
Che ne facciamo del dolore? Qualcuno bestemmia, qualcun altro si ripiega su se stesso, molti danno la colpa al vicino, all’epoca storica, allo Stato. Il dolore è un ingombro, un incidente, una iattura, a seconda delle prospettive personali. Quando faccio il turno delle benedizioni, qualcuno si presenta con cornetti, coccinelle, ferri di cavallo; pensano che un amuleto possa essere un argine alle possibili disgrazie. Altri presentano le fedi, pur tenendo alla larga il sacramento: chissà che Dio non li protegga anche se lo hanno rifiutato.
Il dolore, insomma, ha a che fare con l’occulto, la superstizione, la magia. È qualcosa che ci sfugge, che non controlliamo, per cui ci affidiamo a forze sconosciute, e spesso inesistenti. È l’effetto placebo, che rende autorevole persino il verbo della cartomante.
Il Vangelo ci propone un’altra via: offrire a Cristo il dolore. È evidente la differenza tra il Figlio di Dio e un pendaglio apotropaico. Ma soprattutto è antitetico l’effetto: il secondo è un calmante, il primo è la pace inalterabile del cuore.

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose piú perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.
Federico Garcia Lorca
Che strana cosa l’obbedienza alla chiesa madre, benedizioni a pendagli apotropaici e macchine, amuleti e candele che ti portano in mano, affetti da paganesimo vernacolare e poi i rosai vicino al fuoco in latinorum e la goccia d’olio, nell’acqua, in un piatto bianco che faceva sparire il mal di testa da l’invidia, per tua nonna, e le formule magiche di chi poi ha messo su con i soldi dei poveracci una parafarmacia in un paese per maghi, poi il dolore e l’omeopatia ed il placebo, la corsa in ospedale invece quando ti metti paura sul serio .. i genitori che credono che i figli siano loro proprietà e ci fanno quello che vogliono loro lasciandoli senza vaccini o cure, per non farli soffrire, e senza mai leggere il “Naufragio” in Adriatico di chi è morto troppo presto, l’altro ieri, o ascoltare il silenzio deelle salme galleggianti di oggi, il prete bianco chiede perdono per tutti mentre qualcuno ti guarda dall’alto o dal basso e dipende da te, ma tu non lo vedi perché stai andando verso l’inizio del tuo nuovo dolore….
Incontri il dolore ti saluta ti accompagna ti ricorda qualcuno o qualcosa lo accogli è vita lo metabolizzi lo offri al Signore sta lì fa parte di te perché sei parte anche tu.
Fuggire la sofferenze è un istinto, la natura che ci ha dotato di strategie per adattarci alle realtà dolorose.
Eppure a un certo punto tutto ciò si ritorce contro come un boomerang, perché se l’essere “anestetizzati” aiuta a sopportare meglio, allontana però dalla verità dell’amore vero, che è gioia e dolore, luce ed ombra.
L’amore è la sola forza che può vincere l’istinto, per aprirsi ad una realtà forse più scomoda, ma senza dubbio più piena e realizzante.
Il primo ci dà la quiete esultante del cuore… il secondo è solo illusione derisione