
In un clima di violenza e confusione, come riscoprire la bellezza dell’uomo, evocata da don Mario nell’atto di fede da lui scritto? La negatività sembrava avere il sopravvento: le notizie di attentati e omicidi si moltiplicavano, cresceva la precarietà nel mondo del lavoro, e i valori fondamentali si disgregavano in un soggettivismo senza limiti.
Il mondo occidentale provava a opporre i suoi valori in risposta alla furia distruttiva, ma di quali valori si trattava? Cosa spingeva persone cresciute nella nostra civiltà, e spesso apparentemente integrate, a lasciare tutto per ciò che ritenevano un ideale tanto alto e attraente da indurli a giocarsi la vita?
La crisi in atto sembrava riferirsi a qualcosa di profondo, alla stessa identità dell’essere umano, alla domanda eterna sul senso delle cose. Un vuoto di valori a cui l’Occidente in declino non era più in grado di rispondere. E come avrebbe mai potuto farlo? La mentalità materialistica non intercetta la realtà ricca e complessa che caratterizza l’essere: corpo, mente e spirito sono dimensioni peculiari, e ciascuna richiede specifiche risposte. Trascurarne una sola compromette l’integrità del tutto. La parola chiave era “persona”. Era questo il bagaglio che don Mario ci lasciava: un’antropologia che univa i valori fondanti dell’essere umano con le virtù teologali, ossia fede, speranza e carità. Un uomo può essere felice – sosteneva lui – solo quando, a partire dai valori umani, arriva a dire dal profondo: io credo, io spero, io amo. Era questo che avevamo ricevuto, e che avremmo trasmesso a un mondo più che mai disorientato.

Tra qualche anno rileggere i capitoli del libro e dire: é storia passata, è tutto accaduto nel bene e nel male, come l’uomo ha voluto, come Dio ha perdonato e ricostrunito, rimane adesso la Fede, la Speranza, la Carità…la Pace
“Il passato mi ha rivelato la struttura del futuro.”
PIERRE TEILHARD DE CHARDIN
Felicità
Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.
Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos’è pace.
Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,
Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.
Hermann Hesse
L’uomo felice non è “L’Uomo che ride”, sol perchè qualcuno gli ha tagliato di netto le labbra. La felicità è invisibile e non si collega con le cose del corpo..E’ come lo Spirito Santo che dalla Centrale Eterna eroga una luce infinita che uniforma i contorni dell’essere. La persona è solo una maschera che oscura le vere virtù che “vedono” Dio in mezzo a noi.
Dio con me, ci ha provato, ma io ho fallito!
Ho dedicato tutta la mia vita a costruire una famiglia buona….forse!
Spero sempre che Gesù mi ripeta “Chi di voi,volendo costruire una torre,non siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? “.
Forse non avevo calcolato come voleva Lui!
Ernestina
Mamma che sei lassù aiutami ad affrontare un’altra prova!