5. L’essere autentico

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Si è persa, dunque, una visione, un modello a cui ispirarsi. Per questo è importante soffermarsi su un versetto del libro della Genesi che resta sempre attuale: Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio (Gn 1,27). In un tempo che seduce col richiamo delle forme, è l’immagine archetipica a mancare. Non a caso, nei Salmi, ha tanto valore la contemplazione: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto (Sal 4,6); e il volto santo è un culto diffuso tra i credenti. Oggi è chiaro che la fede è rapporto, relazione, secondo un etimo possibile della parola religione (da re-ligare, unire insieme); il che neutralizza i ritualismi sterili di una pratica autistica dei sacramenti. Ritrovare in sé l’immagine archetipica vuol dire riscoprire il fondamento ultimo dell’identità, senza il quale è impossibile affrontare e risolvere le crisi. Non si tratta, dunque, di riesumare i cadaveri di visioni del mondo superate, assecondando nostalgie ingiustificabili, ma di riattingere alla profondità, in sintonia con ciò che Jung definì felicemente principio d’individuazione: un viaggio spirituale in direzione d’una più completa conoscenza di sé. Alla fine del discorso programmatico, che Matteo ambienta su un monte della Palestina rievocando l’esperienza di Mosè sul Sinai, Cristo offre l’esempio della casa costruita sulla roccia, resistente a ogni tipo d’intemperie; ignorare l’essere autentico, invece, equivale a costruire la casa sulla sabbia, preparandone in anticipo la drammatica rovina.

15 pensieri su “5. L’essere autentico

  1. ema

    Autenticità’.
    Un bel punto di partenza e di arrivo, perché’ le persone autentiche non possono mentire, tutto quello che dicono e fanno sarà vero.

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  2. F

    CONTEMPLAZIONE

    “Risplenda, Signore, su di noi la luce del tuo volto”

    La ricerca del volto di Dio, il desiderio di lui, il bisogno di andare oltre la povera conoscenza della fede razionale è uno dei grandi temi della spiritualità cristiana di ogni tempo..
    una tensione ineliminabile, nella vita di fede: e paradossalmente tanto più pressante si fa nella persona del credente l’esperienza di Dio.
    Scoperta e ricerca, possesso e desiderio, riposo in Dio e ansia, allegrezza e lacrime questi termini contraddittori definiscono un’unica esperienza spirituale.
    ( E.A.Mella, monaco di Bose)

    La fede l’ha già trovato, ma la speranza lo cerca ancora. La carità poi l’ha certo trovato per mezzo della fede ma cerca di possederlo per mezzo della visione.
    (S. Agostino)

    O volto! Beato il volto che vedendoti merita di partecipare a Te, che costruisce nel suo cuore una tenda per il Dio di Giacobbe e che fa ogni cosa secondo il modello che gli viene mostrato sul monte! In piena verità potrà cantare: A te grida il mio cuore: il mio volto ti cerca, il tuo volto, Signore, io ricercherò.
    (Guglielmo di S.Thierry)

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  3. Ernesta Scappaticci

    Ma noi siamo davvero noi stessi?
    Diciamo davvero la verità?
    Amiamo davvero l’altro come noi stessi?
    Quanta strada dobbiamo fare ancora per scoprire la favola che abbiamo dentro, e che Dio ha scritto per noi prima ancora che ognuno di noi nascesse.
    Semplicemente cerchiamo di Amare la vita che abbiamo ancora da vivere nella verità ” vegliate perché arriverà Colui che vi ha creati, e dovrete essere pronti”!
    Sicuramente non mi fa difetto dire sempre ciò che penso, e sicuramente non mi importa niente di chi ho davanti quando parlo, anche se sbaglio, perché lo faccio sempre con amore, almeno ad una delle domande che ho scritto posso rispondere”si e dire Signore cerco di essere tutta Tua”.

    ernestina.
    un caro saluto al mio angelo custode che mi da sempre la mano quando cammino per una via buia. grazie.

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  4. agnese

    “amore a Dio è una specie di viaggio. Anche qui bisogna progredire. (…) Quindi, mai fermarsi. Progredire con l’aiuto di Dio, nell’amore di Dio.”
    Giovanni Paolo I

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  5. Ernesta Scappaticci

    @ Agnese,
    sempre nell’Amore di Dio, in qualsiasi momento della nostra santa giornata Lui è lì che ci tende la mano e noi ci incamminiamo per la Sua strada, anche se quasi non abbiamo più lacrime per piangere; Lui ce le asciugherà, sono sicura cara amica.

    ernestina.

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  6. agnese

    @ Ernestina
    Lui ci aiuta sempre, solo che a volte respingiamo Suo aiuto, ma Dio è la nostra forza, nostra speranza, nostra gioia.
    Un abbraccio forte, e non arrenderti mai!

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  7. agnese

    re-ligare= unire insieme.
    Ecco! La religione dovrebbe fare unire le persone, per camminare insieme, per aiutarci uno ad altro. La religione dovrebbe essere una luce d’amore per far splendere e riscaldare tutti.

