Daniel Defoe ha nutrito un vivo interesse per le condizioni sociali dell’Inghilterra tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVII secolo. In ogni suo scritto la realtà londinese è stata al centro di osservazioni critiche e puntuali. Pochissimi autori del suo tempo sono riusciti a analizzare così a fondo il tessuto politico e sociale dell’Inghilterra.
L’attività del Defoe pubblicista non è meno importante dell’attività del Defoe romanziere e scrittore. Soprattutto quando l’autore di «Moll Flanders» si occupa direttamente di realtà criminale.
Per i tipi dalle Edizion Clichy, traduzione e cura di Fabrizio Bagatti, esce il volume «I peggiori criminali del mio tempo» .
Una raccolta imperdibile e misconosciuta dell’autore di «Robinson Crusoe».
Cinque racconti scritti tra il 1724 e il 1729, tre ormai introvabili in italiano e due del tutto inediti nella nostra lingua. Tutti documentano le drammatiche e rocambolesche vicende dei più famosi criminali inglesi dell’epoca di Defoe, che a partire dai documenti originali dell’epoca e basandosi persino su una personale diretta conoscenza di quei delinquenti, ne ricostruisce la storia dagli inizi fino alla loro esecuzione sul patibolo.
Con una prosa diretta e piena di realismo, storie criminali avvincenti e ricche di colpi di scena. Il suo intento era quello di offrire un insegnamento morale grazie a storie esemplari di delitti puniti ma, al tempo stesso Defoe ricostruisce il panorama della malavita nella Londra del XVIII secolo.
Un documento di straordinario realismo sociale, ma anche un romanzo criminale ancora poco conosciuto al lettore italiano. Con questi scritti Daniel Defoe, insieme a Dickens e a Conan Doyle, tiene certamente a battesimo il romanzo poliziesco moderno.
Ai cittadini di Londra e Westminster.
Signori,
l’esperienza conferma quell’eterna massima secondo la quale non c’è altro modo per proteggere gli innocenti se non quello di punire i colpevoli.
Crimini ve ne sono sempre stati e inevitabilmente sempre ve ne saranno di frequente in queste città popolose come le vostre, in quanto necessarie conseguenze o del bisogno o della depravazione del più basso rango delle specie umane.
Oggi come oggi abbondano i reati più eclatanti – abitazioni date alle fiamme, furti e rapine sulla strada maestra – e praticamente innumerevoli sono le frodi, i reati comuni e le contraffazioni: non solo quindi le vostre proprietà, ma anche le vostre stesse vite ne vengono colpite di continuo.
Contro questi mali il potere legislativo non ha mancato di provvedere mediante leggi necessarie e proficue, l’applicazione delle quali (a vostro grande privilegio) è posta nelle vostre mani; l’Amministrazione ha in ogni momento sopperito con adeguati regolamenti e decreti ai difetti incorsi nella Magistratura più immediatamente posta sotto la propria giurisdizione.
Grazie alla giusta e salutare severità dei magistrati, il pubblico eccesso del gioco d’azzardo è stato in larga parte eliminato e, di recente, alcuni esempi della vendetta divina hanno colpito alcune delle più famigerate prostitute della città: questo, insieme agli sforzi lodevoli di grandi e degne associazioni, ha messo non poco freno a quell’enorme e diffuso vizio.
Ma ecco un criminale sfidare le vostre leggi e la giustizia, dichiarando apertamente che non esistono sbarre che possano tenerlo rinchiuso o imprigionarlo e, di conseguenza, è fuggito una seconda volta dal seno stesso della Morte.
La sua storia vi stupirà! E non è composta di invenzioni, favole o storie ambientate a York, Roma o in Giamaica, ma di fatti accaduti alle vostre porte: fatti inauditi, del tutto nuovi, incredibili eppure incontestabili.
Ancora una volta egli è tornato al suo malvagio rango nel mondo. Una vendetta senza requie lo sta perseguitando e, Signori, speriamo che essa venga coadiuvata dai vostri sforzi per assicurare alla giustizia questo famigerato malfattore.


La carità verso i poveri è un dovere, e colui che dà ai poveri presta al Signore.
Daniel Defoe