
Andando per qualche via antica di Milano
di colpo rammento le parole di Raboni
sulla “sua” Sicilia conosciuta attraverso Cattafi –
e “in Sicilia, in Sicilia”, mi recito e dico, invano
forse, per le mie mute, inesauribili orazioni…
(9 maggio 2016)
(dormiveglia)
Mio padre,
Con mia madre, conferma riconosce
L’origine la stirpe il nome
Di mia figlia che nasce.
Nomina di nuovo la terra e la casa.
Ritorna al cuore della mente,
Non so come.
(15.1.2017)
Tra le case, del molto che qui fu,
Resta qualcosa, forse, quasi un niente,
Un fregio una pietra cimino o poco più,
Quasi una disperata speranza della mente.
(30.09.2017)
Il senso deciso, ultimo delle cose, come un vento
Ladro, nascosto e feroce, con destrezza,
A un’ora qualunque, al preciso inatteso momento,
Così da smarrire il tempo in qualche brezza.
(4.11.2017)
A margine freddamente si tratteggia
La parola che c’è, il finto foglio,
La rinuncia abbozzata, in una scheggia
Di estremo anacoretico cartiglio.
(07.11.17)
S’infima l’inferno, interna, inverna-
Le s’insinua, inscena l’alpe eterna.
Vi si intravede come un Dio mendìco,
Morto per freddo, straniero, senza amico.
(30.11.17)
E dimmi, di ragione, io, chi sono io
a scrivere, in minuscolo, il nome di Dio?
e se tutto in minuscolo il mondo
tutti celasse i Nomi, in fondo in fondo?
(1.12.2017)
(contrade)
S’elevava calcarea la luce, da un pertugio
Aspro di mosto si apriva – ancora indugio –
Il mare delle vigne alla collina,
Appena sopra il sale, alla marina.
Sant’Elia, le Rocche, la Traversa,
Vi punge l’aria fine dell’inverno,
Peppino tra una salita una discesa
Nel sole di febbraio, arreso
Al peso dell’eterno.
(13.12.2017)

La più notevole e forte, a mio avviso, è “dormiveglia”, che attraversa i tempi e le generazioni ritrovando “il cuore della mente”.
E poi senz’altro la quartina “teologica”:
e dimmi, di ragione, io, chi sono io
a scrivere, in minuscolo, il nome di Dio?
e se tutto in minuscolo il mondo
tutti celasse i Nomi, in fondo in fondo?