
Mai parlare di conversione come se ne bastasse una: ce ne vogliono tante. Pensi d’essere arrivato ed ecco l’ennesimo scalino, un passaggio da varcare con coraggio. Il bello della fede è che ti nasconde sempre le pantofole. Gesù non aveva dove posare il capo, e noi marciamo in un deserto inospitale, trovando ristoro soltanto in qualche oasi, dalla quale ripartire di buon’ora.
Quando, nella nota parabola, il padrone rimprovera il servo che ha sotterrato il suo talento, gli da’ del malvagio e del pigro. Chissà perché l’accidia, dei sette peccati capitali, è la più misconosciuta, ignorata, sottovalutata nei suoi effetti. Eppure è un tarlo che rischia di spedirci, senza tante storie, là dove è pianto e stridore di denti.

Accidia, pigrizia, nel pregare, nel dare, forte legame con l’avidità.
Non siamo padroni della vita, immuni dal peccato e dal peccare, cristiani perfetti da incastonarci in una bella nicchia di santità, la conversione ci porta piuttosto a uscire fuori ogni volta e parlare, condividere, riconoscere l’Altro nell’altro, attraverso un percorso profondo, guidato, occhi negli occhi, verso la settima stanza.
Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra di fili tranviari
sull’umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti
Nel mezzo sonno
Tentennare
G. Ungaretti