Folle di sapone


Quanta gente dice di sentirsi sola. Vale sempre più l’assunto di Italo Calvino: non c’è più nessuno che ascolti nessuno. La tendenza è quella di esprimersi in pubblico, nelle reti sociali, dove fiumi di parole scorrono senza che alcuno le degni di uno sguardo, scivolando via come sapone nello scarico del lavandino. È un’abitudine mandare messaggi che nessuno recepisce, confermando che non abbiamo alcuna rilevanza, che il nostro mondo non è degno di attenzione e possiamo scomparire, di punto in bianco, senza suscitare una pur minima curiosità. La società liquida è diventata gassosa: la presenza umana evapora in nuvole di bit – si chiama “cloud”, mi pare, l’organizzazione dei contenuti in rete -, lasciando in una nebbia in cui si perdono i contorni del non-io e dunque, per forza maggiore, anche quelli dell’io, che è relazione.
Che fare? È una domanda che si riaffaccia sempre, nella storia, richiedendo uno sforzo ulteriore, un supplemento di speranza.
In realtà, per un cristiano, il problema non dovrebbe porsi: se riceve Gesù nel sacramento, non se lo leva più di torno, come scriveva Teresa d’Avila nel suo linguaggio colorito. Una ragione in più per uscire dalla solitudine delle folle virtuali, dal torrente di parole che sfocia nel mare dell’oblio, e approdare alla Parola che riporta, all’istante, alla vera identità.

2 pensieri su “Folle di sapone

  1. ema

    Riflettevo proprio in questo istante, mentre il telefono impazzava di messaggi di auguri, che certi gruppi whatsapp sembrano fatti apposta per parlare tanto e non vedersi mai.
    Vorrei parlare meno e magari, davanti ad una tazza di the, guardarti negli occhi per capire chi sei e chi sono io.

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