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da qui
Sì, le paure emergevano: soprattutto quando s’affacciava un orizzonte di pienezza, come accade ai lebbrosi, talmente abituati al buio del ricovero isolato, da stentare a uscirne fuori, se guariti.
Mi tornava in mente il prologo del vangelo di Giovanni: ???????? ?? ???????? ?????? ?? ?????? ? ?? ???, gli uomini preferirono le tenebre alla luce. Come se fossero attaccati ai mali antichi con tutta l’energia di un timore disperato. Eppure non dovevamo scoraggiarci. Pensavo a una storia trovata chissà dove, in cui si narrava di Giuda, subito dopo il tradimento. Toltasi la vita, era caduto in un baratro profondo e privo di ogni luce. Dopo una fase di assoluta prostrazione, s’era prefisso d’esplorare l’ambiente, procedendo a tentoni, con prudenza. Accortosi d’essere ai piedi d’una parete rocciosa ripidissima, decise di scalarla, sperando di scoprire vie d’uscita. S’arrampicò tenacemente, per più di mille anni, finché ebbe l’impressione di approdare a una radura, avvolta nelle tenebre più fitte; con un senso di sollievo, fece un passo in avanti, ma subito precipitò lungo il versante opposto del monte. Più affranto di prima, stette a lungo disteso e dolorante, sulla roccia gelata. Più tardi, si risolse di nuovo a provare la scalata, e per altri mille anni salì senza fermarsi, finché scorse una pallida luce, in lontananza. Turbato e stupito, diede fondo alle energie residue, finché emerse col viso in una sala la cui luce, quasi,l’accecò. Poco alla volta, capì di trovarsi nel mezzo di un banchetto, con dodici uomini riuniti che ora, tutti insieme, lo fissavano. Quello che sembrava il più importante gli rivolse la parola, con un tono di voce caldo e lento.
Finalmente sei arrivato, ti stavamo aspettando.

Confidare
Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.
A. Pozzi
Grazie, d.Fabrizio, della bellissima omelia.
Tu vieni, Benedetto nel nome del Signore, vestito della nostra carne, come il supremo, divino inganno ai nostri occhi, quando sei “Sapienza del Padre nel grembo della Madre”.
Ineffabile che ti riveli ai piccoli, rivelati al mio cuore, il mio desiderio è il tuo parlare e il mio ascoltarti.
Siamo tutti un po’ “dimezzati”, come il visconte calviniano, una lotta interiore continua, nell’anima, fra bene e male, coraggio e paura. Ma non basta che l’uomo da solo incolli le due metà per trovare l’equilibrio, per affacciarsi alla luce o per azzardare il tuffo nell’acqua fredda: bello quando si accorge dell’abbraccio che è lì ad aspettare proprio lui. La spinta che ci vuole tutti ancora in tempo.
SALITE
La parabola di Giuda, che per mille e mille anni tenta la scalata dalla voragine della “notte/coltre di morte”, alla luce, adombra la storia dell’uomo dove, Gesù, venuto a cercare ciò che era perduto,”vagito sulla croce”, epifania di misericordia nel pianto dell’umanità per l’Amore non amato, ci restituisce l’allegrezza accesa dalla sua presenza.
Per Te è poca cosa, Amore, che “solo conosci il cuore dei figli dell’uomo”, e con “eterno affetto hai avuto pietà di me”, concedermi mille e mille anni ancora per risalire, dall’abisso delle tenebre, nel “gorgo tuo”: Fuoco di sole nascente.
la misericordia di Dio sicuramente avrà perdonato anche Giuda! lo spero perché forse sarà così anche per me cero che duemila anni sono tanti!
“gli uomini preferirono le tenebre alla luce”
cadiamo così facilmente nel peccato, così facilmente sbagliamo la strada, camminiamo nel buio delle nostre giornate, prima che riusciamo trovare la strada di uscita.
Errare è umano, si dice, ma importante è non arrendersi per trovare la strada di salvezza.
“Non perdiamo mai la speranza! Dio ci ama sempre, anche con i nostri sbagli e peccati.”
Papa Francesco
Grazie,
di esserci sempre per darci un po’ di speranza.
ernestina.
Un viaggio giù nell’ abisso, ad incontrare la coscienza profonda che ci parla del tradimento del bene, e su, ad incontrare l’eternità dell’Amore che non dimentica nessuno, qualunque sia la sua vita. Se ne ricava un senso di conforto grande, la dolcezza del perdono, chiesto, ricevuto o dato, e l’umiltà di riconoscerci peccatori, senza salire sul carro armato del giudizio o, con abilità, sul carro, improbabile, della virtù opportuna. Una bella pagina.