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da qui
Ricordo come fosse adesso. Davanti a me, due alberi nel pieno rigoglio dell’estate; più in basso, una strada su cui vedevo correre coppie attempate, in cerca di una forma fisica perduta.
Eravamo a telefono da tempo, snocciolando questioni dibattute in lungo e in largo; finimmo col parlare della paura arcaica che ci aveva segnati negli anni dell’infanzia, bloccando le energie migliori, costringendoci a tirarci indietro ogni volta che avremmo potuto coinvolgerci senza più riserve. Fu allora che intuimmo qualcosa d’essenziale: il terrore d’essere di nuovo abbandonati cresceva in proporzione all’interesse verso l’altro, al desiderio di unire le esistenze, d’incarnare un Progetto d’amore pensato dai secoli dei secoli. La sensazione di annientarsi nell’incontro non era più un ostacolo, bensì la conferma di un atto di fiducia, l’accesso a una pienezza che avevamo respinto da tempo immemorabile, per timore di perdere e di perderci. Il Signore realizzava l’unione degli opposti, ci mostrava in che modo gli estremi si toccassero: l’ultimo, imprevisto paradosso di una storia in cui ogni criterio veniva capovolto, rivelando quanto le vie di Dio siano distanti dalle nostre, e le sue strategie prevedano manovre in apparenza incongrue, se non del tutto assurde. Le voci, al telefono, sembravano sciogliersi in sorrisi impercettibili, come se lo sguardo diventasse all’improvviso chiaro, gli alberi tornassero alberi, i passanti passanti, e ogni cosa risalisse alla forma originaria, pensata dal Creatore, non più contraffatta da violenze, ferite, delusioni, in uno scempio che chiamano peccato originale e che ora veniva smascherato, attraverso la coscienza di una vita scaturita dal Battesimo. Le chiesi di trascrivere i passaggi più importanti di un dialogo che – così mi pareva – non avrebbe lasciato più nulla come prima.

Sfiducia
Tristezza di queste mie mani
troppo pesanti
per non aprire piaghe,
troppo leggere
per lasciare un’impronta –
tristezza di questa mia bocca
che dice le stesse
parole tue
– altre cose intendendo –
e questo è il modo
della più disperata
lontananza.
A. Pozzi
TOGLICI IL CUORE DI PIETRA
Mistero a noi stessi prima che agli altri, avviene anche d’amare senza capirsi
in “furiose e dolci fatiche”,
“… modo/ della più disperata/ lontananza”, e Tu, Signore della vita, a declinare
eternamente il verbo dell’amore.
Solo in Te, unità dei frammenti, “si realizza l’unione degli opposti”: Tu Alfa ed
Omega, mistero e rivelazione, Oriente ed Occidente: eterna parabola d’Amore,
Tu, di ogni estremo,
nodo d’amore.
PIU’ NULLA COME PRIMA
Amore che ti sei rivelato in tutto il tuo eterno affetto, se nell’amore c’e pur sempre chi ama di più, paradosso è l’infinito tuo amore per l’uomo che svela come ciò che è più grande possa posare in ciò che è più piccolo e incarnandoti, “più nulla come prima”, hai racchiuso il Creatore nella sua creatura.
E in ciascuno, se ti ama, abiti, e ami non di un qualunque amore e ti compiaci, perchè Amore, di essere oggetto d’amore della tua fattura.
Tu dichiari: tuo sposo è il tuo Creatore, poichè sei amore sponsale, unitivo, che non ha l’amore, ma -è Amore-gratuità- che si lega all’umanità a similitudine di quell’unione che intercorre nel paradiso Trinitario.
E amare Te, vuol dire ricevere da Te il principio del nostro riamarti e, grande come sei, anche “lasciarsi amare da Te, non è meno divino che amare” come per “il Figlio che è l’Amore, in quanto è il puro lasciarsi amare”
(B. Forte, arcivescovo).
Non puo’ restare tutto com’era, anche se le strade di Dio sono troppo lontane dalle nostre e i mezzi per raggiungerle quasi sempre non sono adeguati. Sentiamo di non farcela specialmente se il viaggio lo facciamo da soli come pionieri alla volta di una terra promessa troppo lontana e difficile da conquistare. La fatica, la sofferenza a volte la rassegnazione quando ormai la forza non c’e’ piu’ sembrano avere il sopravvento ineluttabilmente. Solo il Signore in quel caso pu0′ intervenire a cambiare le cose, noi fermi senza più energie.
“Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato”
Carl Gustav Jung
“il terrore d’essere di nuovo abbandonati” non può bloccare noi di amare, come ci forse per la paura di cadere e farsi male smettiamo di camminare e uscire da casa per la paura che si può succedere qualcosa di male.
Nel ogni esperienza, anche di questa brutta, sempre si può trovare qualcosa di positivo.