
L’evoluzione non si limitava a fatti esteriori – pure importanti, secondo certi aspetti: la stima crescente da parte del rettore, del parroco, delle comunità di suore nel Santuario e nella Casa -, ma riguardava l’interiorità, più coinvolta grazie alla chiave perduta e ritrovata della vera bellezza. L’avevamo riscoperta nell’ascolto delle poesie di Lorca, da me fortemente caldeggiato: l’incontro con l’arte, la musica perfetta del poeta andaluso, aveva risvegliato in noi la profondità che faticava a emergere, per l’incalzare delle prove. Assaporare una misura umana, lasciare che il cuore aderisse alla vita, senza inaridirsi nei noti meccanismi di difesa: ecco la via pulchritudinis, che rimetteva in moto le energie, toglieva la pietra dal sepolcro e preparava all’avvento prossimo della Pentecoste. Certo, rimanevano in piedi le contraddizioni di un luogo ancora sospeso fra antiche tare e propensione al nuovo; ma l’attesa degli eventi si era fatta più salda e fiduciosa, nonostante il muro innalzato, quasi sempre, di fronte all’annuncio delle vecchie e recenti profezie. Gli scenari prendevano forma davanti ai nostri occhi: lo scisma in agguato nella Chiesa; l’ostinata resistenza delle gerarchie ecclesiastiche, impegnate a difendere potere e privilegi; l’oblio dell’opera iniziata da don Mario, al di là di una facciata verniciata a fresco. Su scala maggiore, si poteva intuire il fermento segreto degli araldi della guerra santa, impegnati a studiare i modi e i tempi di un attacco che avrebbe sorpreso, temporaneamente, l’Occidente cristiano. Scrutavamo l’orizzonte con più serenità, convinti che Colui che ha in mano i fili dispersi della storia ci avrebbe traghettati all’altra riva.

“Tu sai che io capisco la carne minima del mondo.”.
F.G.Lorca
…Pietro ebbe un attimo di esitazione,
e cominciando ad affondare grido’:
“Signore salvami”…
Con mente e cuore aperti alla Fede,
sempre,nel mezzo di una tempesta si puo’ trovare una mano tesa!
…e se la riconosciamo,l’affermiamo,e ci solleva dalla profondità del rifiuto,della chiusura; e ci accompagna all’altra riva,
dove ci attende la Salvezza.
Mi sono innamorata
delle mie stesse ali d’angelo, delle mie nari che succhiano la notte,
mi sono innamorata di me
e dei miei tormenti.
Un erpice che scava dentro le cose,
o forse fatta donzella
ho perso le mie sembianze.
Come sei nudo, amore,
nudo e senza difesa:
io sono la vera cetra
che ti colpisce nel petto
e ti dà larga resa.
A.Merini
Sempre avanti, Fabry!
Che il mondo intero possa ritrovare la via della “vera bellezza” e si possa parlare tutti una stessa lingua, quella dello Spirito!
@Gum
Ma anche :”Assaporare una misura umana, lasciare che il cuore aderisse alla vita, senza inaridirsi nei noti meccanismi di difesa”
La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere.
(Italo Calvino)