
La rima è un fenomeno intrigante. È una casualità che amore rimi con dolore? E esperienza e sofferenza? Ha un senso che felicità corrisponda ad onestà, e gioia con muoia? Vediamone altre: cattiveria-miseria, serenità-bontà, amarezza-freddezza. Se poi ci prendessimo gusto, potremmo accostare sogno e bisogno, carità e intimità, perseveranza e speranza. E, perdendo ogni freno, mettere insieme soddisfazione e vocazione, decoro e tesoro, fede e piede.
Un momento: si giustifica una rima come questa?
Con le altre si potrebbe costruire un sistema antropologico e teologico: l’amore fa soffrire, come l’esperienza, ma sono materiali resistenti a qualsiasi logorio. La felicità nasce dalla trasparenza, dal non avere nulla da nascondere, così come la gioia è possibile se l’io muore a se stesso, ritrovandosi nell’Altro. La cattiveria si sa come finisce, mentre la bontà va a braccetto con la pace. Chi non si compromette, nella vita, resta con l’amaro in bocca: se uno sogna conosce i suoi bisogni, l’intimità da cui proviene l’amore divino, che non cessa di sperare. Ci soddisfa solo la risposta alla nostra vocazione, in cui il vivere ha uno stile inconfondibile, che ci rende migliori.
Su questo, forse, possiamo essere d’accordo: ma cosa c’entra la fede col piede?
Dio disse ad Abramo: esci dalla tua terra e va’ verso te stesso. Se il nostro padre nella fede non si fosse deciso a fare il primo passo, chissà se a quest’ora ci saremmo. La fede senza piedi è niente: come cantava Neruda, sarebbe un anello senza pietra, un vestito senza uomo.

Non a caso si dice “cammino di fede”!
Questa poetica carrellata di rime mostra ancora una volta la stretta relazione tra bellezza e verità.
Grazie!
Quanto camminava santa Teresa d’Avila….per fondare monasteri….
… rime interne, rime esterne, rime baciate…
Treccia della parola nella Poesia
Più bella incatenata da libertà eloquente
sta incisa la parola nel ritmo della mente:
non può vagare alata né far la capriola
ma sarà lei a guidarti con sempre nuove arti
per tortuose vie tra dubbi, salti, errori
finché giunge un mattino dischiuso sui bagliori
di sogni e fantasie notturne: cristallino
tra ardue rime ora il verso splende come un disperso
bucaneve viola
nel vergine bianco
di umile parola
che era già al tuo fianco.
Quanti assennati Orlandi vanno in cerca d’Angelica
tra boschi e praterie! Dalla bolla babelica
che i padri venerandi, tra nausee e allegrie,
ignora, il verso brado s’alza sul più alto grado!
Ma io amo quella voce che ingenua uno spartito
tenacemente insegue col brivido infinito
di mai veder la foce. Qui non ci sono tregue:
la parola t’assilla. Poi, incastonata, brilla
di un più impetuoso
fuoco e, con sorpresa,
rende il generoso
dono dell’impresa!
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono:
del vario stile in ch’io piango et ragiono,
fra le vane speranza e ‘l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Petrarca
Essenza-Apparenza: una il contrario dell’altra, quasi a voler ricordare la famosa frase de Il Piccolo Principe: “L’essenziale è invisibile agli occhi”.