
Sembra facile capire Dio. Uno studia, legge il catechismo, ascolta preti e suore e dice: ne so abbastanza. Ma poi i conti non tornano. Succede qualcosa di imprevisto, che lo spiazza. Ripassa il catechismo, cerca di ricordarsi le parole dei preti, delle suore. Niente, non basta. C’è un buio che non riesce a penetrare, qualcosa che è più grande di lui, che supera la sua comprensione. Bella forza, penserete, è Dio. Certo, ma è lì che si decide la partita, che il gioco si fa duro. E s’impone la scelta decisiva: con Lui o contro di Lui. Il di più viene dal maligno.

“Sembra facile capire Dio” non l’ho mai pensato. Come capire tutti i mali del mondo? Le tragedie immense, e talvolta a noi poco note, che colpiscono interi popoli? Il terremoto a Sumatra di qualche anno fa, lo sterminio in Cambogia, in Cina, le inimmaginabili stragi di innocenti?
La domanda di Sparz è antica e più che giustificata. Eli, lama sabachtani? Lo diceva il salmista, l’ha detto Gesù sulla croce, lo ripetiamo noi tutti i giorni. Personalmente, l’unica spiegazione che mi do è che la logica di Dio deve essere diversa dalla nostra (necessariamente: altrimenti Dio non sarebbe trascendente). Ciò non toglie che si fa fatica a “mandarla giù”. Tanta fatica. Forse troppa.
Non condividiamo perchè lo mettiamo allo stesso nostro piano. Adamo ed Eva sono nudi e non si vergognano, ma dopo il misfatto sì, ma Lui li riveste comunque. Giona fugge perchè non condivide la sua misericordia per Ninive, il fratello maggiore del figliol prodigo si lamenta perchè malgrado tutto lo riveste…invece noi….
Ogni giorno, ogni momento è buono perché si possano rovesciare le certezze acquisite fino ad allora. E quando capita, certo, non è una passeggiata, non è in un attimo che ci si rialzi. Però, la Croce è sempre lì, a dire “Io ci sono!”. Cielo e terra insieme, dal venerdì alla domenica, fidarsi e affidarsi.
Tempo del primo avvento
tempo del secondo avvento
sempre tempo d’avvento:
esistenza, condizione
d’esilio e di rimpianto.
Anche il grano attende
anche l’albero attende
attendono anche le pietre
tutta la creazione attende.
Tempo del concepimento
di un Dio che ha sempre da nascere.
(Quando per la donna è giunta la sua ora
è in grande pressura
ma poi tutta la sua tristezza
si muterà in gaudio
perché è nato al mondo un uomo.)
Questo è il vero lungo inverno del mondo:
Avvento, tempo del desiderio
tempo di nostalgia e ricordi
(paradiso lontano e impossibile!)
Avvento, tempo di solitudine
e tenerezza e speranza.
Oh, se sperassimo tutti insieme
tutti la stessa speranza
e intensamente
ferocemente sperassimo
sperassimo con le pietre
e gli alberi e il grano sotto la neve
e gridassimo con la carne e il sangue
con gli occhi e le mani e il sangue;
sperassimo con tutte le viscere
con tutta la mente e il cuore
Lui solo sperassimo;
oh se sperassimo tutti insieme
con tutte le cose
sperassimo Lui solamente
desiderio dell’intera creazione;
e sperassimo con tutti i disperati
con tutti i carcerati
come i minatori quando escono
dalle viscere della terra,
sperassimo con la forza cieca
del morente che non vuol morire,
come l’innocente dopo il processo
in attesa della sentenza,
oppure con il condannato
avanti il plotone d’esecuzione
sicuro che i fucili non spareranno;
se sperassimo come l’amante
che ha l’amore lontano
e tutti insieme sperassimo,
a un punto solo
tutta la terra uomini
e ogni essere vivente
sperasse con noi
e foreste e fiumi e oceani,
la terra fosse un solo
oceano di speranza
e la speranza avesse una voce sola
un boato come quello del mare,
e tutti i fanciulli e quanti
non hanno favella
per prodigio
a un punto convenuto
tutti insieme
affamati malati disperati,
e quanti non hanno fede
ma ugualmente abbiano speranza
e con noi gridassero
astri e pietre,
purché di nuovo un silenzio altissimo
– il silenzio delle origini –
prima fasci la terra intera
e la notte sia al suo vertice;
quando ormai ogni motore riposi
e sia ucciso ogni rumore
ogni parola uccisa
– finito questo vaniloquio! –
e un silenzio mai prima udito
(anche il vento faccia silenzio
anche il mare abbia un attimo di silenzio,
un attimo che sarà la sospensione del mondo),
quando si farà questo
disperato silenzio
e stringerà il cuore della terra
e noi finalmente in quell’attimo dicessimo
quest’unica parola
perché delusi di ogni altra attesa
disperati di ogni altra speranza,
quando appunto così disperati
sperassimo e urlassimo
(ma tutti insieme
e a quel punto convenuti)
certi che non vale chiedere più nulla
ma solo quella cosa
allora appunto urlassimo
in nome di tutto il creato
(ma tutti insieme e a quel punto)
VIENI VIENI VIENI, Signore
vieni da qualunque parte del cielo
o degli abissi della terra
o dalle profondità di noi stessi
(ciò non importa) ma vieni,
urlassimo solo: VIENI!
Allora come il lam po guizza dall’oriente
fino all’occidente così sarà la sua venuta
e cavalcherà sulle nubi;
e il mare uscirà dai suoi confini
e il sole più non darà la sua luce
né la luna il suo chiarore
e le stelle cadranno fulminate
saranno scosse le potenze dei cieli.
E lo Spirito e la sposa dicano: Vieni!
e chi ascolta dica: vieni!
e chi ha sete venga
chi vuole attinga acqua di vita
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: vieni!
Allora Egli non avrà neppure da dire
eccomi, vengo – perché già viene.
E così! Vieni Signore Gesù,
vieni nella nostra notte,
questa altissima notte
la lunga invincibile notte,
e questo silenzio del mondo
dove solo questa parola sia udita;
e neppure un fratello
conosce il volto del fratello
tanta è fitta la tenebra;
ma solo questa voce
quest’unica voce
questa sola voce si oda:
VIENI VIENI VIENI, Signore!
– Allora tutto si riaccenderà
alla sua luce
e il cielo di prima
e la terra di prima
son sono più
e non ci sarà più né lutto
né grido di dolore
perché le cose di prima passarono
e sarà tersa ogni lacrima dai nostri occhi
perché anche la morte non sarà più.
E una nuova città scenderà dal cielo
bella come una sposa
per la notte d’amore
(non più questi termitai
non più catene dolomitiche
di grattacieli
non più urli di sirene
non più guardie
a presiedere le porte
non più selve di ciminiere).
– Allora il nostro stesso desiderio
avrà bruciato tutte le cose di prima
e la terra arderà dentro un unico incendio
e anche i cieli bruceranno
in quest’unico incendio
e anche noi, gli uomini,
saremo in quest’unico incendio
e invece di incenerire usciremo
nuovi come zaffiri
e avremo occhi di topazio:
quando appunto Egli dirà
“ecco, già nuove sono fatte tutte le cose”
allora canteremo
allora ameremo
allora allora…
David Maria Turoldo
È quel “succede qualcosa d’imprevisto” che ci mette completamente a soqquadro, in un mondo e in un tempo dove si tende a prevedere e programmare tutto.