
E se tutti parlassimo la stessa lingua?
Ci sentiamo a disagio davanti a uno straniero con cui è impossibile intendersi anche su cose elementari. La richiesta di un’informazione, il nome di un monumento o la sua paternità, una semplice espressione affettiva producono l’effetto di metterci in crisi. Ci si guarda sperduti, cercando di spiegarsi con suoni per lo più inarticolati, in cerca di codici, simboli, strumenti capaci, con una specie di magia, di chiarire il messaggio in misura sufficiente.
Il sogno di una lingua comune ha attraversato i secoli: pensiamo all’esperanto. il successo è stato sempre limitato, ristretto a una cerchia sparuta di persone, senza arrivare a risolvere il problema.
Eppure, l’esigenza dell’uomo è comprendere, comunicare e condividere, per cui non si rassegna al fallimento. Come superare l’ostacolo, evitando le semplificazioni spesso impraticabili (impariamo tutti l’inglese!)?
Oggi ho impartito l’unzione degli infermi a una suora ormai quasi incapace d’intendere e volere (certamente di udire: è praticamente sorda). Sono entrato nella stanza con tre sue consorelle, tra cui la madre generale e la vicaria. Si sono affrettate a dirmi che avrebbero risposto loro alle formule del rito.
Il miracolo è facilmente prevedibile: suor Anna, la malata, ha mostrato di comprendere bene, e al momento del “Pater” ha pregato insieme a noi.
La lingua comune è la lingua dell’amore: due italiani potrebbero convivere per anni e non capirsi mai, come dimostrano molte confessioni. Persone di diversa nazionalità o portatori di handicap, anche gravi, riescono di frequente a entrare, invece, in empatia perfetta.
Non basta l’esperanto, ci vuole la speranza: la coscienza di un amore espresso da un vocabolario che comunica senza bisogno di parole.

…erano presenti Parti,Medi,Elamiti,Mesopotami,Giudei,dalla Cappadocia,dal Ponto,dall’Asia……..e ognuno li capiva nella propria lingua! (At.2:1-13)…
Quando il linguaggio è quello universale,
quando è lo SPIRITO SANTO che parla,
tutti i cuori e le orecchie riescono a comprendere.
Ma vale sempre il proverbio:”non c’è più sordo di chi non vuol sentire”… (o capire)
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna..
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà….” 1 Cor. 1-13
https://youtu.be/tupyt-LBZqs
La lingua comune è quella dell’amore.
Un esperienza che ho vissuto in passato è quella di studiare una lingua straniera.
Ho avuto la fortuna di fare il corso all’interno dell’Ambasciata del Paese interessato, con insegnanti di madrelingua e dove era assolutamente vietato parlare in italiano.
Dopo un primo momento di approccio grammaticale, gli incontri si sono diventati via via più interessanti, perchè i professori ci invitavano ad USCIRE dalla nostra mentalità italiana e provare ad APRIRSI verso la mentalità dell’altra lingua, perchè solo cosi potevamo CAPIRE ED ESPRIMERCI AL MEGLIO.
La lingua comune è quella dell’amore dopo che sono riuscita ad uscire da me stessa , dal mio IO, per aprirmi all’altro senza riserve e ne ipocrisie, ma liberamente.
Solo cosi potrò provare ad esprimere al meglio.
Conoscere di più se stessi per essere più intuitivi e accoglienti. Anche senza parole. un cammino lungo e complicato, ma si può fare, basta volerlo.