
di Serena Fioris
Scorrendo i titoli dei quotidiani di questi ultimi giorni, colpisce la ricorrenza degli articoli sul Nuovo Ordine Mondiale. Il Sole 24 Ore titola: Nasce un nuovo ordine mondiale, sotto il segno dell’incertezza. Gli fa eco Avvenire (organo ufficiale dei vescovi italiani), che con fare esortativo scrive: È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale.
Il Financial Times si mostra più critico e, al riguardo, afferma: “Per contenere la pandemia, persone spaventate in tutto il mondo hanno accettato straordinarie violazioni delle libertà personali. Ma cosa sarebbe, esattamente, questo “nuovo ordine mondiale”? La rete definisce “complottisti” coloro che si sono avventurati a delinearne i tratti, ma al di là delle etichette, spesso sprezzanti, si trovano spunti interessanti in queste analisi. Come nel caso della giornalista Enrica Perrucchietti, che da molti anni si interessa di questi temi. In un libro, scritto insieme a Gianluca Merletta, intitolato Governo Mondiale, afferma che “se non esiste un Grande Complotto unico, monolitico, esistono però una dottrina di base e una confluenza di interessi, così come esistono i suoi profeti, che ne hanno scritto e parlato anche pubblicamente. Ed ecco alcuni di tali interessi, descritti dagli autori:
- aspirazione a costituire una res-pubblica universale e sovranazionale controllata più o meno direttamente da un’autoselezionata élite. Quindi la creazione di un governo elitario, di pochi.
- La diffusione o imposizione di un pensiero omologato tendente a dissolvere le identità e le particolarità culturali, politiche e religiose, in una sorta di Pensiero Unico globale. Il progetto di costituzione di un mondo nuovo richiede infatti anche un uomo nuovo, che sia omologato e omologabile, facilmente controllabile.
- Censura e psicoreato, ossia il controllo della comunicazione, dei Mass Media ma anche delle menti e dell’espressione dei cittadini, di cui la recente battaglia contro le fake news è un lampante esempio.
- Il suo rapporto stretto con i grandi potentati economici: nell’immaginario collettivo, infatti, il Nuovo Ordine Mondiale ha finito per identificarsi con il potere dei colossi bancari e delle multinazionali, che ne sono, per certi versi, l’espressione più visibile.
- Una visione prometeica e luciferina che conduce al Transumanesimo e alle sue applicazioni cibernetiche, virtuali e tecnologiche. L’idea di fondo è che l’uomo possa farsi Dio e abbattere la natura, arrivando a derive post-umane finora impensabili.
Cos’altro aggiungere? Forse che in diverse persone l’espressione Nuovo Ordine Mondiale ha richiamato alla mente due noti romanzi, “1984”, di George Orwell, e “Il Nuovo Mondo”, di Aldous Huxley. Le poche reminiscenze scolastiche che la maggior parte di noi porta nella memoria, sono sufficienti ad accendere una luce, che permette di notare coincidenze quanto meno curiose. E magari a suscitare quel tanto di sana inquietudine che possa tenere viva la fiamma della coscienza.

Da un lato ammetto
che la diffusa sindrome da complotto da parte dei poteri forti mondiali, tende a suscitarmi, anziché una reazione impulsiva di paura o razionale di presa di coscienza, una sensazione urticante;
che di fronte alla dilagante stupidità innescata dagli strumenti di comunicazione cui democraticamente ognuno ha accesso oggigiorno, a volte provo il forte desiderio che giunga questo gigantesco potere soprannazionale a somministrare le sue dosi di olio di ricino sotto forma di pensiero unico politicamente corretto.
D’altra parte anch’io mi accorgo,
di assistere a tante forme, più o meno subdole, di omologazione del pensiero; palese ad esempio in questo periodo, l’improvvisa produzione di bellissime pubblicità, tutte intente a non reclamizzare la pasta, i biscotti, i divani, ma a convincerci di quanto noi italiani siamo unici e resistenti e ripartiremo più forti di prima con le nostre bandierine ai balconi, patriottici e geniali e solidali;
di invocare inconsciamente, di fronte a queste campagne del pensiero unico che ci pervadono, una singola voce fuori dal coro che ristori l’anima e illumini la mente.
I profeti, si sa, generalmente non fanno una buona fine. Soprattutto risultano fastidiosi. Probabilmente allora sta a noi non averne bisogno, disinnescarne la necessità, perché tutti capaci di mediare tra le opposte sensazioni appena descritte, di saper riconoscere con uguale attenzione ciò che è falso ma anche ciò che deve essere vero per forza.
Non avere bisogno dei profeti sarebbe bello, ma secondo me poco realistico.
La tendenza alla distrazione da ciò che può inquietare è molto diffusa, per questo la presenza di qualcuno che richiami alla verità è sempre stata necessaria, e presumibilmente sempre lo sarà.