
La penna è un oggetto sempre più obsoleto. Qui, davanti a me, ho una specie di BIC, tanto per intenderci; in realtà è una Buffetti Stick Pen 1.0, che garantisce ben 1500 metri di autonomia.
Di questi tempi, è difficile arrivare a un chilometro e mezzo di scrittura. Le mie cose le butto giù sul cellulare o sul tablet della Apple, che consentono di correggere, copiare e inserire il materiale quando e come voglio. La Buffetti la utilizzo per gli appunti: chiamare il meccanico per il fanale fulminato; pensare al corso prematrimoniale; ricordarsi di Quinto e Battista (i due novantenni immortalati in queste pagine. Battista è la moglie, nonostante il nome).
Ne devono succedere di cose per completare i millecinquecento metri assicurati dall’avviso sulla scatola.
Ma il fatto che più m’incuriosisce è che questo cimelio d’altri tempi non abbia nulla della creazione originaria: plastica, inchiostro, non mettono in contatto con la vita pulsante, che scorre nelle vene, di cui ci ricordiamo ascoltando il battito del cuore, o posando lo sguardo sull’erba selvatica che cresce nell’ampio spazio verde oltre il Santuario.
È quel sentimento che bisogna riscoprire, perché il dito che batte sulla tastiera dell’iPad trovi il ritmo della forza universale che ha dato vita al cosmo e si nasconde, in qualche modo, nella Stick Pen della Buffetti con cui appunto il colloquio di stasera, il sacchetto di noci per la mamma, il Legno di guajaco della linea Tesori d’Oriente, ormai introvabile…

Forse la nuova penna per scrivere in multicolori e funzioni su IPad Pro farebbe al tuo caso….però ne soffrirebbero i tuoi innumerevoli post it, magari anche le noci della mamma o la lista della spesa forse ti dimenticheresti del meccanico, l’ odore della carta…. I segni per terra sulla sabbia ….ma la fantasia quella no ….si sprigionerebbe ugualmente dalle dita tutte e dieci di una nuova lettera 35 più comoda pulita funzionale forse ecologica , leggera, connessa …a cui romanticamente non rinuncio…basta trovarci un legane, dargli un profumo un segno una valenza estetica…d’altronde la bic in plastica che ho anche io proprio ora davanti a me e che userò per trascrivere fra poco le analisi in cartella, non ha nulla a che vedere con le belle stilografiche che ora dormono nella scrivania di mio padre insieme al calamaio di mio nonno ragazzo del 99, in una casa inagibile e affrescata sulla collina madre ….
da IPad Pro, il tuo amico Marco
Questo post mi fa pensare a un quadro del Caravaggio, un ritratto di vita quotidiana rappresentato con grande realismo, attraversato da un anelito di luce che
ravviva ogni cosa, quasi fosse un raggio divino dall’alto.
L’ha ribloggato su alessandrapeluso.
Dalla penna del cuore al cuore della gente.