Le brevi narrazioni che compongono l’ultimo libro di Sergio Nelli (Il primo mondo, pubblicato da Gaffi, marzo 2014) sono piccoli tesori di immediatezza che restituiscono con una lingua tersa, perfetta, l’impatto emotivo con la vita, la materia viva dell’esperienza: quel contatto originario in cui l’io si dissolve e rinasce, che rappresenta, appunto, “il primo mondo” della nostra esistenza.
Li compone una voce mimetica, capace di creare una dimensione di vita con poche frasi, rappresentando via via realtà molto diverse tra loro. Gesti semplici, vicini, situazioni ordinarie che vengono colte con grazia e profondità. La lucidità di un vecchio di novantasei anni di fronte al proprio destino; il piacere di un uomo all’idea di un pomeriggio con la sua compagna; una figlia che racconta della madre, vergognosa di tutto, fino alla fine; un ragazzino che lotta con pensieri incontrollabili davanti all’ostia consacrata; e così via, donne, bambini, uomini, che ricordano o vivono o sognano. Sono racconti fulminanti per intensità emotiva, per una visione arresa e sensibile nel cogliere le vite che vi si rispecchiano, nel restituirne la bellezza, la durezza, il mistero. Sono sezioni, scorci da cui si delinea in modo preciso il tutto, momenti in cui una vita, un ambiente, una condizione vengono fermati come se passassero inavvertitamente davanti a uno specchio. L’immagine riflessa è allo stesso tempo casuale e precisa: soggetta all’imprevisto, che gioca spesso un ruolo determinante nella narrazione, e imprescindibile, in quanto capace di cogliere un punto di crisi, un momento a suo modo decisivo che getta una luce meridiana sul carattere e sul destino del suo soggetto. La lingua che si manifesta nelle pagine è capace di aprirsi in modo improvviso al poetico. Il caleidoscopio dell’umano che si dischiude al lettore, offre un’altra significazione alla metafora del titolo, dicendo la sensibilità dell’autore, il suo mondo, fatto di un’umanità colta senza censure, toccata a mano piena.
Non è facile parlare di questo libro, composto da brani che trovano il loro senso profondo proprio nell’insieme: uno a uno sono come un piccolo quadro in cui si è depositata un’esistenza, osservata, percepita, appunto, con un’immedesimazione assoluta, come se l’autore avesse preso possesso per un momento, con tutto il suo spirito, della vita di un altro; eppure, allo stesso tempo, non si possono separare, poiché solo unitamente restituiscono quell’intento di scrutare il segreto delle cose e dell’esistenza, senza presupposti o lanterne di alcun tipo, che sta alla loro origine.
Leggerezza e poesia arrivano improvvise, come una brezza, in questi piccoli momenti di sospensione, che spingono a fermarsi, a rallentare, ad avere cura e curiosità di quello che ci circonda.
Sergio Nelli, Primo mondo, Gaffi 2014.


Mi incuriosisce proprio, questo “primo mondo”, lo cercherò, mi pare che ci riguardi molto da vicino. Grazie al recensore, e buon viaggio al libro!