
C’era ancora bisogno delle profezie? In realtà, i fili cominciavano a farsi più visibili: la divisione nella Chiesa sembrava irreparabile – sapevamo di dover pregare intensamente -, la violenza terroristica seminava morte nei modi e nei luoghi più imprevisti, le tensioni internazionali si facevano evidenti. Solo noi restavamo invisibili, nella zona protetta dal Signore e proprio per questo in ombra, docile alla sua ispirazione, declinata nelle linee portanti della purezza, dell’umiltà, della pace, dell’amore. E poi, certo, della sofferenza: offerta e umiliazione erano spine e nello stesso tempo carte vincenti da giocare, al tavolo pieno di sorprese del paradosso cristiano. Ci sentivamo nel cuore pulsante di tutto l’universo, immersi nel crogiolo di una Sapienza antica e nuova, divina, che impregnava ogni minimo atomo del cosmo. Le scintille di Dio balenavano nel tempo e nello spazio abitato dalla Provvidenza: in un’alba, in un gioco di nuvole, nella poesia, nella musica, nelle nostre intuizioni, scaturite da un dialogo affacciato sulle verità profonde della vita. Sentivamo quel volgere d’anno come decisivo: le promesse si sarebbero avverate, il filo d’oro del Progetto avrebbe cominciato a brillare nel buio della violenza umana, del cinismo, della negazione del mistero. Anche noi eravamo atomi aperti alla vita, cellule sensibili a ogni lieve richiamo dell’amore antico e nuovo del Creatore.

“Basta porsi quest’unica domanda: a che scopo? A che scopo ritornare in me stesso, a che scopo abbracciare il mio cammino personale, a che scopo portare a unità il mio essere?
Ed ecco la risposta: non per me.
Cominciare da se stessi, ma non finire con se stessi; prendersi come punto di partenza, ma non come meta; conoscersi, ma non preoccuparsi di sé.”
Martin Buber
Ad ognuno
subito
il suo bagaglio
nascondiglio
camera oscura
ripostiglio segreto
labirinto solitario
dove a poco a poco
deporre
numerose
le cellule morte
della sua scorza
incrostazioni
scarti
peccati
rifiuti
altri residui
del suo terrestre corso
che senza quei pozzi fondi
ove poterli buttare
sprofonderebbe
sotto un peso
di grave densità
d’intensa gravità.
Edith de Hody Dzieduszycka
…..Le scintille di Dio balenavano nel tempo e nello spazio abitato dalla Provvidenza: in un’alba, in un gioco di nuvole, nella poesia, nella musica, nelle nostre intuizioni, scaturite da un dialogo affacciato sulle verità profonde della vita……
Grazie
Il tuo augurio-intuizione, caro Fabrizio che faccio mio, con la forza della disperazione. che si avverino promesse e progetti di planetaria convivenza pacifica!:
…Sentivamo quel volgere d’anno come decisivo: le promesse si sarebbero avverate, il filo d’oro del Progetto avrebbe cominciato a brillare nel buio della violenza umana, del cinismo, della negazione del mistero
Ricordo,…(intuivamo l’esistenza di “Un Filo d’Oro”(11)…in bilico tra un presente cupo e(..la speranza!?!) un futuro in cui tutto si sarebbe attuato nel modo (…e nei tempi…)voluto dal Signore…
certo, si trattava di altra realta’,altra situazione,ma certamente un filo d’oro che potremmo vedere unito,annodato al tema di oggi;
mi resta sempre piu’ difficile riuscire ad immaginare il Tempo di quel “mondo nuovo” dove le creature riconosceranno finalmente il loro CREATORE!!!.
Nel frattempo diveniamo ,giocoforza,spettatori inermi di una violenza inaudita,di omicidi di massa, sotto bombe,sotto i tir,falciati da raffiche di mitra, come birilli al bowling, la innumerevole massa di “martiri contemporanei” , di ogni credo e fede.
Quanto vorrei che quelle scintille di DIO esplodessero nel Cosmo come universali fuochi pirotecnici,e far brillare occhi e cuori,come a dei bambini estasiati, a tutti coloro che di questa tragedia umana tengono “accesi i fuochi”…
In una CONVERSIONE che porti ognuno alla RAGIONE del proprio e dell’altrui “ESSERE”
Con la forza della FEDE ,nella preghiera”ripetitiva” ci si puo’ trasformare da atomi a cellule crescendo fino a diventare corpo,..Corpo di una CHIESA che con FEDE, SPERANZA, nella CARITA’ riesce a portare l’umanita’ a collaborare alla NUOVA CREAZIONE nella SALVEZZA che LUI con la “”SUA offerta”” ci ha garantito.
…..ad ognuno di noi il “CARPE DIEM”
MA TU NON PASSARE
(Chiara Lubich)
Sì, siamo contenti, Signore,
quando l’ala di un angelo
ci discopre il celeste orizzonte,
che la prova ci aveva bruscamente annientato.
Siamo contenti, Signore,
perché il tuo amore si mostra in quei momenti
così onnipotente che la nostra anima è in adorazione
ed esaltazione fino al silenzio.
Che passi, Signore, la prova
che ci attanaglia l’anima fino all’agonia;
ma non tramonti no, mai,
quella splendida tua figura luminosa nella notte nera,
quando, nel deserto del tutto,
Tu solo sei fiorito per noi, e, nel silenzio di ogni cosa,
Tu solo hai parlato e, nell’assenza d’ognuno,
Tu solo ci hai fatto compagnia,
ripetendoci soavemente le verità
che non debbono affievolirsi
nella nostra anima: che qui siamo di passaggio
e il luogo dell’arrivo è un altro;
che tutti sono ombra e Tu solo la realtà.
Che passi la prova, Signore,
ma Tu non passare e chiudici,
incantati dal dolore, nel cuore della Trinità.
Signore, che l’inganno del mondo non ci riprenda,
anche nelle cose più sante che esso possiede,
ma solo il Santo sia con noi e in noi
e la Santa, la Vergine, tua Madre,
la veste che tutti ricopra, per sempre.