Il Michelone. Betty Perfumo intervista l’autore del nuovo dizionario del jazz


Domanda: Guido, quindi “Il Michelone” è il tuo nuovo libro, esattamente il 104° da te e scritto e pubblicato?

Risposta: Sì, credo di sì, nel senso che oramai per me è difficile tenere il conto, perché all’inizio della mia carriera ho anche pubblicato molti libri con altri colleghi (soprattutto universitari) oppure sono stato il curatore di un testo a più voci o mi sono trovato in tante situazioni ancora diverse. Mi ritengo comunque contento di aver raggiunto e superato, nel numero di pubblicazioni, ‘tale’ Andrea Camilleri, anche se le mie cifre, per quanto riguarda le vendite, non sono certo paragonabili alle sue. D’altronde pratichiamo due generi diversi.

Domanda: E proprio a proposito di generi, come definiresti questa tua ultima fatica che porta anche il tuo stesso cognome? E c’è qualcosa di autobiografico fra le righe?

Risposta: Innanzitutto come genere è ascrivibile ai dizionari, perché, come dice il sottotitolo, è davvero un dizionario di dischi jazz dalla A alla Z, un dizionario però concepito e realizzato in effetti come un bilancio della mia vita, vita non personale, ma da recensore di dischi da almeno trent’anni e più intensamente da circa venti. Aldilà o al di qua del recensione, poi, fra le righe, appunto c’è anche l’ascoltatore, un appassionato, sempre ancora entusiasta, che fin da piccolo, sentendo i vinili del papà, si è interessato a questo grandissimo fenomeno che resta il jazz, anche oggi una musica davvero indescrivibile nella sua potente bellezza.

Domanda: Appunto il jazz: riesci a darcene una definizione sintetica?

Risposta: Il jazz è oggettivamente una musica afroamericana, nata a fine Ottocento dagli ex schiavi di colore e in seguito affermatasi in tutti gli Stati Uniti, anche grazie all’apporto di emigrati o figli di emigrati ovvero jazzisti ebrei, ispanici, est-europei e soprattutto italoamericani. Il jazz è una forma d’arte novecentesca tipicamente nord-americana, ma che oggi si è diffusa in tutto il mondo, suonata soprattutto da musicisti europei che l’hanno fatta propria aggiungendovi un tocco a volte originalissimo.

Domanda: Partendo dal nome della rivista “La poesia e lo spirito”, cosa esiste di poetico e di spirituale nella musica jazz?

Risposta: Direi tutto, proprio tutto. Il jazz è una musica poetizzante, nel senso che esprime un profondo lirismo sia individuale sia collettivo, pur riuscendo talvolta anche a narrare e raccontare (in maniera evocativa o allusiva come fa tutta la musica strumentale). Il jazz risulta altresì un linguaggio spirituale, basti dire che è nato dal canto gospel o appunto ‘spiritual’ degli schiavi afroamericani. Ma la spiritualità e la trascendenza si avvertono pure nel più rabbioso assolo di free jazz. Quasi tutti i jazzisti, poi, fanno riferimento a Dio quando suonano, improvvisano o compongono.

Domanda: Ma che cos’è alla fin fine il jazz?

Risposta: È una domanda, questa, difficilissima, perché non solo esistono tanti jazz quanti sono i periodi storici, ma anche all’interno di ogni periodo si suonavano generi differenti. Pensiamo anche a oggi, in cui si riprendono quasi tutti i generi del passato, prossimo e remoto, ma anche si sperimenta qualcosa di nuovo, che magari a sua volta si proietta nel futuro o si impegna a rendere il presente della musica più vasto ed eterogeneo.

Domanda: Esiste però un tratto comune che lega tutti i tipi di jazz così come si sono susseguiti in questi ultimi 100 cinquant’anni?

Risposta: Ci sono elementi comuni che sono più o meno significativi a seconda delle epoche storiche: ad esempio l’elemento più citato dai critici e dagli storici è l’improvvisazione, ma il jazz in quanto musica improvvisata risponde a regole ben precise, che vanno dai rigidi arrangiamenti dove lo spazio per i solisti risulta limitato a poche battute (tipico delle orchestrone swing degli anni Trenta), a una situazione aleatoria di totale libertà, come nel free jazz o nella creative music chicagoana e nordeuropea degli anni Settanta. Altro elemento costante è il ritmo; benché subisca infinite variazioni nei tempi, nelle cadenze, nella regolarità, asseconda sempre degli stili, dei movimenti, delle tendenze: esistono persino alcune forme come il free dove la pulsazione ritmica regolare è quasi del tutto abolita.

