L’elenco degli averi (inediti)

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Ci si accinse a un’intima guerra,
Ristretti al passo di un ballo empio,
Ci si spinse a nessun mare a nessuna terra
A disperanza di pace sullo scempio.

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Di quanto non sappiamo ci dirà
Forse un infinito padre jonico,
Ci dirà una madre d’amore senza pietà,
Una carne un nulla un tempio laconico.

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Ci si limita alle sante
Suppliche a un paesaggio,
All’ingresso del tempio,
Usciti dall’inverno,
Alle anime-pietre, alle anime-piante
Nel solito e abusato raggio,
Al cerchio, all’invenzione dell’eterno.

–

Da quello zero iniziale
Di natura, di viventi e umani,
Non il falso il vero
Il bene il male,
Ma il tratto sincero
Del latrare dei cani.

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Insomma, si ha una somma senza fine
di luoghi della mente,  dei passi, dell’oblìo, 
e di corpi, di volti, di strette di mano,
di abbracci, d’inestinguibili fuochi.
Ci si affida a un perplesso Dio.

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È minimo l’elenco degli averi:
Il pane cotto con la ramaglia,
Il rasoio affilato, allume e odori,
La casa in cui s’accatasta la paglia,

Poi parliamo dei possibili eredi,
Chi vale e chi non quaglia,
Barche all’orizzonte oltre i vetri,
E dell’ultima poi spersa famiglia.

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(Delle pasque e dei liberi)

Fiaccole accese, vigili, prudenti,
A salvazione di case e sorgenti:
Si colora e maschera la Bestia, lusinga ad arte,
E se arriva arriva, infanga, abbatte.

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Si arriva in giornate di scirocco
E ovunque, dentro e fuori, il deserto
Il cielo l’aria, dove muori, di un incerto
Calore, nel rifugio del tempo dello stocco.

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