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da qui
Un principio da non dimenticare è quello che ritiene necessari il braccio morbido della madre e il braccio forte del padre. Un test efficace è il pianto dei bambini, una fenomeno che impedisce ai genitori di dormire e rischia di creare reazioni pesanti di stress e nervosismo. Fino a qualche tempo fa, si consigliava di lasciarli piangere; poi, perfino la scienza ha dovuto riconoscere che se il piccolo piange significa che soffre. In genere, si afferma che il periodo critico siano i primi tre mesi, quelli, per capirci, delle coliche; non di rado, in realtà, si va ben oltre, e non si sa come reagire. Alla stanchezza, e a volte alla disperazione, si aggiungono i sensi di colpa per l’incapacità di comprendere che cosa il bambino cerchi di comunicare: un senso d’inadeguatezza che spossa più dell’assenza di riposo. Si ha paura di chiedere aiuto, perché risposte generiche e minimizzanti rischiano di intaccare ancora di più la sicurezza e l’autostima. Oggi la scienza tende ad ammettere che non esistono spiegazioni standard, che ogni nuovo nato ha una storia a se stante, legata alle esperienze irripetibili della gravidanza e poi del parto; la sensibilità e l’ambiente esterno completano il quadro delle variabili che costringono a considerare ogni caso come unico. C’è ancora chi consiglia, tuttavia, di non prendere in braccio il bambino con frequenza, come se questo potesse generare abitudini nocive. Ciò rende le madri insicure e indecise nei loro atteggiamenti. Si sa che una gestione instabile ed eterodiretta può condurre perfino a forme di violenza incontrollata. La soluzione, in questi casi, si trova in quello che è stato definito il braccio morbido della madre: lasciarsi guidare dall’amore, che coglie nel presente sempre inedito i segni della sofferenza e degli interventi più adeguati. L’abito su misura, l’unica risposta all’altezza di fronte alle domande della vita.

Una madre, la figura tra cielo e terra attraverso la quale Dio viene tra noi.
Non ho mai creduto alla regola del lasciar piangere il bambino. comunque le braccia amorose, materne e paterne, ma anche dei nonni, se ci sono, insieme alla loro voce calma e confortevole, credo producano sempre un’energia benefica che il bambino avverte.
da piccoli le braccia della mamma ora quelle di Maria!
Nell abbraccio di mamma e di papà bambino trova la sicurezza, tranquillità.
Mia amica una volta ha letto che bambino per far addormentare si mette nel suo lettino, ogni tanto si entra per assicurarla che mamma sta vicino. Ha deciso di fare così, perché suo figlio padre aveva abituato addormentare in braccio davanti la TV guardando le partite.
Ha messo la bambina a letto, e uscita dalla stanza, bambina ha cominciato piangere, dopo qualche minuti la madre entrata nella stanza, bambina si tranquillizzava, usciva- bambina piangeva. Non c’è l’ha fatta ascoltare il pianto di sua figlia, la presa in braccio e ha messa nel passeggino cantando una canzone, bambina si è addormentata tranquilla.
Quando bambino si fa male vuole un bacio e abbraccio, così si tranquillizza, il dolore passa.
Anche noi nella preghiera troviamo conforto di essere abbracciati da Dio, nella preghiera troviamo tranquillità e sicurezza.
E ora mi diverto…
Ricordo Gaia da piccola- quando non dormiva, piangeva continuamente, si addormentava in braccio, dormendo sorrideva( forse a lei non è piaceva nostro mondo). E’ ovvio che cercavo sempre di addormentarla, però a sette mesi per la protesta mi ha detto: ninna ne! (ha cominciato parlare presto, forse dalla disperazione).
Dopo battesimo è diventata più calma e socievole, cioè voleva stare in braccio anche da zie.
A due anni ha detto: io sono grande e faccio come mi pare!, ma comunque sempre cercava abbraccio per consolarla, per sentirsi amata.
Ogni persona, grande o piccola, forte o debole, ha bisogno di affetto, di un abbraccio per stare bene, per sentirsi amata.
“non esistono spiegazioni standard, che ogni nuovo nato ha una storia a se stante”
Credo che non esistano regole e spiegazioni standard per i nuovi nati, così come per ogni adolescente, ogni adulto, ogni anziano, ogni malato terminale. Esistono gli individui, miliardi, non uno uguale all’altro. E un abito che può trovare una dignitosa misura quando scienza e affetto si illuminano in un punto di equilibrio dettato dall’amore