di Stefanie Golisch
Aveva lasciato sul tavolo della cucina
un biglietto in lingua straniera. Il suo
amore era senza pietà.
Hai amato abbastanza?
Avevo da fare, ho usato
il mio tempo per tante
cose.
Nell’attesa di chi non arriva mai
imparo attendere. (Non so se
servirà a qualcosa.)
Non aveva secreti.
La sua limpidezza era spaventosa.
Dove sei stato?
In viaggio.
E rimarrai?
Chi lo sa.
Viveva come un bambino,
senza pregiudizi. Era solo
una questione di tempo che
sarebbero venuti a prenderlo.
Dicono che siamo immortali
L’ho sentito anche io.
Ma sarà vero?
Il protagonista del quadro è
il coniglio in basso a destra.
Pazientemente attende il suo
posto nella storia dell’arte.
Ti piace la tua vita?
Non saprei.
La vuoi cambiare?
I’d prefer not to.
Volete sapere la verità, chiese la vecchia
volpe agli animali del bosco. Prima rimasero
un attimo in silenzio, poi fuggirono da tutte
le parti.
Sapeva a memoria tutte le poesie di un
certo autore austriaco. Era considerato
un uomo non come gli altri e all’inizio lo
lasciarono in pace.
Una volta, quando ci eravamo persi
e tu dicevi, andiamo sempre
avanti. E io ero indecisa se fidarmi di
te o meno.
Sul pont Mirabeau la storia di uomo
e donna inizia ora.
In questa famiglia ognuno prendeva
l’altro per ciò che non era, che non
avrebbe mai potuto essere.
Salva il tuo angelo!
Di che cosa stai parlando?
Della mia tristezza.
Non ti sento bene.
Siamo al sicuro?
Non credo proprio.

