
Del dolore si può parlare all’infinito, è un pozzo senza fondo. Quello degli altri, quello nostro. Poi c’è sempre qualcosa di più facile, il discorso devia, prende strade piacevoli, meno impegnative. L’essere umano ha la tendenza a svicolare, a far finta di nulla.
Andare contro corrente è indispensabile; resistere al giro di giostra, all’omertà, all’automatica complicità nella fuga dal centro; bisogna prendere il toro per le corna, guardare l’altro negli occhi e scorgervi la sofferenza, così leggibile: come un libro, una pubblicità progresso, un avviso affisso sul cancello per la disinfestazione del consorzio.
È possibile disinfestare dal dolore: con la macchina che mette in moto i sensi interni, l’anima capace di sentire, di fissare l’orrore del venerdì santo replicato nella vita del coniuge, del figlio, del fantasma che ci passa accanto, con una supplica che è facile ignorare.

non abbandonare il tuo cuore al dolore, scaccialo pensando al Fine…
Il dolore innocente …
Nel mio dolore nulla è in movimento
Di quello che io stesso sono stato
Attendo, nessuno verrà
Né di giorno né di notte né mai più
I miei occhi si sono separati dai tuoi occhi
Perdono fiducia perdono la luce
La mia bocca si è separata dalla tua bocca
La mia bocca si è separata dal piacere
E dal senso dell’amore e dal senso della vita
Le mie mani si sono separate della tue mani
Le mie mani lasciano sfuggire tutto
I miei piedi si sono separati dai tuoi piedi
Non avanzeranno più non ci sono più strade
Non conosceranno più né il peso né il riposo
Mi è concesso di veder finire la mia vita
Con la tua
La mia vita è in tuo potere
che ho creduto infinita
E l’avvenire la mia sola speranza è il mio sepolcro
Identico al tuo circondato da un mondo indifferente
Ero così vicino a te che ho freddo vicino agli altri.
Paul Éluard
La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita sua non è che nel mondo esiste il dolore, ma che dipende da noi trarne profitto, che ci è consentito trasformarlo in gioia.
Rabindranath Tagore