
Dal treno il paesaggio è discontinuo. È un mondo in movimento che suggerisce immagini, ricordi, previsioni, come se fosse il ritmo dei quadri che appaiono via via a dettare il flusso di coscienza, mentre è vero il contrario: c’è un motivo, infatti, se lo sguardo si sofferma su quella fattoria, o su una chiesa, o sul cane che rincorre un gatto davanti al cancello della villa.
La fattoria mi ricorda il ristorante fallito tempo fa, in cui una vistosa matrona elargiva con fervore saluti chiassosi e battute riciclabili. Era finito anche in un film, per cui la notizia della cessata attività mi aveva sconcertato. Dal mio punto di vista, fu un simbolo chiaro della fugacità di ogni successo mondano.
La chiesa di pietra rappresenta il mio ministero tormentato, esposto alle intemperie, in bilico tra cielo e terra, come un aquilone. Un prete non dimentica di esserlo, ma la chiesa che scorre via dal finestrino gli rammenta che è coinvolto, come gli altri, in un flusso universale che trascende tonache, camici e divise.
Il cane è il segno della fedeltà, l’unica risposta sensata al precipitare degli eventi, al tempo che incalza togliendoti il respiro. Se c’è una cosa ingiusta è l’epiteto cane infedele.
Il treno in corsa è una buona postazione per comprendere la vita; evoca la natura effimera del mondo e al tempo stesso è la chiave per interpretarlo e viverlo al meglio. Incarna la mentalità simbolica, per cui uomini e donne sono sacerdoti posti sul confine fra la terra e il cielo, inquilini di una fattoria che nel quadrante successivo è già una chiesa, destinata a sua volta a trasformarsi nell’icona di una fedeltà senza riserve: passeggera di un treno che si ferma soltanto sull’immagine, desiderata e temuta al tempo stesso, dell’ultima stazione, l’aquilone già pronto a decollare per un altro mondo.

Comunque vada l’importante è giungere in stazione sereni e interi con una preghiera nel cuore per quel gatto che ancora corre.
Una riflessione che lascia il segno anche nella sua fugacità. Certo, tutto è in movimento e tutto deve morire. Anche l’eterna bellezza dell’amata! E chi può saperlo meglio di un poeta?
Dal treno le immagini si vedono
solo per un attimo. Le case
ti mostrano gli interni di cui appena
appare l’ombra di un muro, la piega
di una tenda colorata. La sosta
alla stazione ti regala intatte
le copertine di riviste, l’onda
lunga dei richiami, la sarabanda
di valigie, sigarette, bibite,
ricordi e nostalgie che si stropicciano
nella ressa del posto al finestrino,
nel formicolio che sale restando
in piedi, attento a non urtare mai
nel braccio della donna, a non cadere
sbilanciato dalla frenata, come
fosse un simbolo delle mille prove
dell’esistenza, come all’improvviso
fosse chiaro che rimanere in piedi,
non entrare in conflitto col vicino,
arrivare alla meta senza avere
insultato qualcuno o avere invece
incassato un’occhiata piena d’odio,
lo sguardo bieco del mondo sulla tua
felicità, non fosse un miracolo
senza precedenti, l’indizio incerto
che in un punto del tempo e dello spazio,
o forse solo dentro, in un angolo
del cuore, c’è il segreto che pensavi
appartenesse a Dio: quando sei sceso
ringrazi chissà come e chissà chi,
convinto ormai che con la tua valigia
ti stai tirando dietro, alla stazione,
un paradiso ancora sconosciuto
caduto al posto tuo, che ti sei arreso
Dal Treno – D. Fabrizio Centofanti
Bella questa metafora della vita come un viaggio in treno. Le immagini esterne si intrecciano con quelle interiori in una visione personale, unica.
Ognuno di noi giunge alla stazione in attesa di rivederle alla luce di altri Occhi, e scoprirne finalmente il più autentico e profondo significato.
Innanzitutto mi auguro che quell’aquilone
sia pronto a decollare per un altro cielo piu che per un altro mondo!
Un treno che sfreccia e fissando,in primo piano, ogni immagine che passa ti appare sfocata,irriconoscibile,indefinibile,al contrario di una veduta a lungo campo visivo.
COME spesso ci può capitare fissando una immagine con mente e cuore volti altrove:la vediamo,ma se corriamo come su di un treno non riusciamo a guardarla, per apprezzarne i contorni, i colori,l’espressione.
Le più belle opere d’arte, come sculture, pitture,splendide nella loro bellezza,le osserviamo fin nei minimi dettagli,perché molto spesso è dai dettagli che comprendiamo significati, espressioni
e intenzioni dell’artista.Ma appunto,fermarsi,a scrutare nei minimi particolari ciò che può attirare il tuo sguardo può aiutarti a entrare in sintonia con l’artista…certo,forse!
Io ho seguito un consiglio,ed ho messo qui davanti al pc una immagine:L’immagine di UN VOLTO,che mi guarda,e guardandolo negli occhi anche io a volte,riesco ad entrare in sintonia con QUEL PERSONAGGIO e mi accorgo molto spesso che mi guarda,anche quando non sono io a cercare QUELLO SGUARDO.