
Ciò che è bello per me? È una parola.
Se la bellezza è la chiave, bisogna dire che il mondo è svantaggiato. Primo, perché corre troppo. Accumula, insegue, sgomita, ha sempre paura di perdere qualcosa. Da quando mi sono accorto che questa sindrome colpiva pure me, mi sono imposto di fermarmi. Ho pensato intensamente ai notturni di Chopin, ai versi di Lorca, alle cime delle Dolomiti. La bellezza che amiamo parla della nostra identità, e dunque di Dio, che ci ha creati. La fede è un dono, è vero: ma se non mi fermo, se non ascolto le corde più profonde, il loro vibrare di fronte a una pagina di Roth, a un adagio di Mahler, alla Vocazione di san Matteo del Caravaggio, Dio non lo vedo neanche col binocolo.
Essere o non essere, si chiedeva Shakespeare. Dormire, forse sognare. Io dico: fermarsi o non fermarsi, decidere di mettere un punto a questa corsa furiosa verso il nulla, a tanto insensato incattivirsi, lamentarsi, offendere, a questo corazzarsi e procedere a spintoni in una folla che comunica solo con gli stati su Facebook o su whatsapp.
Basta, a volte, una canzone di De André, un bicchiere di Brunello, una pagina di Rilke, per ricordarsi che vivere è tutta un’altra cosa.

Non ti amano perché sei bella.
Sei bella perché ti amano.
(Alejandro Jodorowsky)
La bellezza è una fessura che, attraverso i sensi, spalanca l’orizzonte su una dimensione diversa, tanto attraente quanto misteriosa.
E quando tocca le corde più profonde, ferisce il cuore con una nostalgia che anela a qualcosa che sentiamo esistere, ma che è impossibile afferrare.
Incontri la bellezza e incontri la pace: un binomio perfetto.
La musica in quanto non immediatamente materiale e con un suo ritmo che noi non possiamo controllare colora tutto ciò che vediamo…ispira tutto quello che scriviamo..suscita ciò che proviamo
De Andrè, Brunello, Rilke…non è male come inizio..ma quando spira Lui…è tutto Bello…perchè opera sua