
Oggi, certa teologia si sofferma molto sul presente, sui valori terreni, incorrendo prima o poi in un’aporia: dov’è la felicità data per certa, se si parla di Dio? Perché restano il dolore, il fallimento, elementi che, del resto, hanno segnato non poco la vita di Gesù? Proprio questo dimostra che la dinamica profonda non può non essere pasquale. Non siamo ancora nati – dice il Cristo alla Bossis – finché non approdiamo all’altra vita. E adduce un esempio ordinario: quello del bruco che striscia, della crisalide nascosta e della farfalla dai colori cangianti. Ecco perché ho amato sempre le farfalle, e non posso non fermarmi ad ammirarle.

Se ci fosse la certezza razionale, saremmo tutti dei soldatini. E’ questo il bello della fede, “certezza di cose che si sperano e dimostrazione di realtà che non si vedono”. E poi, vogliamo un pò meritarci questa “nuova vita” ?
Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)
Il male e la sofferenza trafiggono la storia, universale e personale, e hanno trafitto anche Gesù.
Amore, fiducia e speranza donano al nostro bozzolo bellezza, e ali per intuire l’orizzonte eterno a cui il cuore anela.