3. Un ragionamento

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da qui

Credo che l’uomo non sia nato per caso e che esista un’entità superiore che lo ha creato insieme a quanto esiste: un’affermazione generica, condivisa da molte religioni. Sarebbe possibile, in una tale situazione, che nell’essere umano non vi fosse traccia dell’origine?
La ricerca, in tal senso, segna la storia dell’umanità sin dal suo esordio, e in tutte le culture. Quale psicologo potrebbe ignorare, restando al piano psichico, il bisogno di trascendenza comune a così tanta gente? Lo stesso Freud, positivista e ateo, ha dedicato ampio spazio a tali temi, anche se il suo scopo era mostrare la religione come una forma di nevrosi, individuale e collettiva. Non vi è dubbio che essa possa presentarsi in forme nevrotiche; ma sostenere che l’anelito dell’uomo sia frutto esclusivo di dinamiche devianti, è esso stesso nevrosi. Freud era cosciente delle sue problematiche irrisolte, pur non ammettendo che potessero incidere sulle sue teorie.
Il punto è la visione generale: qualsiasi approccio sottende una specifica idea di com’è fatto l’uomo, dei suoi obiettivi e delle sue necessità. Ciò può rimanere implicito per lo psicologo, ma ha comunque un ruolo decisivo nell’orientamento del paziente.
Escludere la dimensione dello spirito perché l’esistenza di entità superiori non sarebbe dimostrabile, significa ignorare un’area trainante della vita psichica, come lo stesso Freud dimostra in più occasioni.
Jung, suo grande allievo, scegliendo di considerare il bisogno psichico di trascendenza, scoprì che quasi tutti i pazienti intorno ai quarant’anni facevano perno sul problema religioso, per cui guarire non era pensabile senza affrontare tale tema. Per “religioso” non intendeva l’appartenenza a una precisa confessione, ma una dimensione della mente che genera bisogni e aspettative, che ha esigenze proprie, come il corpo e la psiche, tanto da far ammalare o riportare alla salute. Come ignorarla, in un tempo in cui il disagio psichico cresce a dismisura, fino a incidere nella vita sociale, come mostrano ogni giorno le vicende drammatiche del mondo?

8 pensieri su “3. Un ragionamento

  1. ema

    L’Alfa e l’omegs, Il primo e l’ultimo, il principio e la fine…Apoc. 22,13.

    Amore, l’origine di tutto ed il suo fine.

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  2. F

    ” NOMADI D’AMORE”
    L’uomo è cercatore di Dio, più o meno cosciente, che si muove nel desiderio della trascendenza, poichè tutto “parla alla sua mente mutabile, l’eternità immutabile”, “il cui punto di partenza è dominato da una lacerazione”: la dimensione divina e la nostra essenza di creature.
    La vita, per quanto nelle strettoie dell’essere, è nella nostalgia dell’infinito suo Principio del quale cerca faticosamente la penetrante esperienza. “Cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo trioverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua” (Dt. 4, 29)
    Il mio amore disperato, “nella pena di essere amata”, il mio essere disgregato, disperso piagato, cerca Te, Amore, respiro dell’universo e mio respiro, Confine del ritrovarsi, alla fine, faccia a faccia.

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  3. agnese

    “sarebbe possibile (…),che nell’essere umano non vi fosse traccia dell’origine?”
    non ho letto mai da nessuna parte come possibile che dal momento di creazione non c’era continuazione di adorazione di Dio.
    Invece una volta ho letto una teoria che “non Dio aveva cacciato fuori dal paradiso Adamo e Ea, ma Adamo e Eva per rimanere da soli hanno eliminato Dio, e che questa teoria si può dimostrare in modo matematico- astronomico.”
    Si parla tanto come cristianismo per secoli hanno provato distruggere, con la forza, violenza, false testimoni. Ma cristianismo esiste ancora, lo stesso.
    Però prima che altre persone hanno conosciuto cristianismo (non tutti, per vari motivi, non avevano la possibilità conoscere la verità), istinto di loro diceva che esiste una forza soprannaturale che ha creato tutto, quale partecipa e ha importanza nella vita qua sulla Terra, e credevano nel “qualcosa” più grande di loro senza poter spiegare e dare vero nome.
    La scrittura è arrivata tardi, e tra fra tempo tante persone come Caino hanno fatto tanto male per cercare di dimenticare loro radici, per provare eliminare Dio dalla vita, per dimenticare loro Padre.

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  4. pulsantilla

    Il bisogno di trascendenza e il disagio esistenziale per la mancanza di senso che pare permeare una società votata solo al conformismo… A 40 anni diviene effettivamente difficile da sopportare … soluzioni ne abbiamo?

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  5. dante

    Mi avvicinai all’angelo- si legge in Apocalisse 10,9- e lo pregai di darmi il piccolo libro.Egli mi disse:….ti riempira’ di amarezza le viscere, ma in bocca ti sara’ dolce come il miele.

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  6. Clown: opinioni

    Bello immergersi in questo tipo di “ragionamento”.
    Condivisibile la scelta di non ignorare e, anzi, approfondire la dimensione “religiosa” della mente, che genera bisogni e aspettative.
    Mi viene però da osservare: se il principale motivo per cui tale dimensione non debba essere ignorata è dato da “un tempo in cui il disagio psichico cresce a dismisura”, forse allora il buon vecchio Freud non aveva tutti i torti nel descrivere la religione come “una forma di nevrosi, individuale e collettiva”.

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  7. robysda

    L’alba dei quaranta porta in genere alla chiusura dei primi bilanci di vita, in cui valori, desideri, realizzazioni e altro sgomitano sul piatto della bilancia per confermare o sconfortare il candidato sottoposto all’esame, secondo certi criteri, quasi obbligatorio. Talvolta, l’insoddisfazione del risultato porta a spingersi oltre, a cercare un valore di ben altro spessore, un abbraccio al di fuori di un mondo razionale fatto solo di sogni mancati, un’apertura verso nuovi scenari che fanno crollare le classiche convenzioni dell’ego per dare spazio ad una marginalità tale fino a quel momento, oggi preziosa, quella di Dio. Dubbi, domande, paure, si affacciano , la speranza fa breccia, a volte si ritrae, ma il desiderio di cercare nel profondo non si stanca, piuttosto si rafforza. E’ strano come a un certo punto la vita decide di scavarti dentro.

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