
Sei morto ma sei vivo. Il senso è tutto qui: vivere per morire, morire per vivere.
Hai lasciato una storia che mi riempie le giornate, che risuona ancora più della tua voce, e mi indica la strada. I morti, a volte, sono vivi più dei vivi. È bene che sia così, altrimenti tutto finirebbe con l’ultimo respiro, cosa inconcepibile. Sono talmente intriso della Pasqua, come tu mi hai insegnato, che non riesco nemmeno a immaginare una vita senza eternità.
È da lì che mi mandi messaggi, mi parli, mi proteggi. È la cosa più normale di questo mondo e anche dell’altro.
Nell’altro mondo, infatti, s’interessano di noi, perché sono consapevoli dei nessi: sanno – l’ho già scritto una volta – che quando si ama tutto è collegato. E che un atto d’amore è incancellabile, come dimostra la cipolla che Gruscenka regala al mendicante. Dostoevsky ha afferrato la sostanza di ciò che non finisce.
Neanche tu, Mario, finisci. Anzi, sei appena iniziato. Mi guardi dal cielo come quando eravamo al tavolo della Nuova Capricciosa, davanti alle pennette al salmone e alla Peroni chiara. Ci scambiamo parole silenziose, che hanno un’eco profonda nella storia. La tua voce fa tremare le galassie: la possono ascoltare solo i puri di cuore e i gatti rossi cui davi gli avanzi della pasta al sugo.
Anch’io ti consegno a questa pagina, perché il lettore possa stare tre minuti con noi, nella bella compagnia dell’Infinito.

Hai lasciato in eredità una impronta pesante, del tuo vissuto, del tuo esempio, del tuo spirito,del tuo carisma; allora, il tuo passaggio non si e’ esaurito con te all’ orizzonte, come al calare del sole, ma che domani non tornerà a riscaldarci…
ma sei ancora qui, in mezzo a noi, continuando a parlarci, a sorriderci,a guidarci;
E continuerai a parlarci,…di te,di noi, di DIO!!!E sei rimasto , come una eterna eco che non cesserà mai di ritornare a noi…ciao DOMMA.
E leggendo, sono stato, come tu hai scritto, tre minuti con voi. Ho pensato che anch’io vorrei che qualcuno mi ricordasse per non più di tre minuti ogni giorno, come tu hai ricordato la figura a cui ti sei rivolto nel tuo post.
Parafrasando e rovesciando una riflessione di Italo Calvino, potremmo dire che l’Infinito non e’ qualcosa che sara’, e’ qui, e’ fra noi se diamo spazio e concretezza agli atti e ai segnali d’amore . E qui c’e’ un Bene che rompe i muri, che davvero e’ “piu’ forte della morte”.
La poesia è bellezza, la bellezza è traccia dell’amore.
In questi poetici versi traspare la forza di.un autentico legame, contro cui la morte non può nulla,, e l’immensa unità di tutto ciò che è creato, al di là dello spazio e del tempo.
Veramente siamo stati nella “bella compagnia dell’infinito”!
E’ molto bella, tanto significato in questa pagina, Fede, Speranza,Amore, è tutto qui in questa storia di eternità, di gioia, di certezza assoluta. Grazie Don Fabrizio
Per sempre
Senza niuna impazienza sognerò,
mi piegherò al lavoro
che non può mai finire,
e a poco a poco in cima
alle braccia rinate
si riapriranno mani soccorrevoli,
nelle cavità loro
riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
e, d’improvviso intatta
sarai risorta, mi farà da guida
di nuovo la tua voce,
per sempre ti rivedo.
Giuseppe Ungaretti
I ricordi mi vedono
Una mattina di giugno in cui era troppo presto
Per svegliarmi ma troppo tardi per riprendere sonno,
Devo uscire nel verde che è colmo
Di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono completamente
Al paesaggio, perfetti camaleonti.
Sono così vicini che li sento respirare
Benché il canto degli uccelli dia stupore.
Transtromer
impagabile, caro Fabrizio, impagabile… Mi costa leggerti sempre, ma ne esco sempre ripagato. Fausto