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  8. dante

    ritrovare in se’ l’immagine archetipica …. come dire essere messi in grado di comprendere (non da soli ma per una grazia, un dono di DIo) l’amore di Gesù Cristo che sorpassa “ogni conoscenza”, il solo “tutto” che supera la “conoscenza del bene e del male” per la quale l’uomo ha scelto di perdere il suo orientamento….con tutte le conseguenze che ne seguono.

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  9. Clown: opinioni

    Attingo qua e là dalla rete, copiando, incollando e, soprattutto, sintetizzando senza ritegno.
    Particolarmente pertinente mi appare il pensiero del teologo Vito Mancuso.
    Il concetto di autenticità ha una connotazione soggettiva e una oggettiva. Per la prima, l’autenticità è la sincerità che l’uomo ha con sé stesso, con un accordo tra caratteristiche interiori e relazioni con l’esterno; in poche parole, l’essere autentico “dice ciò che pensa, fa quello in cui crede”. Per una vita autentica però occorre definire anche la dimensione oggettiva. Un individuo cioè può essere in armonia con sé stesso ma condurre una vita sbagliata. Quando ad esempio un fanatico religioso ispira il suo comportamento alla sua fede conducendo una vita di rinunce e di preghiera è soggettivamente autentico, “ma l’ideale a cui un uomo è fedele può essere distruttivo per gli altri e una prigione per lui. Occorre quindi un secondo livello per una vita realmente autentica, il livello che concerne la qualità dell’ideale che attrae e modella l’energia vitale”.
    L’ideale massimo può essere il bene, una vita buona e giusta, così da poter includere nella “salvezza eterna” i giusti di tutti i tempi e di tutti i luoghi, compresi gli atei e gli agnostici, in perfetta coerenza con l’insegnamento fondamentale di Gesù: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (…) Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.”
    Ciò sembrerebbe rispondere alla domanda: “per una vita autentica è necessario credere in Dio?” E la risposta sembrerebbe essere: “No, ma…”, perché appare chiaro come, specialmente nel nostro mondo, per condurre una vita autentica ispirata agli ideali di bene e di giustizia occorra “credere” in quei valori e praticarli con una certa “fede”.
    Fin qui condivido pienamente. Si può dire che, senza averci mai pensato troppo, istintivamente, la mia vita sia stata ispirata, pur con molto alterni risultati, a questa filosofia.
    Termina però a questo punto la coincidenza con il pensiero di Mancuso. Perché egli prosegue ritenendo che questa dimensione soggettiva, volta a vivere una vita autentica nel segno del bene e della giustizia, può essere un primo passo che porta alla fede in Dio; infatti quei valori derivano e sono il fine di una oggettività del bene e della giustizia propria di quella dimensione eterna dell’essere che chiamiamo Dio.
    Quest’ultima parte io non la escludo, ma la riporto solo quale teoria filosofica.

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  10. robysda

    Un parallelo fra il principio di individuazione Junghiano e la ricerca della fede, scendendo nel profondo dell’io, quello più nascosto fra le tante strutture che si sovrappongono e che modellano la personalità che l’altro percepisce di noi. Il senso della vita nella fede, dunque, una unione inscindibile fondata sulla autenticità, appunto, il proprio valore che ciascuno sarà in grado di riconoscere con i suoi modi e tempi necessari.

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  11. andrea barbieri

    “Si è persa, dunque, una visione, un modello a cui ispirarsi.”

    C’è il “si dice” con cui se la prende Heidegger in Essere e tempo, e a rendere più grottesco il discorso c’è anche quel “dunque” , come fosse una conclusione certa.
    Un po’ di religione cattolica.
    Un pizzico di birignao psicoanalitico.
    Tanto fumo.

    Complimenti! 😀

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  12. Ernesta Scappaticci

    @ robisda,
    Sai che condivido in pieno il tuo pensiero! soprattutto le ultime righe” che ciascuno sarà in grado di riconoscere con i suoi modi e tempi necessari.”
    Ognuno di noi ci arriva a suo tempo; un po’ come a scuola… mia mamma, che ha insegnato tutta la sua vita, dice sempre che ogni bambino arriva ad essere maturo quando è il suo tempo.
    Insegnando ho capito che ha ragione!
    Amare, e Amare sempre, e ancora, chi abbiamo davanti a noi è Il regalo più bello che Dio ci ha donato.
    Ecco!

    ernestina.

    @ Agnese sei tanto bella, vieni anche tu ad insegnare al centro quante cose potresti aiutarci a capire dei nostri amati allievi!
    Ti aspetto, anche se in questo momento qualche volta devo restare a casa, ma il martedì e il giovedì noi siamo lì dalle 16 alle 19.
    So che lavori e non puoi e soprattutto sei lontana ma io ho la macchina ti vengo a prendere, mi basta un fischio ed io parto subito!!!

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  13. robysda

    @ Ernestina

    Mi fa piacere condividere le idee con te. Anche tu, parlando del bambino, hai menzionato un altro aspetto essenziale dell’autenticità: cosa c’è di più spontaneo e sincero dell’atteggiamento di un bambino? Anche da lì, dovremmo attingere un po’ di linfa per guardare oltre.
    Grazie.

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