Morire di dicembre

di Stefanie Golisch


Morire di dicembre

a Gianni Fumagalli (1950-2019), scrittore

Un uomo se ne va con in tasca una mela e
un coltello, non si sa mai, un uomo se ne
va, la sua storia finisce qui, compiuta, non
compiuta come tutte le storie, un uomo se ne
va, dice ci vediamo domani per non dire non
ci vediamo più, è stato bello raccontare le
vostre storie, la mia ora la porto con me, non
pensate di sapere chi sono stato, sono stato
tutto quello che voi pensate più qualcosa che
non si sa, è stato bello stare con voi, vi saluto
tutti, ma ora devo andare

7 pensieri su “Morire di dicembre

  1. pino pennisi

    capisco esattamente i versi ove una poeta prova a descrivere l’ultimo giorno di uno che ha detto basta! Uno che dallo stile pare somigliare ad un’altro che disse basta in un albergo torinese un certo Cesare Pavese come questo Fumagalli che si è tolto la vita perchè gli era finita la voglia di viverla.capisco perfettamente questi versi; li sento miei simili un po’ simili a me.

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  2. sgolisch

    Sebbene una poesia sia sempre liberamente interpretabile, ci tengo a precisare che Gianni – di cui bellissimi racconti ho pubblicato su LPELS alcuni anni fa – non si è tolto la vita, ma è morto dopo una lunga, terribile malattia….

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  3. mimma

    Lasciar andare un amico è doloroso, trattenerlo…forse ancora di più…tengo stretto il ricordo di una giornata (era autunno?) a Pasturo, uniti dall’amore per Antonia Pozzi e la sua poesia.

    Desiderio di cose leggere
    nel cuore che pesa
    come pietra
    dentro una barca –

    Ma giungerà una sera
    a queste rive
    l’anima liberata:
    senza piegare i giunchi
    senza muovere l’acqua o l’aria
    salperà – con le case
    dell’isola lontana
    per un’alta scogliera
    di stelle –

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