaci di uscire dalla superbia terrena, accorgendosi di avere già disponibile quel che occorre per sciogliere semplicemente quel nodo: l’Amore.
@ F
Grazie, è bello questo che scrivi. Veramente miei commenti aiutano a me stessa, essendo sincera con me stessa tiro fuori questo che sta dentro di me. E ti dico sinceramente che con questi commenti (che a volte si sembrano strani, o troppo forti, o …etc) mi hanno aiutato a migliorare me stessa. E certamente ringrazio tanto a don Fabrizio.
grazie, un abbraccio
Agnese