18. Un mondo sommerso

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Abbiamo ereditato, dal secolo scorso, la scoperta del ruolo dell’inconscio rispetto alla persona, nonché una varietà di teorie per definirlo e tecniche per esplorarlo. Come è noto, il pioniere in questo campo è Freud, ma figure di grande rilievo, tra i suoi stessi seguaci, ritennero limitativa la descrizione che egli ne faceva: una serbatoio cui destinare gli aspetti inaccettabili dell’esperienza. Secondo loro, si trattava di qualcosa di più ampio e costruttivo. Soprattutto Jung formulò una teoria che si discosta molto da quella del maestro: albergano in noi contenuti personali e universali, influenzando la psiche in modo indiretto – ma non solo – per mezzo dei sintomi nevrotici. Scoprire questo mondo sommerso, ricco e reale non meno di quello conosciuto, è la via per sviluppare la personalità nel suo nucleo irripetibile.
Roberto Assagioli, altro allievo di Freud, si focalizza sugli stati anomali del conscio, sostenendo che una “supercoscienza” è comune a svariate culture, in tutti i tempi, nell’esperienza dei mistici (cristiani e non), degli sciamani e nelle tradizioni religiose orientali, per citare gli esempi più famosi. Perché non far rientrare questi dati nell’ambito dello studio scientifico? Su questa base, egli afferma l’esistenza di un inconscio spirituale, dimensione latente in attesa d’essere attivata in ognuno di noi, nel momento in cui la maturità psichica rende possibile l’impresa.
Gli studi attuali sulla coscienza confermano la compresenza di stati differenti dalla condizione ordinaria, e la possibilità di passare da uno stato all’altro. Un altro autore noto, Abraham Maslow, ha esaminato un numero statisticamente rilevante d’esperienze di “supercosciente”, evidenziando gli elementi che le rendono simili, e che egli definisce “valori della coscienza dell’essere”. Tra questi troviamo il senso di pienezza, l’integrazione e la totalità, la semplicità, la vitalità e la libertà, oltre al senso della verità (si rivela qualcosa di più autentico di ciò che appare alla coscienza ordinaria).
Dunque non mancano gli approcci psicologici scientifici a esperienze che superano la fenomenologia più conosciuta, né i sistemi teorici e clinici che consentono d’inabissarsi nel mistero del mondo interiore: forse il loro numero esiguo dipende dalla scarsa ricettività della cultura dominante riguardo a questi temi.

6 pensieri su “18. Un mondo sommerso

  1. ema

    Tutto il nostro mondo interiore
    è realtà,
    esso è forse più reale
    del mondo visibile,
    se si definisce fantasia o favola tutto ciò che
    appare illogico,
    si dimostra soltanto
    di non aver capito la natura.

    Marc Ghagall

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  2. agnese

    La religione rinchiusa tra le regole e cifre per capire nostra esistenza e fenomeni di vita?
    Tanti scienziati in tutti modi cercano di negare la fede nel Dio, ma ci cadono sempre nel vuoto.
    La religione ci stava, ci sta e ci sarà, perché questa è la nostra forza, nostro moto per vivere, la realtà.
    Le tracie di religione ci stavano già nel preistoria, con disegni sulle rocce, nelle grotte e funerali (la fede nella vita dopo la morte). La religione era sempre il modo in quale uomo provava capire il mondo e fenomeni di natura intorno lui.

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  3. agnese

    “In Cristo non vi sono persone inferiori o superiori; non vi sono membra di un medesimo corpo, che vogliamo la felicità gli uni degli altri e che desiderano costruire un mondo accogliente per tutti.”
    Giovanni Paolo II

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  4. Ernesta Scappaticci

    “Perché non far rientrare questi dati nell’ambito dello studio scientifico? Su questa base, egli afferma l’esistenza di un inconscio spirituale, dimensione latente in attesa d’essere attivata in ognuno di noi, nel momento in cui la maturità psichica rende possibile l’impresa.”

    Conoscevo tutto questo e me lo chiedo anche io! soprattutto questa sera..
    Speriamo che tutte queste teorie ci aiutino nel momento triste quando ancora tu vedi e l’altro ,no!

    Che Dio ci aiuti.
    ernestina.

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  5. robysda

    l’esistenza di un inconscio spirituale, dimensione latente in attesa d’essere attivata in ognuno di noi, nel momento in cui la maturità psichica rende possibile l’impresa.

    Se questo studio può concretizzarsi attraverso un’esperienza vissuta, piuttosto che la necessità di un abbraccio di pace, varcando la soglia di una chiesa, ad esempio, è altresì vero che certe consapevolezze, talvolta appartenenti a particolari momenti di vita, trovano terreno fertile e anelano ad ulteriori sviluppi grazie a quel fortuito messaggio che ha fatto in modo di stanare un altro stato dell’essere, fino ad allora poco conosciuto. Ancora vero è che la progressione di questo nuovo stato dell’essere, seppure incorniciata da entusiasmi, viaggia su un filo sottile e precario, che molto spesso ha bisogno di linfa, di supporto formativo e informativo, nonché di continuità e comunicazione. Campi nuovi su cui muoversi, ricerca di spiegazioni profonde, affacci dai corridoi di duemila anni fa sulle porte dell’oggi; molti sono gli elementi necessari affinché l’impresa si realizzi e proceda in tutta autonomia, spinta soltanto dal motore dell’Amore.

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