
Chissà cosa ci vuole per aprire il tempo,
per fare di una goccia d’acqua un fiume, un ruscello –
il capo degli spiriti, il più alto responsabile
delle anime tristi, non dirada la nebbia
del tuo cuore malato, rappreso nell’istante del dolore,
fuoriuscito dal coma della solita paura,
dell’emozione inutile, sull’orlo
dell’imbroglio, dell’auto occultazione
del senso. Mi chiami troppo tardi
dal tuo bunker amato, o illune cielo
della mia disperazione, o canto, o manto,
o santo cardine dell’intima passione.

troppo poco dire “mi piace”. Devo dire che “mi piace MOLTO”
Già, ma perché “non dirada la nebbia” perché?
Davvero provo un’empatia fortissima con questo “canto illune della disperazione”, davvero mi attraversa e ne resto scarmigliata e triste.
Che dell’amore non si butta niente
De Gregori
Bellissima e profonda, come sempre!
Un cuore onesto che lotta al quale Dio ha da sempre svelato ” cosa ci vuole”.
Pura bellezza.
Il capo degli spiriti non avrà la meglio sulle anime che chiamano Dio in tempo, accorgendosi del Suo passaggio.
È bellissima grazie, don Fabrizio
E come potrebbe il capo degli spiriti diradare la nebbia del cuore?
La lama di luce che farà risplendere il cielo, nascerà proprio da quell’intima passione…
L’ “Urlo di Munch” esplode dal profondo, crepita l’essere, intanto invoca e sangue e cielo sono un garbuglio. La poesia e’ lo spirito.