Domanda: Un elemento che accomuna tutto il jazz può riscontrarsi nel tipo di strumenti e di formazioni impegate?

Risposta: anche qui è è vero solo in parte; certo, pensando a un’idea diffusa di jazz, vediamo il tipico quintetto con la sezione ritmica pianoforte, contrabbasso, batteria e la front line con un sassofono o una tromba o al limite un altro fiato. Ma questo tipo di quintetto o sestetto in realtà si afferma sono nel dopo guerra e viene ribaltato o contestato da molti stili successivi, per non dire del passato, dove la strumentazione era altra.

Domanda: Però non stai facendo un po’ l’avvocato del diavolo?

Risposta: Ma no, amo troppo il jazz e quindi dico che il jazz è una musica che occorre sentirsi dentro e non sulla pelle. Il jazz è quel mood, quel feeling che si avverte non solo facendo schioccare le dita, come vorrebbero i tradizionalisti, ma ascoltandolo in una maniera che comunque resta ardua da descrivere a parole. Ne so qualcosa io, che in questo libro ho recensito qualcosa come 1200 dischi.

Domanda: Certo, torniamo al libro inteso come dizionario dei dischi. Come mai proprio 1200 e con che criteri li hai scelti e giudicati?

Risposta: Come dicevo, recensisco dischi di jazz alla media di uno a settimana da almeno un quarto di secolo, quindi mi sono ritrovato fra le mani alcune migliaia di recensioni; ma ho subito optato per una scelta drastica: ho lasciato da parte, per un eventuale altro libro (magari anche e ancora sotto forma di dizionario), gli album riguardanti musicisti giovani o comunque di età inferiore ai settant’anni; c’è in ballo qualcosa, in ogni caso, di non ancora oggettivamente storicizzabile, perché nel jazz la creatività dura sino alla morte.

Domanda: Tolti quindi i giovani (presunti e non), restano sempre tantissimi jazzmen da includere in soli 1200 dischi: come hai fatto?

Risposta: L’ho fatto semplicemente proponendo la storia delle mie recensioni in ordine alfabetico, di fatto inserendole tutte, con la consapevolezza che non ci sono i 1200 album migliori in assoluto, ma solo quelli che dovevo o potevo recensire. Quando potevo, chiedevo di occuparmi di ristampe di ‘classici’ del jazz, perché mi è capitato di avere tra le mani dischi di piccoli o grandi musicisti del passato che io stesso continuo a chiedere agli uffici stampa della case discografiche.

Domanda: A occhio e croce non manca proprio nessuno fra i grandissimi del jazz.

Risposta: Beh, bisognerebbe anzitutto mettersi d’accordo su chi e quanti considerare i “grandissimi”. Se vogliamo parlare di 10 o 20 musicisti, allora direi che ci sono tutti. Se ne vogliamo considerare 100,  dico ancora che, forse, ci sono tutti, magari citati anche una volta sola. Del resto, l’inclusione di tutti i grandi è dovuta al fatto che in molti altri libri ho compilato discografie commentate che qui ho riutilizzato.

Domanda: Ancora una questione ‘delicata’: con quali dischi, tra i 1200 selezionati, un neofita dovrebbe cominciare ad ascoltare il jazz?

Risposta: Dipende tutto dalla sua cultura musicale: se è un anziano, amante della musica classica, gli consiglierei dello smooth jazz, magari con orchestra d’archi; se è un giovane patito del rock cominci pure con la fusion, il blues o l’acid jazz; se è un tipo romantico vanno bene i cantanti tipo crooner, o ancora, se è un appassionato di virtuosismi, il bebop e il vocalese.

Domanda: Un ultimissima domanda: c’è qualche valore affettivo che lega “Il Michelone” libro al Michelone come persona?

Risposta: “Il Michelone” è il mio libro con più pagine, ben 600, forse non è il mio lavoro più impegnativo a livello concettuale, ma resta comunque un testo “composto” da trent’anni della mia vita, in cui ho dedicato, ogni giorno, almeno un pensiero a un disco jazz.

 

Guido Michelone, Il Michelone. Nuovo dizionario del jazz. 1200 dischi in 100 anni, Melville, Siena, 2017, pagine 600, euro 24,00.

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